VIDEO – Per la rubrica un libro tira l’altro: “Storie di italiani esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia”

Redazione Prima Pagina Mazara
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10 Febbraio 2021 18:05
VIDEO – Per la rubrica un libro tira l’altro: “Storie di italiani esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia”

Nel giorno del ricordo, 10 febbraio, giornata nazionale che ricorda i massacri delle foibe e l'esodo di Giuliano Dalmata, il Circolo dei Lettori presenta Magazzino 18, di Simone Cristicchi. “Magazzino 18” Storie di italiani esuli d’Istria, Fiume e Dalmazia Simone Cristicchi con Jan Bernas Ed. Mondadori “10  Febbraio Giorno del Ricordo” …Non è un’offesa che cede al rancore, non è ferita da rimarginare. E’ l’undicesimo comandamento: <<Non dimenticare!>>.

In occasione della “ Giornata del Ricordo” il Circolo dei lettori  per la rubrica “Un libro tira l’altro” vi propone la lettura del libro di Simone Cristicchi e Jan Bernas” Magazzino 18” che si rifà allo spettacolo omonimo sulla storia dell'emigrazione degli italiani che vivevano in Istria, ceduta alla Jugoslavia dopo la seconda guerra mondiale. Filo conduttore è la presenza di un personaggio inventato, l'archivista Persichetti, inviato da un non specificato Ministero per catalogare gli oggetti ammassati all'interno di un capannone del Porto Vecchio di Trieste, il Magazzino 18: mobili ed effetti personali stipati dalle famiglie che partivano alla volta dell'Italia, e mai recuperati.

Quelle robe vecchie, res derelicta, hanno un'anima; e a raccontare la loro storia allo spaventato Persichetti sarà un fantasma, il loro antico e saggio custode: lo Spirito delle Masserizie.  Piano piano Persichetti archivierà tutto: e  scoprirà che la gelida Novigrad si chiamava Cittanova da almeno milleduecento anni, e che Piran è la Pirano dei grandi musicisti italiani Tartini e Uto Ughi; gli giungerà la notizia che il più grave attentato su territorio italiano risale al 18 agosto 1946, sulla spiaggia di Vergarolla, a Pola; e che uno dei più grandi eroi civili italiani, Geppino Micheletti, medico, rimase al lavoro per oltre 24 ore per curare i tanti feriti, nonostante avesse appena perso i suoi due bambini nell’attentato; verrà conoscenza del martirio di  Norma Cossetto, da Visinada, Istria, e dell'abbandono in massa di una città inequivocabilmente latina e veneta, Pola, da parte della quasi totalità dei suoi trentamila abitanti.

Da questi oggetti si levano le voci degli antichi proprietari, mischiate alle grida delle vittime della violenza e alle motivazioni di coloro che hanno scelto di restare. Ogni persona è chiamata per nome, ma la sua identità si perde in una cacofonia che, una volta chiuso il libro, nella memoria del lettore diventa un brusio indistinto. Le storie si susseguono l'una dopo l'altra come i numeri di una serie inventariale: mancando un contesto strutturato, assomigliano agli arredi depositati nel Magazzino, inutilizzati e accatastati per tipologia anziché disposti in maniera logica come in una casa.

Simone Cristicchi si immedesima nei drammi subiti dagli abitanti istriani e riesce a trasmettere il senso di sradicamento e la precarietà di un presente che si sgretola in un futuro senza punti di riferimento. I profughi partiti dall'Istria diventano un simbolo di tutti gli esuli: se Cristicchi si fosse distanziato dall'ambientazione contingente, avrebbe potuto rappresentare una condizione universale dell'uomo, insistendo magari sulle eterne ricorrenze che legano gli uomini di ieri e di oggi, in fuga dalla povertà, dall'odio, dalla guerra.

 Il libro restituisce la grazia e la profonda gentilezza dell'opera dell'artista leale a quel che è stato, onesto nel riconoscere la complessità di certe vicende e le responsabilità Italiane e jugoslave. Magazzino 18 è un meraviglioso spettacolo antifascista, estraneo a ogni forma d'odio, di rivalsa, di arroganza, è una pagina di poesia e di consolazione per le sofferenze degli oltre trecentomila esuli italiani dall'Istria, da Fiume e da Zara [Dalmazia], spesso taciute e anzi negate per assurdi interessi di partito o per questioni di convenienza internazionale.

Magazzino 18 è dunque la sceneggiatura del musical civile, uno spettacolo che tanti di quegli esuli avrebbero dovuto vedere in vita, per sentirsi meno disperati, meno incompresi e meno abbandonati. Forse avrebbe evitato a una parte di loro quel suicidio o quell'autodistruzione che spesso hanno scelto, per spegnere le sofferenze. E allora, anche per ricordare loro, vale l'undicesimo comandamento: “Non dimenticare”. E noi, no, “no dimentichemo”. Video

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