Tesori sommersi nelle acque antistanti Mazara del Vallo

Redazione Prima Pagina Mazara

Il mare di Mazara del Vallo ha dimostrato ancora una volta di essere uno scrigno inesauribile di storia, un museo sottomarino che custodisce le tracce delle antiche rotte commerciali del Mediterraneo. L'ultima straordinaria conferma arriva dai fondali siciliani, dove una casuale immersione, effettuata ad agosto, si è trasformata in una delle più importanti scoperte di archeologia subacquea degli ultimi anni. A circa tre miglia dalla costa, adagiato a 46 metri di profondità, riposa il relitto di una nave da carico di epoca romana.

Lo scafo, lungo circa 21 metri e largo 6, trasportava un carico eccezionale: almeno 500 anfore antiche, gran parte delle quali ancora visibili sul fondale nella loro originaria disposizione di stivaggio. La straordinaria testimonianza e la segnalazione alle autorità si devono a due esperti apneisti e sommozzatori, Giacomo De Mola (campione di pesca in apnea) e Igor Bisulli. I due (vedi foto di copertina) si sono trovati davanti a uno scenario mozzafiato, successivamente fotografato e documentato in 3D dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana insieme ai Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale.

Gli archeologi datano il naufragio tra il II e il I secolo a.C. (tarda età repubblicana). Il carico è composto prevalentemente da anfore di tipo Dressel 1A, utilizzate all'epoca per il trasporto del vino, destinate ai principali mercati del Mare Nostrum. Accanto alle anfore sono stati individuati anche due maestosi ceppi d'ancora in piombo. 

Il ritrovamento è stato al centro dell’incontro, presieduto dall’assessore alla cultura di Mazara, Germana Abbagnato, che si è tenuto venerdì sera in piazza Mokarta nel contesto della manifestazione “Tesori dal Blù”. Secondo il dott. Roberto La Rocca, archeologo marittimo e funzionario della Soprintendenza del Mare, i reperti archeologici sommersi nell’area costiera, sono da inquadrare “nelle antiche rotte commercial del Mediterraneo”, mentre la dott.ssa Valeria Li Vigni, presidente della Fondazione Sebastiano Tusa, ha ricordato “la continuità della visione di Tusa nella tutela del patrimonio sottomarino siciliano, evidenziando come Mazara rimanga un fulcro centrale per la ricerca archeologica”.I prossimi scavi e interventi programmati dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana sul relitto romano puntano a una strategia progressiva incentrata su documentazione ad alta tecnologia e tutela scientifica sulla valorizzazione e sulle recenti e straordinarie scoperte effettuate sempre nel mare di Mazara, come il caccia della Seconda Guerra Mondiale individuato nello scorso mese di luglio. 

Nel corso degli anni, l'area marina circostante è stata teatro di numerosi recuperi archeologici, come le quattro anfore storiche individuate nel basso fondale del litorale di Tonnarella nel 2022, oltre al costante rinvenimento di ancore romane e frammenti punici che testimoniano come queste acque fossero un crocevia fondamentale per navigatori, mercanti e soldati. Parlare dei tesori sommersi legati a Mazara del Vallo spinge inevitabilmente la memoria a una delle scoperte più celebri al mondo: il Satiro Danzante.

Sebbene la straordinaria statua bronzea di epoca ellenistica non sia stata tecnicamente recuperata nelle acque strettamente mazaresi — ma nel Canale di Sicilia dal peschereccio mazarese "Capitan Ciccio" condotto dal comandante Francesco Adragna — essa ha trovato proprio a Mazara la sua dimora definitiva. Custodito nel museo cittadino a lui dedicato, il Satiro rappresenta il simbolo eterno di quella ricchezza sommersa che il mare siciliano continua a proteggere e, di tanto in tanto, a regalare alla storia.(nella foto i due sommozzatori e parte del carico delle anfore e resti della nave romana)

Salvatore Giacalone