Caso Armao, la Procura di Palermo chiede l’arresto: nove indagati nell’inchiesta

Al centro dell’indagine presunti episodi di corruzione e rapporti con imprese e uffici della Regione Siciliana

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
02 Ottobre 2026 18:28
Caso Armao, la Procura di Palermo chiede l’arresto: nove indagati nell’inchiesta

La richiesta di una misura cautelare nei confronti di Gaetano Armao apre un nuovo fronte giudiziario e politico attorno alla Regione Siciliana. La Procura di Palermo ha chiesto l’arresto dell’ex vicepresidente della Regione e assessore all’Economia, ipotizzando nei suoi confronti episodi di corruzione. Complessivamente sono nove le persone coinvolte nell’inchiesta e per tutte la Procura ha avanzato una richiesta di misura cautelare. Prima della decisione del gip, gli indagati dovranno affrontare l’interrogatorio preventivo previsto dalla nuova disciplina.

L’indagine è stata condotta dalla Squadra mobile di Palermo e ha portato alle perquisizioni dell’abitazione di Armao, dei suoi studi professionali a Palermo e Roma e di alcuni uffici regionali. Al centro degli accertamenti ci sono, in particolare, i rapporti che l’ex presidente della Commissione tecnica specialistica avrebbe intrattenuto con imprenditori e professionisti interessati a pratiche e autorizzazioni di competenza regionale.

Secondo la ricostruzione dei P.M., Armao avrebbe agito in due diverse vesti. Da una parte quella di presidente della Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali di competenza regionale, incarico terminato nell’agosto scorso; dall’altra quella di esperto del presidente della Regione Renato Schifani per i rapporti con Bruxelles e con il governo nazionale sui finanziamenti extra-regionali, incarico che risulta ancora in vigore. È soprattutto l’attività della Cts a entrare nell’inchiesta.

La commissione si occupa delle valutazioni tecniche legate alle autorizzazioni ambientali regionali, comprese quelle relative a impianti eolici e fotovoltaici. L’ipotesi investigativa è che Armao avrebbe utilizzato il proprio ruolo per favorire gli interessi di alcune società, intervenendo sui tempi e sull’iter delle pratiche e facilitando i contatti con i vertici burocratici della Regione. Si tratta, anche in questo caso, di contestazioni contenute nell’atto della Procura e ancora da sottoporre al vaglio del giudice.

Una delle vicende ricostruite dagli investigatori riguarda la Cva, società interessata a procedimenti amministrativi regionali. Secondo l’accusa, l’avvocato Pietro Luigi Matta avrebbe ottenuto dalla società un contratto di consulenza ritenuto fittizio dagli inquirenti, per un valore complessivo di 147 mila euro. La Procura ipotizza che una parte delle somme ricevute da Matta sarebbe stata successivamente consegnata in contanti ad Armao. In cambio, sempre secondo la ricostruzione accusatoria, l’allora presidente della Cts avrebbe agevolato i rappresentanti delle società nei rapporti con gli uffici regionali e avrebbe concordato i tempi di trattazione di alcune pratiche. Tra queste figurerebbero procedimenti relativi alla Valutazione di impatto ambientale, al Provvedimento autorizzatorio unico regionale e alla verifica del rispetto delle prescrizioni previste per i progetti.

Gli investigatori avrebbero inoltre acquisito elementi relativi alla presunta condivisione preventiva di informazioni riguardanti atti e comunicazioni dell’amministrazione regionale.

Un altro capitolo riguarda Sergio Vella, rappresentante della Seap Bioenergy, società interessata alla realizzazione ad Aragona di una piattaforma per la selezione dei rifiuti e la produzione di biometano e compost. Anche in questo caso, secondo i PM, Armao e Matta avrebbero fornito indicazioni sui passaggi delle procedure amministrative e sui funzionari regionali coinvolti. L’attività investigativa avrebbe quindi ricostruito un sistema nel quale i rapporti professionali e istituzionali sarebbero stati utilizzati, secondo l’ipotesi accusatoria, per facilitare l’iter di iniziative imprenditoriali.

Un secondo filone dell’inchiesta riguarda invece Luigi Zancla, presidente della Samo Onlus. Secondo la Procura, Armao avrebbe ricevuto 6 mila euro attraverso un pagamento formalmente riconducibile a una fattura emessa da Matta. Per gli investigatori, la causale avrebbe avuto lo scopo di mascherare un pagamento illecito: formalmente si sarebbe trattato di una consulenza legale collegata allo sviluppo del programma regionale sulla rete delle cure palliative e della terapia del dolore. Sempre secondo l'accusa, Armao avrebbe poi convocato negli uffici della Presidenza della Regione Salvatore Iacolino, allora dirigente generale del dipartimento della Pianificazione strategica dell'assessorato alla Salute, per intervenire sull'applicazione di un decreto relativo all'ampliamento degli accreditamenti degli operatori del sistema sanitario regionale per l'assistenza domiciliare integrata.

Nello stesso filone investigativo compare anche Mario Lupo, arrestato nel settembre dello scorso anno in un'altra vicenda di corruzione. Secondo quanto ricostruito nell'inchiesta, Lupo avrebbe ammesso di avere pagato somme di denaro al dirigente dell'Asp Francesco Cerrito per accelerare pratiche relative ai rimborsi destinati alla Samot. La onlus, precisa la ricostruzione giudiziaria, è estranea alle contestazioni rivolte agli indagati. Gli investigatori avrebbero documentato anche la consegna di 2 mila euro a Cerrito, somma che sarebbe stata nascosta all'interno della confezione di una bomboniera.

