Campobello di Mazara, braccianti stranieri: dalla stagione degli accampamenti alla sfida dell’accoglienza
Nel pomeriggio di giovedì scorso, 10 settembre, il Cineteatro Olimpia di Campobello di Mazara ha ospitato un importante momento di confronto dedicato alla Campagna Olivicola 2026, con al centro tre temi fondamentali per il territorio: sicurezza sul lavoro, legalità e accoglienza dei lavoratori migranti stagionali. Il convegno è stato organizzato dall’EBAT – Ente Bilaterale Agricolo Territoriale, nella persona del presidente provinciale Giovanni Di Dia, assieme al Comune campobellese, grazie alla volontà e all’impegno del sindaco Daniele Mangiaracina e al lavoro dell’Assessore all’Agricoltura e alle Attività Produttive Vincenzo Pisciotta. Alla presenza dell’intera Giunta comunale hanno partecipato il sindaco di Partanna Francesco Li Vigni, l’assessore all’Agricoltura del Comune di Castelvetrano Salvatore Ingrasciotta, il vice presidente del Libero Consorzio Comunale di Trapani Ernesto Raccagna e il vice prefetto Aggiunto Luciano Zanta Platamo.
Un incontro (vedi foto di copertina), moderato dal collega Max Firreri, nato dalla necessità di fare il punto sul percorso compiuto negli ultimi anni, ma anche di individuare strumenti e responsabilità per affrontare la nuova campagna olivicola evitando che l’emergenza abitativa e lavorativa possa nuovamente trasformarsi in una questione di ordine pubblico e degrado. Campobello, infatti, conosce bene le difficoltà legate all'arrivo stagionale di migliaia di lavoratori. Il ricordo degli insediamenti informali di contrada Erbe Bianche, arrivati a registrare oltre mille presenze, appartiene a una fase particolarmente complessa. Successivamente, l’ex cementificio divenne un altro grande punto di concentrazione, fino allo sgombero disposto nell’ambito di un’imponente operazione coordinata dalla Prefettura di Trapani.
Oggi, rispetto a quella stagione, lo scenario appare profondamente cambiato. Sul territorio non risultano più accampamenti abusivi e, parallelamente, è cresciuta la consapevolezza tra gli operatori agricoli sulla necessità di garantire condizioni dignitose a chi viene impiegato nelle campagne. A sottolineare questo cambiamento è stato l’assessore comunale Vincenzo Pisciotta, anch’egli imprenditore agricolo, evidenziando come diversi titolari di aziende abbiano predisposto all’interno delle proprie strutture spazi destinati all’accoglienza dei lavoratori extracomunitari. Un segnale, è stato sottolineato, di una maggiore attenzione da parte del comparto agricolo verso un fenomeno che non può essere affrontato soltanto quando assume dimensioni emergenziali.
"In questi anni è stato fatto molto", ha evidenziato il presidente dell’Ebat Trapani Giovanni Di Dia, richiamando però la necessità di proseguire lungo questa strada e trasformare le esperienze maturate in un sistema strutturato nel quale legalità, sicurezza e accoglienza possano procedere insieme.
A fotografare la dimensione occupazionale del fenomeno sono stati quindi i numeri illustrati dal direttore dell’Inps di Trapani Giuseppe Amato, relativi al 2024. In provincia di Trapani sono circa 5.500 le aziende agricole che assumono personale, mentre a Campobello di Mazara quelle censite sono 196. Le posizioni relative a lavoratori regolarmente assunti ammontano complessivamente a 1.802, delle quali ben 1.450 riguardano cittadini extracomunitari. Numeri che restituiscono con chiarezza quanto la manodopera straniera rappresenti una componente essenziale per l’economia agricola del territorio e, in particolare, per la stagione della raccolta.
C’è però un altro dato che invita alla riflessione. La "rete del lavoro agricolo di qualità", strumento pensato per valorizzare le aziende che operano nel rispetto delle regole e degli standard previsti, conta in tutta la provincia soltanto 25 imprese aderenti. A Campobello di Mazara sono appena due. Ed è proprio da questo dato che può partire una delle prossime sfide: fare in modo che la legalità non rimanga soltanto un principio da affermare nei convegni, ma diventi sempre più una pratica concreta e riconoscibile nelle aziende, nei rapporti di lavoro e nell’accoglienza.
Francesco Mezzapelle