Aggiornamento sul sequestro in Tunisia del m/p mazarese “Pindaro”. La questione degli areali di pesca nel Mediterraneo

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
21 Agosto 2013 08:19
Aggiornamento sul sequestro in Tunisia del m/p mazarese “Pindaro”. La questione degli areali di pesca nel Mediterraneo

E' arrivato "scortato" ieri sera, alle 21, nel porto di Sfax il peschereccio mazarese "Pindaro" fermato dopo mezzora da una motovedetta tunisina nel limite sud del cosiddetto "Mammellone" (vedi area tratteggiata in gialla nella foto) la zona di riproduzione ittica stabilita bilateralmente da Italia e Tunisia nel 1979 ma di fatto controllata dai tunisini. A bordo del peschereccio vi è un

equipaggio di sette uomini: quattro tunisini e tre italiani, tra cui il comandante Giuseppe Vito Perniciaro. Il motopesca appartiene alla società armatrice mazarese Ma.Gi.Mo. Snc di Giacalone Antonino & C; si tratta di tre fratelli Tonino, Matteo e Vito meglio conosciuti come "Ruina" soprannome che come altri utilizzati nell'ambiente marinaro mazarese per distinguere i diversi ceppi familiari che portano lo stesso cognome.

Stamani abbiamo sentito uno degli armatori, Vito Giacalone per un aggiornamento: "ho parlato con il capitano Perniciaro, mi ha detto che stanno tutti bene e che non hanno subito alcuna violenza. Il motopesca si trovava in acque internazionali a 35 miglia sud di Lampedusa. Inoltre –ha affermato Giacalone- oggi il console italiano a Sfax o un suo addetto si recherà in porto per seguire la situazione. Vedremo nelle prossime ore". E' stato un altro peschereccio mazarese, "Schiavone", che si trovava nella stessa zona di pesca, a triglie, a lanciare l'allarme e ad avvertire gli stessi proprietari al momento del fermo del "Pindaro".

Ancora non si sa con certezza se il motopesca in quel momento si trovasse all'interno o all'esterno del "Mammellone" e quindi in acque internazionali; sulla questione si è interessato fin dalle prime ore il presidente del Distretto Produttivo della Pesca, Giovanni Tumbiolo, il quale ha chiesto un intervento della Farnesina e delle autorità diplomatiche tunisine in Italia.

La nuova vicenda relativa al sequestro del "Pindaro" evidenzia ancora una volta la strategia della tensione negli areali pescosi del Mediterraneo centrale e riportano la marineria mazarese indietro agli anni '80 alla cosiddetta "guerra del pesce". Ultimo sequestro in ordine temporale di un peschereccio in Tunisia risale allo scorso 7 dicembre ed ha riguardato il peschereccio "Flori" trattenuto a Sfax per circa due settimane prima di essere liberato grazie ad una visita in Tunisia del governatore Rosario Crocetta.

Precedentemente era stato sequestrato, sempre a Sfax, il motopesca mazarese "Twenty Four", dal 13 settembre all'11 ottobre scorso; questo sequestro sarà ricordato per il grave malore che colse il marittimo mazarese Santo Novara che dopo diversi giorni ricoverato in ospedale a Sfax, in fin di vita, venne trasportato in elisoccorso al Civico dio Palermo dove fu salvato.

In Tunisia, alcune motovedette con presunti militari da Sfax partono per sequestrare fuori dall'area protetta alla pesca denominata "Mammellone", in acque internazionali; come già avvenuto in precedenza il rilascio dei motopesca avviene dietro pagamento di una cauzione. Le "primavere arabe" in Tunisia ed in Libia non hanno certamente messo fine al fenomeno del sequestro pescherecci mazaresi sorpresi a pescare nelle acque, seppur internazionali, antistanti i due Paesi. Anzi la situazione sembra essere peggiorata dopo che nei precedenti governi deposti, quelli di Ben Alì in Tunisia e Gheddafi in Libia, i sequestri erano progressivamente diminuiti.

Così è diventato sempre più difficile per i pescatori mazaresi, e siciliani in generale, lavorare nel Mediterraneo Centrale. In Libia le acque territoriali arrivano ancora, estese unilateralmente nel 2005, fino a 74 miglia. Proprio in Libia dal 7 ottobre scorso è trattenuto il peschereccio mazarese "Daniela L" giudicato recidivo dal Tribunale di Bengasi la città in mano ancora ai ribelli anti-gheddafi, proprio loro a bordo di una piccola lancia fermarono il motopesca mazarese.

Il problema in Libia è molto complesso in quanto la Cirenaica, zona del Paese di cui Bengasi è il centro, è in mano a questi paramilitari che non certamente rispondono al nuovo governo di Tripoli al quale le autorità italiane hanno più volte richiesto un intervento. Anche l'Egitto negli ultimi anni, a seguito anche della caduta dall'"amico Mubarack", si sta pure adeguando istituendo un "area vietata alla pesca" estesa oltre le acque nazionali. Altra questione a Malta la cui area protetta alla pesca è riconosciuta dall'Ue e si estende fino a 25 miglia dalla costa; qui ad essere sequestrati sono per lo più pescherecci delle marinerie della Sicilia Orientale.

Bisogna mettere fine a questo tipo di episodi attraverso un deciso intervento del nostro governo. Occorre rivedere la mappatura della zona di pesca, prevedendo periodi di fermo biologico più lunghi e mirati nel pieno rispetto delle risorse ittiche".

21-08-2013 10,00

{fshare}

In evidenza