Pantelleria, battaglia legale contro lo Stato per riaprire il "punto nascite" dell'Ospedale "B. Nagar"

Redazione Prima Pagina Mazara

Pantelleria alza la voce e smette di aspettare risposte che non arrivano. Il Comune ha deciso di trascinare il Ministero della Salute davanti a un giudice per ottenere la riapertura del punto nascita dell’ospedale “Bernardo Nagar”, chiuso da anni e diventato il simbolo di una sanità che, sulle isole minori, esiste più nei documenti che nella realtà. La scelta, formalizzata con una delibera di giunta, è un atto politico forte e senza ambiguità. L’amministrazione guidata dal sindaco Fabrizio D’Ancona ha deciso di cambiare strada e di imboccare quella dello scontro diretto con lo Stato, ritenendo ormai fallimentare ogni tentativo di mediazione.

Basta ricorsi, basta promesse: la questione viene portata davanti al Tribunale civile di Palermo, chiamato a stabilire se nascere a Pantelleria sia un diritto o un rischio da evitare. Archiviata la stagione dei ricorsi amministrativi avviati dalla precedente amministrazione, giudicati ormai senza reali prospettive, il Comune punta ora sul cuore del problema: la violazione dei diritti costituzionali e dei Livelli Essenziali delle Prestazioni. A rappresentare l’ente sarà l’avvocato Michele D’Anca, che seguirà il procedimento gratuitamente, a conferma – sottolinea il Comune – della rilevanza pubblica della battaglia. Intanto, sull’isola, la realtà è sotto gli occhi di tutti.

Le donne incinte sono costrette ad andarsene settimane prima del parto, lasciando casa, lavoro e famiglia per affrontare trasferimenti via mare o via aerea, spesso costosi e sempre incerti. Il tutto con l’ansia aggiuntiva delle condizioni meteo, che a Pantelleria non sono certo un dettaglio. Un percorso obbligato che trasforma la maternità in una prova di resistenza e che pesa in modo sproporzionato su chi vive in un territorio già segnato dall’isolamento. Per l’amministrazione comunale, continuare a giustificare la chiusura del punto nascita con freddi parametri numerici è inaccettabile.

I conti non possono valere più della sicurezza delle donne e dei neonati, né della dignità di una comunità che rifiuta di essere considerata periferica. Qui non si parla di un servizio opzionale, ma di un presidio essenziale di civiltà. La causa contro il Ministero della Salute è quindi anche un atto di accusa politico: contro una sanità che penalizza chi vive lontano dai grandi centri e contro uno Stato che, nei fatti, sembra accettare l’idea che esistano cittadini costretti a rinunciare a diritti fondamentali in nome della razionalizzazione della spesa.

Pantelleria, oggi, dice basta. E chiede che a pagare non siano più le sue madri.