Udienza a porte chiuse al Tribunale Marsala per Floriana Calcagno l'ex amante di Messina Denaro

Redazione Prima Pagina Mazara

Entra nel vivo al Tribunale di Marsala il processo a carico di Floriana Calcagno, la cinquantunenne insegnante di matematica di Campobello di Mazara ritenuta dagli inquirenti una delle amanti di Matteo Messina Denaro durante la sua ultima latitanza.

Arrestata il 14 aprile 2025 in un'operazione congiunta di Ros dei Carabinieri e Sco della Polizia, Calcagno deve rispondere delle pesanti accuse di favoreggiamento aggravato e procurata inosservanza di pena.

La difesa, rappresentata dall'avvocato Ferdinando Di Franco, ha ottenuto per la sua assistita il rito abbreviato condizionato, una scelta processuale che punta proprio sull'audizione di una testimone chiave, una donna residente anche lei a Campobello di Mazara. L'udienza odierna si è aperta con la regolare presenza della teste in aula, ma i lavori si stanno svolgendo al riparo da sguardi indiscreti. Il collegio giudicante – presieduto dal Presidente Alfonso Malato, con a latere i giudici Vito Marcello Saladino e Angela Moscardelli – ha infatti accolto la richiesta formale del legale della difesa di celebrare l'udienza a porte chiuse, escludendo così il pubblico e la stampa da questo delicato confronto.

A sostenere l'accusa in aula è il pubblico ministero Bruno Brucoli della Direzione Distrettuale Antimafia. La posizione della professoressa resta al centro di un fitto mistero fatto di smentite e prove visive. Fin dal suo primo verbale, reso spontaneamente ai Carabinieri il 21 gennaio 2023, cinque giorni dopo la storica cattura del capomafia, l'imputata ha sempre negato con fermezza di essere a conoscenza della reale identità dell'uomo che frequentava. Secondo la sua versione, quel compagno era per lei "Francesco Salsi", un medico anestesista in pensione.

La ricostruzione degli investigatori dipinge invece uno scenario del tutto diverso. La relazione tra i due si sarebbe consumata tra maggio e novembre del 2022, un periodo documentato da ben trentacinque incontri. Agli atti dell'inchiesta figurano infatti diversi fotogrammi estratti dai video di sorveglianza che ritraggono l'insegnante insieme al latitante. Per i giudici del Tribunale di Palermo, che ne disposero l'arresto, la donna non era una spettatrice inconsapevole, bensì una figura cardine nel mosaico di protezione che ha permesso al boss di sfuggire per anni alla cattura e di continuare a esercitare il proprio potere sul territorio.