Mazara, un nuovo relitto nel porto: resta aperta la questione delle imbarcazioni affondate

Redazione Prima Pagina Mazara

Un nuovo relitto si aggiunge al problema delle imbarcazioni affondate all’interno del porto di Mazara del Vallo, riaccendendo i riflettori sulle condizioni di sicurezza e sul degrado di un’area strategica per la marineria locale. Nella notte tra il 12 e il 13 gennaio, per circostanze ancora da chiarire e sulle quali è stata aperta un’indagine, è affondato il piccolo motopesca Esmeralda, proprio nel punto della banchina del porto peschereccio dove si trovava ormeggiato. 

A seguito dell’accaduto, le autorità portuali sono intervenute per garantire la messa in sicurezza dell’area. L’imbarcazione, dopo essere stata confiscata all’originario proprietario, era stata affidata dal Tribunale di Trapani a un’associazione no profit del territorio. Il Comando della Capitaneria di porto di Mazara del Vallo ha formalizzato una diffida per la delimitazione del perimetro interessato mediante panne antinquinamento (vedi foto da noi scattata), così da contenere eventuali rischi per l’ambiente marino. Con una seconda diffida, la stessa Capitaneria ha inoltre imposto la rimozione completa del natante entro il giorno 23.

Nella medesima notte è affondato anche il peschereccio Cristo Re, iscritto nel Compartimento marittimo di Sciacca, probabilmente a causa di una falla. In questo caso, i proprietari sono intervenuti tempestivamente, provvedendo alla messa in sicurezza dell’area e al successivo recupero dell’imbarcazione, che ha potuto riprendere la propria attività.

Il problema, però, va ben oltre i due episodi. Nel porto di Mazara del Vallo permane infatti la presenza di numerosi natanti affondati o abbandonati. Sono otto, secondo i dati disponibili, i relitti riconducibili a imbarcazioni da pesca di grandi dimensioni (altri cinque/sei piccoli natanti sono invece affondati nell'area fra il porto canale e il fiume Mazaro), con conseguenze che riguardano non soltanto il decoro, ma anche la sicurezza della navigazione e la tutela ambientale.

Tra i casi più evidenti, anche per le grosse dimensioni del natante, c’è quello del Danish, da anni abbandonato dai proprietari nel porto canale. La struttura in legno, ormai in avanzato stato di degrado, è diventata un ricettacolo di rifiuti e continua a deturpare l’immagine dell’insenatura del fiume Mazaro. In base a quanto riferito dalal locale Capitaneria, sembra muoversi qualcosa al fine della sua rimozione da parte degli originari proprietari. 

Resta, intanto, l’attesa per l’effettiva rimozione di una decina di relitti nell'intera area portuale, dopo il finanziamento regionale di circa un milione di euro che avrebbe ricevuto pochi mesi fa il Comune di Mazara del Vallo. Per affrontare la questione si aspetta ancora la convocazione delle relative conferenze di servizi, e, pertanto, si attende ancora che si passi concretamente dalle procedure agli interventi.

La presenza delle imbarcazioni affondate rappresenta una criticità che si somma all’annosa questione del mancato dragaggio del porto mazarese. Due problemi che incidono sulla fruibilità degli spazi portuali e che chiamano in causa la sicurezza della navigazione (già peraltro limitata da apposite e recenti ordinanze della stessa Capitaneria di Porto), la sostenibilità ambientale e il futuro di un’infrastruttura fondamentale per l’economia marittima della città. L’ultimo affondamento riporta dunque in primo piano una domanda che attende ancora una risposta concreta: quando sarà possibile liberare il porto di Mazara del Vallo dai relitti che da anni ne occupano le acque?