Mazara, 62 anni di attività dedicati alla bellezza: Mimma Chiappara, l'artista dei capelli

Redazione Prima Pagina Mazara

Pubblichiamo l'omaggio di Grazia Lisma alla storica parrucchiera Mimma Chiappara:

A Mimma, alla sua fonte Le case rimangono ferme sulle loro strade, così le botteghe, gli uffici, i negozi e dentro le case, le botteghe, gli uffici, i negozi, entrano ed escono, specie nelle piccole città, sempre più o meno le stesse persone: “Io mi servo da…”, “io invece preferisco…, sono anni ormai…”. Per me non erano anni, l’avevo scoperta tardi, una volta che un parrucchiere inesperto aveva fatto della mia chioma un cespuglio o meglio, il ciuffo di un ananas. Allora, avevo ceduto anch’io a dispetto del dubbio che si trattasse solo di una moda d’élite. - Puoi fare qualcosa? - Non ti preoccupare, ci penso io. Insomma, quella volta mi aveva “cavata d’impaccio” e sottratta alle metafore del mondo vegetale, restituendo una decenza al mio volto.

Mi era bastato poco per capire che avevo avuto a che fare con una professionista, una coi piedi ben piantati per terra, una sicura di sé al di là delle chiacchiere – peraltro sempre entro i limiti della discrezione - di intrattenimento con le clienti, perché forte della sua competenza. Che fosse brava lo dicevano tutti, che avesse fatto la Sassoon Academy di Londra o collaborato con l’Art Hair Studios non lo so. Una volta mi raccontò che persino Ornella Vanoni, qualche decennio prima, era passata dal suo salone e ne aveva tessuto le lodi in un’intervista su un noto giornale.

I riconoscimenti, dunque, le erano sempre arrivati, insieme alla soddisfazione per incarichi di prestigio nel campo. Naturalmente, dopo la prima volta – è come bere il primo rosso corposo di qualità – non ho potuto fare a meno di diventare io stessa una cliente fedele, nei limiti dei miei spostamenti. Il fatto è che non è da tutti trattare bene i mossi, anzi, è cosa rara e lei i capelli li scolpiva. Che fosse un taglio o un’acconciatura, si metteva e creava. Ecco, Mimma non era solo la “fashion hair stylist” che supportava le sfilate di moda o la prima in pole position per qualsivoglia significativa celebrazione, lei è sempre stata ed è, prima di tutto, una creativa.

E quando si ha a che fare con la creatività, non c’è nulla che tenga: anni, storie private, aspetti puramente commerciali. Perché la creatività è una fonte ed è forse questo il motivo per cui sto scrivendo, per cui avevo già cominciato a pensare di farlo almeno dieci anni fa, quando lei aveva preso a mostrarmi il filo colorato che la attraversava, eredità diretta di sua madre, un’altra donna d’arte, creatrice di spille e cappelli, maneggiatrice di stoffe, nastri e paillettes, la madre amorosa e amata, la madre doppiamente genitrice.

Lei è cresciuta lì, in mezzo ai tessuti e alle guarnizioni, disegnando, pitturando, assemblando con la colla e la macchina da cucire. Mimma ha chiuso la sua attività di parrucchiera dopo sessantadue anni di brillante e ineguagliabile carriera, innumerevoli i clienti che hanno beneficiato del suo tocco speciale. Mi sono chiesta come mai non l’abbiano ancora celebrata come meriterebbe, mi sono preoccupata per il suo umore e invece, mentre le case rimangono ferme sulle loro strade, quella di Mimma contiene al suo interno un luogo sacro, una stanza piccola il giusto, con un tavolo attrezzato come una merceria, coi fiori a balze che sbucano dal contenitore dei bottoni, resti di fettucce, perline e cordicelle e un armadio pieno di stoffe, a pois, viola plissettato, verde e dorato.

Ci passa le notti se crede, confeziona anche lei spille, cappelli, abiti, gioielli, persino rivestimenti per lampadari. Lì è la sua fonte: le permette di sgorgare.