Metti una serata "diversamente giovane" a Mazara del Vallo e il ricordo dei mitici anni '70 e '80
Certe serate non si misurano con le ore che passano, ma con i ricordi che riescono a riportare in vita. E quella vissuta l’altro ieri sera, in uno storico ristorante del centro di Mazara del Vallo, è stata molto più di una semplice cena tra vecchi amici. È stato un viaggio indietro nel tempo, verso una giovinezza che continua a battere nel cuore, anche quando gli anni hanno cambiato i volti, le abitudini e il modo di guardare alla vita.
"Una serata diversamente giovane", come qualcuno l’ha definita con affettuosa ironia, per ritrovare quei ragazzi degli anni '70 e '80 che un tempo riempivano le strade, i bar e le piazze della città, in particolare le centralissime piazza Mokarta e della Repubblica. Ragazzi che si conoscevano, si frequentavano e si cercavano, uniti da quella naturale consuetudine ad aggregarsi in compagnie miste o esclusivamente maschili. Non servivano appuntamenti fissati su uno schermo, né messaggi per sapere dove incontrarsi. Bastava uscire di casa e raggiungere una piazza, un bar del centro Città. Il resto accadeva quasi spontaneamente.
Tra le "compagnie" più conosciute c'erano le "Api" e i "Marionai", protagoniste di una sana competizione che andava oltre il campo sportivo. Rivalità, scherzi, sfide e qualche immancabile provocazione, ma dentro un legame umano che il tempo non è riuscito a spezzare. Le "compagnie" avevano persino il loro "calcio mercato", passaggi da un gruppo all’altro, nuove amicizie, nuovi amori, equilibri da costruire. Una piccola geografia sentimentale della giovinezza, nella quale ogni ragazzo aveva un posto e ogni presenza contava.
A tavola, l’altra sera, sono tornati i ricordi della scuola, i ritrovi nei bar del centro, i "domenichini", le serate trascorse tra sport, ballo, risate e la scoperta delle ragazze. Sono riemersi volti, episodi e nomi di amici che magari non si incontravano da tempo, ma che sembravano essere rimasti lì, esattamente dove li aveva lasciati la memoria. E insieme alla nostalgia è arrivata anche una riflessione più lucida. Quella generazione ha vissuto una Mazara in una fase di floridezza economica, quando la città era considerata la capitale della pesca e il lavoro, per tante famiglie, rappresentava una prospettiva concreta. Le piazze si riempivano di studenti al termine delle lezioni, le relazioni nascevano per strada, nei luoghi di incontro, negli ambienti sportivi. C'era il calcio, certamente, ma anche altre discipline e realtà come le Acli Mazara. C'era un divertimento spesso semplice, ma partecipato, fatto di presenza e di condivisione.
Era una generazione migliore? Forse sarebbe troppo facile, e anche ingiusto, idealizzare il passato. Quegli anni avevano le loro difficoltà, le loro contraddizioni e le loro esclusioni. Ma è difficile non riconoscere che molte relazioni si costruivano attraverso una frequentazione quotidiana, senza la mediazione costante dei telefonini e dei social network. Oggi siamo più connessi, ma non necessariamente più vicini. Le amicizie possono moltiplicarsi sullo schermo, mentre la profondità dei rapporti, talvolta, rischia di perdersi tra contatti veloci e presenze filtrate. Anche l’aspetto esteriore raccontava una libertà diversa: capelli lunghi o corti, abiti scelti secondo il proprio gusto, stili differenti senza l’obbligo di uniformarsi a modelli imposti. Ognuno cercava il proprio modo di essere, senza che ogni scelta dovesse necessariamente essere esibita o approvata.
Per una sera, almeno per quelli presenti (vedi foto di copertina), Mazara è tornata quella di allora. Non perché il tempo si sia fermato, ma perché alcuni legami hanno saputo attraversarlo. E mentre le risate si mescolavano ai ricordi, ciascuno ha forse compreso che la vera ricchezza di quegli anni non stava soltanto nella vivacità delle piazze o nella prosperità della città, ma nelle persone con cui si è condivisa la vita. E forse è proprio questo il senso più autentico di una rimpatriata: scoprire che gli anni possono cambiare tutto, tranne quel filo invisibile che lega le persone alle esperienze condivise. La giovinezza non ritorna. Ma certe amicizie, quando sono autentiche, non se ne vanno mai. Si può diventare adulti, invecchiare, prendere strade diverse, perdere qualche amico lungo il cammino. Ma quando ci si ritrova, basta uno sguardo, una battuta, un ricordo improvviso, per tornare ragazzi.
Poi ci sono le assenze. Quelle che, durante una rimpatriata, si avvertono più di qualsiasi parola. Tra i nomi di quella grande famiglia qualcuno non c’è più. E allora il ricordo assume un peso diverso: non è soltanto il racconto divertito di ciò che è stato, ma anche un pensiero rivolto a chi avrebbe potuto essere ancora lì, a ridere, scherzare e prendere parte a quella serata. Ricordiamo alcuni dei "Marionai": Mario Tumbiolo, Salvino Asaro, Pino Maniscalco, Enzo Agate, Nicola Sardo, Roberto Caravaglios, Manlio Marino, Elio Norrito, Luciano Asaro, Vito Sicilia, Ascenzio Vaccaro. E poi "Api": Gaspare Billardello, Andrea Pinta, Gaspare Morello, Eugenio De Gaetano, Roberto Bucca, Enzo Bucca, Nicola Romagnosi, Bastiano Cucinotta, Alberto Manzo, Franco Marzucco, Lello Pacetto, Pietro Foraci, Giancarlo Di Simone.
Francesco Mezzapelle