Il Liceo "Adria-Ballatore" in missione a Lourdes: gli studenti di Mazara al servizio degli ammalati

Redazione Prima Pagina Mazara

Riceviamo e pubblichiamo la seguente nota:

Dodici studenti del liceo “G. G. Adria - G. P. Ballatore”, accompagnati dalla professoressa Bice Calamusa, dalla presidente dell’UNITALSI Giovanna Maria Ciolino e dall’assistente ecclesiastico della sottosezione di Mazara del Vallo don Antonino Favata, hanno vissuto giorni intensi accanto agli ammalati, scegliendo di mettersi a disposizione con serietà, impegno e generosità.Un’esperienza “pesante”, a tratti frenetica, certamente impegnativa. Ma anche profondamente bella. Perché dietro la fatica del servizio si è aperto qualcosa di più grande: il volto dell’altro, la scoperta di un’umanità che spesso non vediamo, la forza di piccoli gesti capaci di diventare immensi.

Portare uno stendardo, servire all’altare, accompagnare una carrozzina, farcire un cornetto o sbucciare un’arancia, ascoltare una storia, ricevere un sorriso, sentirsi dire “grazie”. Gesti semplici, quasi ordinari. Eppure, proprio lì, in quella semplicità, ciascuno ha scoperto il valore delle cose essenziali.C’è chi è partito con entusiasmo e chi con timore. Chi era felice di esserci e chi, guardando il programma, si era persino scoraggiato. Chi era angosciato, confuso, senza sapere bene cosa aspettarsi.

Ma tutti, nessuno escluso, hanno raccontato la stessa verità: Lourdes li ha cambiati. Ha cambiato lo sguardo.Perché a Lourdes non si incontra soltanto la sofferenza. Si incontra una forza silenziosa che insegna. Si incontrano persone fragili solo in apparenza, capaci invece di donare molto più di quanto ricevono. Persone che, nella malattia e nella disabilità, sanno ancora sorridere, raccontarsi, accogliere, amare.E allora accade qualcosa di inatteso: si parte per aiutare e si torna aiutati.

Si arriva pensando di dare una mano e si scopre di aver ricevuto molto di più. Si offre tempo, attenzione, servizio. E si torna a casa con il cuore più pieno, con la mente più libera, con uno sguardo nuovo sulla vita.I ragazzi lo hanno detto con parole semplici e vere: “Siamo fortunati”. Fortunati per ciò che siamo. Per ciò che abbiamo. Per quelle cose che troppo spesso diamo per scontate. Lourdes ha insegnato loro che nulla è banale, che ogni cosa ha valore, che anche il più piccolo gesto può diventare carezza, presenza, speranza.Hanno scoperto che aiutare gli altri è gratificante.

Che il volontariato può essere sacrificio, sì, ma anche gioia. Che si può tornare stanchi, ma rinati. Più ricchi dentro. Più consapevoli. Più umani.Qualcuno ha detto: “È un luogo di sofferenza, ma anche di rinascita”. Ed è forse questa la sintesi più vera di ciò che Lourdes lascia nel cuore di chi la vive davvero.Non una parentesi.Non una gita.Non una semplice esperienza.Ma qualcosa che resta.Perché ciò che segna, insegna.E ciò che si vive nel dono, non passa.Lourdes rimane negli occhi di chi ha incontrato la fragilità.

Nelle mani di chi ha servito. Nel cuore di chi ha scoperto che non esistono estranei, ma solo fratelli da incontrare.E come ha ricordato la professoressa Calamusa, facendo risuonare il Vangelo nel cuore di tutti: “L’avete fatto a me”.È questa la verità più grande che i ragazzi portano a casa da Lourdes: l’altro non è mai distante, non è mai estraneo. L’altro ci riguarda. Sempre. E per l’altro, per gli altri, possiamo sempre fare qualcosa.Così, senza troppo clamore, tutti noi contribuiamo a costruire un mondo migliore, un mondo di pace e di fraternità.