Processo su gestione appalti e lavori al Parco archeologico di Selinunte. Ha deposto maresciallo GdF
È ripreso oggi, 15 settembre, davanti al Tribunale di Marsala, il processo sulla gestione degli appalti e dei lavori all’interno del Parco archeologico di Selinunte, che vede imputati l’ex direttore Bernardo Agrò e gli imprenditori Vito D’Anna e Nicolò Castro.
La ricostruzione dei fatti ci riporta alle indagini avviate oltre tre anni fa. Secondo l’ipotesi accusatoria, i lavori venivano sistematicamente affidati a imprese i cui titolari erano legati da stretti vincoli personali con l’allora direttore del Parco. I reati contestati a vario titolo e in concorso sono corruzione, induzione indebita a dare o promettere utilità e falso ideologico in atto pubblico. Inizialmente figurava anche il reato di abuso d’ufficio, un'accusa che è stata successivamente cancellata dal codice penale in seguito all'approvazione del disegno di legge Nordio.
Davanti al collegio giudicante (vedi foto) presieduto dal presidente Vito Marcello Saladino, con i giudici a latere Giuseppina Montericcio e Davide Lupo, con la pubblica accusa rappresentata dal Pubblico Ministero Sara Varazzi, oggi sono stati escussi due testi.
Il primo a deporre è stato V. V., maresciallo della Guardia di Finanza in servizio a Castelvetrano, che ha ricostruito davanti ai giudici l’origine e gli sviluppi dell’attività investigativa. Secondo quanto riferito dal teste, l'indagine sarebbe iniziata alla fine del 2020, nel mese di novembre, quando gli investigatori avrebbero cominciato a rilevare alcune anomalie nella gestione amministrativa del Parco.
Al centro delle verifiche sono finite, in particolare, le determine relative all'affidamento dei lavori. Il teste ha spiegato che gli investigatori hanno messo a confronto il contenuto delle conversazioni intercettate con quanto risultava dalla documentazione pubblicata sul sito istituzionale del Parco, nella sezione relativa alla trasparenza.
Proprio sulla pubblicazione degli atti sarebbero emerse, secondo la ricostruzione della Finanza, alcune difficoltà. Il maresciallo ha riferito in aula che gli investigatori avrebbero riscontrato la cancellazione di alcune determine dall'albo pretorio, circostanza che avrebbe reso più complessa la ricostruzione documentale.
Un'altra anomalia indicata dal teste riguarda l'utilizzo di protocolli privi, al momento della registrazione, di documentazione allegata, e tale modalità avrebbe potuto consentire di intervenire successivamente sulla documentazione e sulle relative date.Gli accertamenti avrebbero riguardato diverse tipologie di lavori, comprese ristrutturazioni, interventi di pulizia e altri lavori affidati dal Parco, con particolare attenzione alle procedure di somma urgenza.
Una parte significativa della deposizione ha riguardato i rapporti tra Bernardo Agrò e l'imprenditore Vito D'Anna. Il teste ha ricordato un incontro, documentato dagli investigatori nel marzo del 2021, tra Agrò e D'Anna all'interno degli uffici del Parco. L'incontro sarebbe avvenuto in una stanza che nelle conversazioni veniva indicata come la “stanza del pensiero”.
Secondo il maresciallo, le intercettazioni relative a quell'ambiente erano particolarmente difficili da acquisire proprio per la posizione della stanza. Gli investigatori sarebbero comunque riusciti a documentare l'incontro. Nel corso della conversazione, ha riferito il teste, Agrò e D'Anna avrebbero parlato di lavori e di relativi importi, facendo riferimento anche a interventi precedenti. Gli investigatori, secondo quanto dichiarato in aula, non sarebbero però riusciti a ricondurre con certezza tutti quei riferimenti a specifici lavori.
La Guardia di Finanza avrebbe inoltre individuato, attraverso le intercettazioni, quello che secondo l'accusa sarebbe stato il particolare ruolo svolto da D'Anna all'interno del Parco. Il maresciallo ha riferito che l'imprenditore avrebbe avuto conoscenza di numerose pratiche amministrative, informazioni che, secondo la prospettazione investigativa, non avrebbe dovuto conoscere. Sarebbe inoltre emerso un accesso particolarmente libero agli uffici della struttura, fino al punto che D'Anna avrebbe affermato di avere un proprio ufficio all'interno del Parco.
Sempre secondo quanto riferito dal teste, D'Anna avrebbe avuto un ruolo diretto anche nella preparazione dei lavori, arrivando a occuparsi personalmente della redazione di computi metrici. Nel corso della deposizione è stato inoltre riferito che Agrò avrebbe imposto ai funzionari di rivolgersi a lui chiamandolo “Tovy”.
