“Una punta di Sal”. L'ombra del successo: quando l'ambizione si fa arrivismo

Redazione Prima Pagina Mazara

Esiste un confine sottile, quasi invisibile, tra il desiderio legittimo di eccellere e la brama cieca di prevalere. È la linea d'ombra dove l'ambizione, motore nobile dell'evoluzione umana, muta in arrivismo. Se la prima è un volo verso l'alto per migliorare se stessi e il mondo, il secondo è una scalata rabbiosa che non si cura di dove poggiano i piedi, anche se quel "dove" è il volto di un altro. La differenza sostanziale sta nel metodo, l’ambizioso è un soggetto che si impone delle regole e rispetta quelle degli altri e del sistema, dotato di una buona dose di coraggio che lo portano ad affrontare anche situazioni di estremo rischio, sostanzialmente non è disposto a “giocare sporco”, vuole essere apprezzato per il suo valore reale e quasi sempre nelle sue scalate riesce a guadagnarsi la stima ed il rispetto delle persone con cui collabora e spesso anche dei rivali.

L’arrivista è una persona che punta al successo incurante delle regole e se gli altri diventano un ostacolo non si fa scrupoli di attaccarli con ogni mezzo, passa sopra ai sentimenti, all’amicizia ed a qualunque emozione possa essere di freno al raggiungimento dei suoi scopi, egli usa il denaro ed il potere come strumenti di prevaricazione e se ostenta generosità è sicuramente finalizzata, in quanto non farebbe mai niente che non gli procuri un tornaconto, costui (purtroppo) spesso suscita ammirazione e genera emulatori in misura esponenziale.

Gli arrivisti sono un esercito innumerevole e li trovate in molte attività professionali, ma i “campioni di eccellenza” li troviamo nel mondo dell’economia e della politica anzi, sembra che in questi ultimi settori, la spregiudicatezza e la mancanza di ogni forma etica siano i presupposti principali per garantirsi il successo. Sempre e comunque sono individui privi di scrupoli che una volta raggiunto il successo economico o il potere, amplificano arroganza ed egocentrismo facendone subire tutto il peso a coloro che intralciano il loro cammino.

Lo scontro tra un ambizioso ed un arrivista? Una partita tutta da giocare ma solitamente un arrivista non cerca mai un conflitto in “campo aperto” egli preferisce le “imboscate strategiche” ed un ambizioso accorto sa prevedere i tiri mancini del suo avversario. Purtroppo ai giovani che guardano al loro futuro riesce difficile riferirsi a dei modelli positivi se non frutto di retaggio di educazione familiare o di riferimenti carismatici incontrati nel corso della loro esperienza di vita.

C’è da aggiungere che questo slittamento non è solo un vizio individuale, ma una patologia del sistema. Quando il fine smette di essere il bene comune e diventa la pura autoconservazione del potere, l'etica viene sacrificata sull'altare del pragmatismo più cinico. L'arrivista non ha un progetto, ha un obiettivo; non ha convinzioni, ha strategie. Qualche storico, analizzando la decadenza di Roma, notava come la brama di potere fosse "la più flagrante di tutte le passioni", capace di corrompere anche le menti più brillanti.

Non è un caso che molti intellettuali abbiano messo in guardia contro la figura del "carrierista politico puro". Quando i cittadini percepiscono che il politico agisce solo per interesse personale, si rifugiano nell'astensionismo. L'arrivista teme il talento altrui. Preferisce circondarsi di "fedelissimi" mediocri piuttosto che di collaboratori brillanti che potrebbero oscurarlo. E poi ancora: se l'unico orizzonte è il successo immediato, si perdono le grandi sfide (economia, istruzione) che richiedono sacrifici nel presente per benefici nel futuro.L'ambizione è una fiamma che scalda; l'arrivismo è un incendio che divora.

La vera sfida della politica moderna è tornare a coltivare un'ambizione "etica", capace di misurare il successo non dal numero di cariche accumulate, ma dalla qualità del segno lasciato nella vita degli altri.

Salvatore Giacalone