Giovani, ansia e precarietà economica: quando il futuro diventa un peso psicologico
La salute mentale dei giovani italiani continua a rappresentare una delle emergenze sociali più sottovalutate del nostro tempo. Dopo l’articolo delle studentesse Asia Tudisco e Swami Raneli del Liceo "Adria-Ballatore" di Mazara del Vallo e da noi pubblicato l'8 maggio dello scorso (Clicca qui per rileggerlo) sul crescente disagio psicologico tra adolescenti e giovani adulti, pubblichiamo la nuova indagine (Clicca qui ) realizzata dal blog "Serenis" insieme a Marketing Espresso che aggiunge ulteriori elementi di riflessione: la precarietà economica è oggi una delle principali cause di ansia per Gen Z e Millennials.
La survey, condotta su circa 5000 giovani italiani appartenenti alla Generazione Z (nati tra il 1997 e il 2005) e ai Millennials (1980-1996), fotografa una realtà fatta di incertezza, pressione sociale e paura del futuro. I dati mostrano come i più giovani vivano uno stato di tensione psicologica quasi costante: l’indice medio di ansia della Gen Z raggiunge infatti 3,79 su 5, superando quello dei Millennials, fermo a 3,38.
Uno degli aspetti più significativi emersi dall’indagine riguarda il rapporto tra stabilità economica e benessere mentale. Quasi il 69% della Gen Z indica l’instabilità finanziaria come una delle principali fonti di preoccupazione. Tra i Millennials la percentuale scende leggermente, ma resta comunque elevata, attestandosi intorno al 60%.
Non si tratta soltanto di difficoltà materiali. Per molti giovani l’impossibilità di progettare il futuro — trovare un lavoro stabile, andare a vivere da soli, costruire una famiglia — genera un senso di blocco esistenziale che alimenta stress, frustrazione e senso di inadeguatezza. È il fenomeno che gli esperti definiscono “sindrome del ritardo”: la percezione di essere indietro rispetto ai propri coetanei o rispetto alle aspettative sociali. Secondo la ricerca, quasi 4 ragazzi su 10 della Gen Z dichiarano di sentirsi “in ritardo” nella vita.
Un tema che si collega direttamente a quanto già evidenziato nel suddetto articolo da noi pubblicato circa un anno fa dove emergeva come il 70% dei giovani italiani abbia sperimentato ansia, depressione o disturbi dell’umore legati soprattutto a stress lavorativo, problemi familiari e pressioni sociali.
A peggiorare il quadro contribuisce il ruolo dei social network. Se un tempo il confronto avveniva all’interno di contesti ristretti, oggi è continuo e globale. Ogni giorno migliaia di giovani si trovano davanti immagini di vite apparentemente perfette: successi professionali, indipendenza economica, relazioni ideali. Un flusso costante che può accentuare il senso di fallimento personale e la paura di non essere “abbastanza”.
Eppure, nonostante il crescente bisogno di supporto psicologico, molti ragazzi continuano a non ricevere aiuto adeguato. Nell' articolo delle liceali mazaresi si evidenziava infatti come solo una minoranza dei giovani riesca ad accedere concretamente a percorsi di sostegno psicologico, spesso per motivi economici o per il persistere di stigma culturali.
La questione, dunque, non riguarda soltanto la salute mentale individuale, ma un problema strutturale che coinvolge lavoro, istruzione, welfare e modelli sociali. La precarietà economica non produce esclusivamente difficoltà finanziarie: mina la capacità di immaginare il futuro con serenità.
Di fronte a questi dati, emerge con forza la necessità di investire maggiormente nel benessere psicologico delle nuove generazioni, rendendo i servizi di supporto più accessibili e promuovendo una cultura che normalizzi la richiesta di aiuto. Perché dietro numeri e statistiche ci sono migliaia di giovani che ogni giorno convivono con ansia, pressione sociale e paura del domani.
Francesco Mezzapelle