Mazara, si rinnova la memoria della "Pastasciutta Antifascista": "un gesto di libertà che attraversa le generazioni"
Un piatto di pasta può diventare il simbolo di un'intera stagione della storia italiana. È questo il significato profondo della Pastasciutta Antifascista, una tradizione che continua a unire migliaia di persone in tutta Italia nel ricordo della Liberazione e dei valori della democrazia. Anche Mazara del Vallo ha rinnovato questo appuntamento con la terza edizione della manifestazione organizzata dalla sezione ANPI "Comandante Petralia", che si è svolta il 20 luglio nel sagrato della Parrocchia San Giuseppe di Borgata Costiera.
L'iniziativa ha visto una significativa partecipazione di cittadini di ogni età, riuniti attorno a una tavola condivisa per celebrare non soltanto un momento conviviale, ma soprattutto un patrimonio di memoria collettiva che continua a parlare al presente. La serata ha rappresentato un'occasione per riflettere sul significato della libertà, della partecipazione democratica e dell'impegno civile, valori che affondano le proprie radici nella Resistenza italiana.
La storia della Pastasciutta Antifascista nasce il 25 luglio 1943, quando la notizia della destituzione di Benito Mussolini raggiunse Campegine, nel Reggiano. In quella giornata la famiglia Cervi decise di condividere con l'intero paese circa 380 chilogrammi di pasta conditi con burro e parmigiano, trasformando un alimento semplice in un potente messaggio di speranza. Quel gesto spontaneo celebrava la fine della dittatura e il desiderio di un'Italia finalmente libera, assumendo un valore ancora più significativo in un periodo in cui il regime aveva persino cercato di orientare le abitudini alimentari degli italiani, privilegiando il consumo del riso rispetto alla pasta per motivi propagandistici.
I Cervi erano molto più di una famiglia contadina. Nella loro azienda agricola di Campi Rossi, a Gattatico, avevano introdotto tecniche innovative e moderne attrezzature, diventando un punto di riferimento per l'agricoltura della bassa reggiana. Parallelamente, la loro casa era divenuta un luogo di incontro per antifascisti, partigiani, disertori ed ex prigionieri di guerra, ospitando attività clandestine e diffondendo idee di libertà e giustizia sociale. L'impegno civile dei sette fratelli, alimentato anche dall'esperienza politica di Aldo Cervi, li rese uno dei simboli più importanti della Resistenza.
Il prezzo pagato dalla famiglia fu altissimo. Dopo l'assedio della loro abitazione e l'arresto dei fratelli insieme al padre Alcide, il 28 dicembre 1943 i sette fratelli Cervi e il partigiano Quarto Camurri furono fucilati dai fascisti. Quel sacrificio ha consegnato i loro nomi alla storia della Liberazione italiana e ancora oggi rappresenta uno dei più alti esempi di coraggio civile e di difesa della democrazia.
Proprio da quella vicenda trae origine una tradizione che, anno dopo anno, continua a essere riproposta in numerose città italiane. A Mazara del Vallo la manifestazione si è sviluppata attraverso momenti di approfondimento storico e culturale. Per l'occasione è stata allestita la mostra dedicata ai partigiani e agli Internati Militari Italiani (IMI) mazaresi, normalmente proposta nelle scuole durante la Giornata della Memoria, offrendo ai visitatori l'opportunità di conoscere le storie di uomini del territorio che contribuirono alla lotta contro il nazifascismo.
Accanto al percorso espositivo era presente anche una copia della Costituzione italiana, simbolo della rinascita democratica del Paese e punto di arrivo del processo di liberazione che seguì gli anni della dittatura.
Dopo il saluto del parroco della comunità ospitante, la presidente della sezione ANPI "Comandante Petralia" ha ricordato come l'antifascismo e la Resistenza rappresentino un patrimonio condiviso, capace di superare appartenenze politiche e differenze ideologiche. Particolarmente emozionanti sono state le testimonianze dei familiari di due protagonisti della lotta di Liberazione: il figlio del partigiano Isidoro Sinacori, conosciuto con il nome di battaglia "Rodomonte", e il nipote di Vincenzo Modica, il "Comandante Petralia", al quale è intitolata la sezione ANPI cittadina.
La serata è proseguita con una lettura a tre voci del testo scritto da Francesca Rizzo dedicato al partigiano Filippo Castelli, "Il Gigante", caduto alla Benedicta, seguita da un approfondimento sul significato della canzone Sette fratelli dei Mercanti di Liquore. A concludere il programma è stata la lettura dell'epigrafe A ricordo della madre, composta da Piero Calamandrei in memoria di Genoeffa Cocconi, madre dei fratelli Cervi, figura divenuta emblema del dolore e della dignità di tutte le madri che persero i propri figli nella lotta contro il fascismo.
La condivisione della tradizionale pastasciutta, preparata grazie all'impegno delle volontarie della Parrocchia San Giuseppe con un apprezzato pesto alla trapanese (vedi foto di copertina), ha rappresentato il momento conclusivo di una serata nella quale memoria e convivialità si sono intrecciate in modo naturale. Un risultato reso possibile dal lavoro di numerosi volontari e dalla partecipazione di una comunità che ha scelto di trasformare il ricordo in un'occasione di incontro e riflessione.
A distanza di oltre ottant'anni dal gesto della famiglia Cervi, la Pastasciutta Antifascista continua così a rappresentare molto più di una semplice ricorrenza. È un momento in cui la storia si fa esperienza condivisa, ricordando come libertà, solidarietà, giustizia e partecipazione siano valori che richiedono di essere custoditi e trasmessi, generazione dopo generazione.