Mazara, cresce il malumore per cartelle e pignoramenti: cittadini tra disagi e difficoltà negli uifici di competenza

Redazione Prima Pagina Mazara

A Mazara del Vallo soffia in questi giorni un vento di crescente malcontento. Tra i cittadini si diffonde un senso di inquietudine alimentato da segnalazioni sempre più frequenti: cartelle esattoriali, ingiunzioni e pignoramenti che arrivano – talvolta senza preavviso percepito – a incidere direttamente sui conti correnti. Non si tratta più, secondo molte testimonianze, di episodi isolati. Discussioni nei luoghi pubblici (la questione è stata anche oggetto di un acceso dibattito in Consiglio comunale), conversazioni private e post sui social raccontano una realtà che appare ormai diffusa: somme bloccate o prelevate dai conti bancari a seguito di procedure esecutive legate a tributi locali, in particolare alla TARI. Tra le voci che emergono, quella di una cittadina mazarese, Anna Quinci, che ha deciso di raccontarci la propria esperienza, un racconto intriso di amarezza, sarcasmo ed anche ironia.    

A gennaio, controllando il proprio conto online, si è trovata davanti a un avviso inequivocabile: una somma era stata bloccata. La motivazione, comunicata dall’istituto bancario, rimandava a una procedura esecutiva attivata dal Comune, in applicazione dell’articolo 72 bis del DPR 602/1973, che consente il pignoramento diretto presso terzi. Il debito contestato riguardava la TARI degli anni 2018 e 2019. Un’eventualità che la stessa cittadina non esclude del tutto, ma che ha cercato di verificare recuperando la documentazione in suo possesso.

Solo una ricevuta è stata ritrovata, quella del 2019. Del 2018, invece, nessuna traccia. Nel frattempo, la somma prelevata risultava superiore a quanto atteso, sollevando ulteriori dubbi. Da qui, il tentativo di ottenere chiarimenti. Prima una PEC all’indirizzo indicato negli atti: nessuna risposta. Poi, un percorso tra uffici e sportelli, tra orari limitati, lunghe attese e informazioni frammentarie. Un iter che si è trasformato in un vero e proprio “pellegrinaggio” burocratico. Secondo quanto raccontato, l’Ufficio Tributi comunale non gestirebbe direttamente alcune fasi della riscossione, demandate invece a una società privata operante presso una stanza a pian terreno del Complesso "F.

Corridoni" concessa dal Comune. Tuttavia, anche qui, ottenere assistenza si è rivelato complesso: appuntamenti difficili da fissare, accessi contingentati e continui rinvii tra un ufficio e l’altro.  Il risultato, denuncia la cittadina, è un senso di frustrazione crescente. Non solo per la difficoltà nel ricostruire la propria posizione debitoria, ma anche per la percezione di un sistema poco accessibile e scarsamente comunicativo. Nel frattempo, la somma è stata comunque prelevata dal conto. La vicenda solleva interrogativi più ampi sull’efficacia e sulla trasparenza delle procedure di riscossione, soprattutto quando queste incidono in modo diretto e immediato sulla disponibilità economica dei cittadini.

In molti si chiedono se esistano strumenti più chiari e tempestivi per informare i contribuenti, evitando situazioni percepite come improvvise o poco comprensibili. Vedi anche il recente invio a molti cittadini (ne abbiamo testimonianza) di avvisi di accertamento relativi al pagamento dell'IMU sulla prima casa (non dovuta per legge). Intanto, a Mazara, il dibattito resta aperto. Tra ironia amara e rassegnazione, c’è chi spera che almeno le somme riscosse possano tradursi in servizi visibili per la collettività: dalla gestione dei rifiuti alla manutenzione delle strade. E mentre cresce la distanza tra cittadini e amministrazione, resta una domanda di fondo: come rendere il rapporto con il fisco locale più trasparente, accessibile e, soprattutto, equo?