Ultime della sera: “Il giorno che ti ho incontrato…”

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
21 Novembre 2020 18:00
Ultime della sera: “Il giorno che ti ho incontrato…”

Avevo l'anima in frantumi e tu  me l'hai ricostruita... ti ho vista danzare, e ho imparato l’armonia... era sera, e ho scoperto la magia dell'imbrunire. Il giorno che ti ho incontrato, narravi di una guerra, e ho imparato il sapore della pace… parlavi di poeti e ho imparato la poesia… avevo gli occhi a terra, e ti ho perduta. Il giorno che ti ho incontrata, non riuscivo a respirare e mi hai dato il tuo fiato… ero solo e  mi stretto la mano… ero perduto e  mi hai chiamato per nome.

Il giorno che ti ho incontrato avevo fame, e mi ha dato da mangiare… ero triste e ho ritrovato l’allegria... avevo paura e mi ha insegnato il coraggio. Il giorno che ti ho incontrato ero bambino e mi hai sorretto nei miei passi… ero confuso e mi hai rassicurato… ero muto e mi hai insegnato a cantare. Il giorno che ti ho incontrato, facevi segni sulla terra e ho imparato il perdono...  eri sulla croce e ho steso anche io le braccia… il sepolcro era vuoto, e ho creduto nella vita.” Abbiamo tutti da raccontare  di quel giorno in cui  abbiamo incontrato qualcuno.

Ma questo tempo che viviamo, è ostile agli incontri. Non possiamo incontrarci perché ci amiamo e ci proteggiamo reciprocamente, ma ci costa questa amputazione di abbracci e di passi condivisi! E così, gli incontri ammessi, sono prospettive artefatte, angoli di sguardi traversi, momenti di quotidianità a favore di obbiettivo, parole difficili da pronunciare, silenzi lunghi di imbarazzo. Scriveva Màrquez in “Vivere per raccontarla”: “ La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla”.

La nostra vita è fatta di incontri. Provateci: nel raccontare la vostra vita, quanti incontri mettereste in fila? Incontri di madri e di padri, di maestri (buoni e cattivi), di compagni, di amori e di amicizie, di luoghi, di suoni... Noi siamo gli incontri che abbiamo fatto e anche quelli che non abbiamo fatto, le coincidenze afferrate e quelle mancate. Se noi siamo la lavagna, gli incontri sono il gesso con cui la nostra storia viene illustrata, se siamo argilla, sono la forma che abbiamo assunto, se siamo tela, sono i nostri ritratti dipinti, le nostre lacrime e i nostri sorrisi.

Alcuni incontri sono bellissimi, fondanti, segnano scelte decisive agli incroci degli anni, ci lasciano impronte d'amore, profumi di grazia, esempi di  vita. Questo tempo nega gli incontri di libera scelta e, paradossalmente, costringe ad incontri obbligati, che sono sovente incontri all'interno di famiglie o di gruppi in cui non c'è armonia, non c'è amore. E allora, come già accade nei casi dei cattivi incontri, la nostra lavagna si incrina, la nostra argilla si inaridisce, la nostra tela si imbratta.

E così  sulle vite, si incidono storie che sporcano, come certe scritte oscene sulla bellezza dei monumenti, come  certe costruzioni abominevoli nell'armonia perfetta dei paesaggi o come certe cicatrici che solcano corpi e anime, per sempre. Si dovrebbe  sempre potere scegliere le mani in cui riposare, la casa in cui tornare, lo sguardo in cui restare. Si dovrebbe potere godere di incontri di amore e di bellezza e, nell'impossibilità di questo, avere la forza di sopravvivere agli incontri di non amore.

Mi chiedo spesso, che tipo di  incontro io sia stata  per le persone che ho incontrato nella mia professione, nelle relazioni, nell'amicizia, nell'amore. E chiedo scusa per tutte le volte che ho girato altrove il mio sguardo. Che anche  questa notte lunga, sia luogo e tempo di incontri. Che anche adesso  noi tutti, possiamo essere,  gli uni per gli altri, incontri di grazia. Maria Lisma

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