Un altro capitolo della deposizione ha riguardato i lavori eseguiti nelle abitazioni private riconducibili ad Agrò. Il maresciallo ha riferito che, durante il corso delle intercettazioni, gli investigatori avrebbero individuato imprenditori che risultavano affidatari di lavori del Parco impegnati anche in lavori presso le abitazioni del direttore.In particolare, è stato ricordato un incontro del primo giugno 2021 tra D'Anna e un altro soggetto. Secondo la ricostruzione investigativa, quest'ultimo avrebbe effettuato lavori per conto di Agrò.Tra gli interventi citati dal teste ci sarebbe anche la realizzazione di due librerie, una nell'abitazione di Palermo e una in quella di Agrigento. Per quest'ultima, la Guardia di Finanza avrebbe acquisito immagini delle telecamere di videosorveglianza risalenti al 10 luglio 2021.
D'Anna, secondo la ricostruzione fornita in aula, avrebbe svolto anche una funzione di raccordo con altri imprenditori coinvolti nei lavori privati. Tra i nomi citati dal maresciallo c'è quello di Vincenzo D'Angelo. Gli investigatori avrebbero quantificato in circa 13 mila euro il valore complessivo di alcuni lavori eseguiti nell'abitazione di Palermo. Una parte sarebbe stata saldata attraverso una fattura, mentre per un'altra parte, secondo quanto riferito dal teste, non sarebbero stati individuati pagamenti o fatture.
La Guardia di Finanza avrebbe inoltre eseguito accertamenti bancari nei confronti degli indagati, delle società affidatarie dei lavori e anche di imprese che, pur non risultando formalmente affidatarie, avrebbero eseguito interventi. Durante il corso del controesame, è stato citato anche un bonifico di 24.300 euro, effettuato l'11 giugno 2021 da Vincenzo D'Angelo. Il riferimento è stato inserito dal teste nel quadro degli accertamenti bancari svolti dagli investigatori.
Il teste ha poi indicato nel 18 giugno 2021 una data significativa per l'andamento delle intercettazioni. Secondo il maresciallo, dopo quella data sarebbe stato rilevato un cambiamento nell'atteggiamento degli interlocutori, che nelle conversazioni avrebbero mostrato una maggiore attenzione a dare una parvenza di regolarità alle procedure.
Un analogo atteggiamento, secondo la ricostruzione del teste, sarebbe stato riscontrato anche nelle conversazioni tra Agrò e la sua compagna, nelle quali gli investigatori avrebbero colto il tentativo di ricondurre alla normalità alcune situazioni emerse nel corso dell'indagine.
È stato poi ascoltato S. C., di Castelvetrano, dipendente che ha svolto nel tempo diverse mansioni all'interno del Parco. Il teste ha riferito di conoscere Vito D'Anna e Bernardo Agrò e di aver lavorato nella struttura anche come protocollista. Ha spiegato inoltre di aver svolto, in periodi diversi, attività di sorveglianza e di centralinista. Nel corso dell'esame della difesa, il teste ha parlato anche delle condizioni del Parco e dei servizi offerti ai visitatori. Particolarmente articolato è stato il passaggio del controesame dedicato al funzionamento del protocollo informatico. Il teste ha spiegato ai giudici le procedure normalmente utilizzate per la registrazione dei documenti, precisando che, in linea generale, il protocollo viene assegnato al momento della registrazione e che la documentazione dovrebbe essere associata al relativo numero. La difesa ha quindi posto una serie di domande sulla possibilità di registrare un numero di protocollo senza avere ancora materialmente inserito il documento, nonché sulla possibilità di completare successivamente la pratica.
Il confronto ha riguardato anche l'eventuale possibilità, nel sistema informatico utilizzato durante il periodo Covid, di inserire successivamente la documentazione o di intervenire sull'oggetto del documento. Il teste ha cercato di chiarire le procedure distinguendo tra la semplice assegnazione del numero di protocollo e la successiva acquisizione del documento, soprattutto nei casi di urgenza. La questione assume rilievo perché uno degli elementi investigativi illustrati dal maresciallo, riguarda proprio l'esistenza di protocolli che, secondo la Guardia di Finanza, sarebbero risultati privi di documentazione allegata.
Si è parlato anche degli interventi realizzati all'interno del Parco e, in particolare, del Giardino della Memoria, legato alla commemorazione dell'archeologo Sebastiano Tusa e della moglie. Il teste ha riferito delle opere realizzate nella struttura e delle condizioni del Parco nel periodo preso in esame dal processo.