È da questo contesto che emerge anche la posizione del deputato regionale del Mpa Giuseppe Geremia Lombardo, componente della commissione Sanità. Nei confronti di Lombardo la Procura ipotizza che il parlamentare avrebbe ottenuto da Zancla e Lupo la promessa dell'assunzione di una persona a lui politicamente vicina. In cambio, secondo l'accusa, avrebbe sostenuto gli interessi delle società all'interno della commissione dell'Ars. Tra gli interventi sui quali si sarebbe concentrata la sua attenzione, secondo i pm, ci sarebbe stata anche una variazione di bilancio approvata il 10 giugno 2025, nella quale erano previsti finanziamenti destinati alle cure palliative.

L'inchiesta coinvolge complessivamente nove persone. Oltre ad Armao e Lombardo, figurano Giuseppe Argirò, Benedetta Veruska Costanzo, Mario Lupo, Marco Gentile Malacarne, Luigi Pietro Matta, Sergio Vella e Luigi Zancla. La Procura ha chiesto misure cautelari per tutti gli indagati; per Armao e Matta la richiesta riguarda il carcere secondo la ricostruzione dell'atto d'accusa, mentre per gli altri sono state richieste misure meno afflittive. La decisione spetterà comunque al gip, dopo gli interrogatori preventivi.

L'intero quadro resta dunque quello di un'inchiesta in corso. Le condotte contestate dalla Procura costituiscono ipotesi accusatorie e dovranno essere valutate dal giudice. Nessuna delle persone coinvolte può essere considerata responsabile dei reati contestati fino a una eventuale sentenza definitiva.

La notizia ha avuto immediate ripercussioni sul piano politico. Controcorrente, il gruppo all’Ars guidato da Ismaele La Vardera, ha collegato l’inchiesta al più ampio quadro delle vicende giudiziarie che hanno interessato esponenti della politica regionale. La Vardera, insieme a José Marano, Alessandro De Leo e Carlo Gilistro, ha rivolto la propria critica direttamente al presidente della Regione Renato Schifani. Secondo i deputati, il susseguirsi di indagini e procedimenti che coinvolgono esponenti della maggioranza rappresenterebbe un problema politico per l’attuale governo regionale.

Da qui la richiesta a Schifani di interrompere l’esperienza di governo e lasciare Palazzo d’Orléans. Le parole del gruppo di opposizione si inseriscono dunque nella contestazione politica all’esecutivo, ma non costituiscono una valutazione giudiziaria sull’inchiesta: sul piano penale saranno le indagini e le successive decisioni della magistratura a stabilire eventuali responsabilità.

Anche il Partito Democratico siciliano ha reagito all’inchiesta. Il segretario regionale Anthony Barbagallo ha inserito il caso Armao in una critica più ampia all’amministrazione guidata da Schifani, sostenendo che le vicende legate alla corruzione rappresentino, a suo giudizio, un problema strutturale della Regione e un elemento caratterizzante dell’attuale legislatura. Allo stesso tempo, Barbagallo ha sottolineato la necessità di mantenere prudenza proprio perché l’indagine è ancora in una fase preliminare. Il segretario dem ha quindi espresso fiducia nell’attività della Procura di Palermo e nel lavoro degli investigatori. È una distinzione rilevante: da una parte c’è la contestazione politica rivolta alla maggioranza, dall’altra un procedimento giudiziario ancora in corso, nel quale le responsabilità dovranno essere eventualmente accertate nelle sedi competenti.

Sul caso è intervenuto anche il Movimento 5 Stelle. Il capogruppo all’Ars Antonio De Luca ha letto la richiesta di arresto nei confronti di Armao come un ulteriore episodio da aggiungere alle recenti vicende giudiziarie che hanno coinvolto esponenti dell'area di governo. Nel suo intervento ha richiamato anche il procedimento che riguarda l’assessora regionale al Turismo Elvira Amata, rinviata a giudizio con l’accusa di corruzione, e altri casi giudiziari che hanno interessato esponenti politici siciliani. De Luca ha però premesso che le persone coinvolte nelle inchieste devono essere considerate innocenti fino a sentenza definitiva. La sua critica si è quindi concentrata soprattutto sulla dimensione politica della vicenda e sulla necessità, secondo il M5S, di rafforzare gli strumenti di prevenzione della corruzione e di tutela di chi segnala possibili illeciti nella pubblica amministrazione.

Ora la parola passa al G.I.P.

Mentre sul fronte politico cresce lo scontro tra maggioranza e opposizioni, l’inchiesta prosegue sul piano giudiziario. La Procura ha chiesto misure cautelari per nove persone e gli indagati dovranno affrontare l’interrogatorio preventivo prima della decisione del giudice. Il caso Armao mette così insieme due piani distinti: quello giudiziario, ancora nella fase delle indagini e delle valutazioni cautelari, e quello politico, con le opposizioni che utilizzano la nuova inchiesta per contestare la gestione del governo Schifani. Per stabilire se alle ipotesi formulate dalla Procura corrispondano effettive responsabilità penali sarà necessario attendere gli sviluppi del procedimento. Sul terreno politico, invece, la vicenda ha già riacceso lo scontro all’Assemblea regionale siciliana.

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