Mazara, rubati cavi e prolunghe che alimentano ambulanze del servizio 118

Redazione Prima Pagina Mazara

Un furto tanto vile quanto incomprensibile, perché a essere colpito è stato un servizio destinato a intervenire per salvare vite umane. Nella notte tra il 16 e il 17 agosto, ignoti hanno rubato i cavetti e le relative prolunghe utilizzati per alimentare le apparecchiature delle ambulanze del servizio SUES 118 di Mazara del Vallo, la cui base si trova all'interno della struttura sanitaria di via Livorno. Un gesto che, al di là del valore economico del materiale sottratto, ha provocato non poche difficoltà agli operatori. Per continuare a garantire la piena operatività dei mezzi di soccorso, infatti, il personale è stato costretto a ricorrere a sistemi alternativi per alimentare le apparecchiature di bordo, tra cui anche il defibrillatore, uno degli strumenti fondamentali durante gli interventi di emergenza. Il furto è stato formalmente denunciato alla locale Compagnia dei Carabinieri, che dovrà adesso accertare responsabilità e dinamica dell'accaduto.

Resta però l'amarezza per un episodio che appare particolarmente grave proprio per il luogo e per la funzione dei mezzi presi di mira. Il sistema 118 rappresenta un presidio essenziale dell'emergenza sanitaria e opera per garantire una risposta tempestiva alle richieste di soccorso. Rubare alcuni metri di cavo per ricavarne pochi euro di rame significa, in questo caso, non soltanto appropriarsi di materiale altrui, ma creare un potenziale ostacolo a un servizio dal quale può dipendere la vita di una persona. Basti pensare che proprio le ambulanze del 118 sono chiamate quotidianamente a intervenire negli scenari più delicati: incidenti stradali, malori, arresti cardiaci e altre situazioni nelle quali ogni minuto può essere determinante. Anche a Mazara, nei mesi scorsi, diversi mezzi del 118 sono stati impegnati in interventi di particolare complessità.

L'episodio apre inevitabilmente anche una riflessione sul livello di microcriminalità presente sul territorio. Ancora più inquietante è il possibile legame -tutto da accertare- tra furti di questo genere e il fenomeno della tossicodipendenza. L'ipotesi che materiale facilmente rivendibile possa essere sottratto per procurarsi rapidamente denaro destinato all'acquisto di stupefacenti non può essere esclusa, ma spetterà alle indagini stabilire le reali motivazioni e gli eventuali responsabili. Una cosa, però, appare evidente: pochi metri di rame non possono valere quanto la sicurezza di chi, magari proprio in quelle ore, potrebbe avere bisogno di un'ambulanza e di un intervento salvavita. Ed è questo l'aspetto più vergognoso di una vicenda che dovrebbe far riflettere l'intera comunità.