“Una punta di Sal”. I giovani, la politica, la cultura. E a Mazara del Vallo?
Le nuove generazioni e la politica. Il legame con quella istituzionale è in una fase di crisi, ma questo non coincide con un disinteresse assoluto per la "cosa pubblica". Nelle scorse settimane, per esempio a Mazara del Vallo, gruppi di giovani si sono riuniti in un locale, messo a disposizione dal Comune, per avviare il Progetto “Living Mazara”, per leggere insieme ciò che rende possibile o difficile immaginare il proprio futuro qui. Attraverso strumenti partecipativi e momenti di confronto guidato, obiettivo è fare emergere risorse, criticità e nodi strutturali che incidono sulla scelta di restare.
Ciò dimostra che i giovani o parte di loro, preferiscono forme di attivismo orizzontale e digitale. Temi come la sostenibilità ambientale, i diritti civili e la giustizia sociale sono i principali motori della loro mobilitazione. La cultura non è solo intrattenimento, ma uno strumento di cittadinanza attiva e inclusione. Viene vista come un mezzo per favorire la coesione sociale e sviluppare "capitale sociale". Gli influencer hanno assunto un ruolo centrale nell'orientare gusti e opinioni, agendo a volte come "nuovi pifferai" che possono influenzare la tenuta democratica o, al contrario, sensibilizzare su temi cruciali.In sintesi, mentre la politica tradizionale fatica a intercettare i giovani, la cultura (soprattutto digitale e associativa) rimane il terreno fertile dove le nuove generazioni costruiscono il proprio impegno civile e sociale.
Non siamo di fronte a un vuoto di valori, bensì a uno spostamento dei baricentri: i giovani oggi non disertano l'impegno, ma ne cambiano la forma. In ambito politico, la distanza dai partiti tradizionali e dalle urne è evidente. Questo non accade per apatia, ma per una crisi di rappresentanza. I giovani percepiscono le istituzioni come lente, gerarchiche e focalizzate su orizzonti temporali brevi. Parallelamente, il legame con la cultura ha subìto una rivoluzione democratica e tecnologica.
La cultura non è più solo il "canone" custodito nei musei o nelle biblioteche, ma un flusso continuo e partecipativo. I giovani sono contemporaneamente fruitori e creatori. Attraverso le piattaforme digitali, rielaborano contenuti, mescolano linguaggi (video, musica, confronti) e abbattono le barriere tra cultura "alta" e "popolare". La sfida, in questo caso, è la frammentazione. I giovani chiedono una cultura che sia strumento di lettura del presente e una politica che sia visione del futuro.
Per ricucire lo strappo, le istituzioni dovrebbero smettere di parlare dei giovani e iniziare a parlare con loro, validando i loro spazi (virtuali e fisici) come luoghi di cittadinanza attiva, come succede a Mazara del Vallo con i giovani di cui si diceva all’inizio. Solo integrando la loro sensibilità digitale e i loro valori etici nel tessuto sociale si potrà costruire una società davvero intergenerazionale. I social media hanno agito come un acceleratore, trasformando la partecipazione da un’attività periodica (andare al voto, iscriversi a un partito) in un’esperienza quotidiana e pervasiva. Prima, per fare politica o diffondere cultura servivano grandi capitali o l'approvazione di "guardiani" (editori, segretari di partito).
Oggi, un video virale può sollevare un caso nazionale. Questo ha dato voce a minoranze e gruppi marginalizzati, rendendo il dibattito pubblico più inclusivo ma anche più caotico. È più facile aggregarsi attorno a un brevi note che attorno a un programma elettorale di cento pagine. Questo rende l'impegno giovanile estremamente reattivo ma a volte frammentato perché il rapporto tra il mondo giovanile e la politica è principalmente fatto di disinteresse e sfiducia, al punto che oggi è sempre più difficile parlare di politica coi ragazzi e scardinare la convinzione che “i politici pensano solo ai loro interessi o che la politica sia una cosa lontana dalla quotidianità delle persone normali”.
Nella maggior parte dei casi, a mancare nei ragazzi sono la fiducia e la speranza che qualcosa possa davvero cambiare: proprio per questa sfiducia generalizzata stiamo assistendo a un drastico calo della partecipazione dei ragazzi alla vita politica del Paese, un progressivo disinteresse. Accanto a chi si dimostra interessato alle informazioni che arrivano dalla politica, c’è una buona parte di giovani che non si informa affatto, come se le decisioni prese nei palazzi del potere non li riguardassero.
A cosa sono dovute tutta questa diffidenza e indifferenza? I giovani non hanno fiducia nella politica e nelle istituzioni perché la politica non ha dimostrato di avere a cuore i loro interessi, il loro futuro. Per i giovani l'informazione politica inizia e finisce sul web. Per le prossime amministrative di Mazara del Vallo sarà interessante verificare quanti giovani verranno inseriti nelle liste civiche o nei partiti e che saranno impegnati, quindi, nel dibattito politico-amministrativo. Speriamo in tanti se sostenuti da uomini sapienti e da “politici fuori dal cerchio magico” che li sappiano guidare in un mondo che corre veloce.
Salvatore Giacalone