Pescherecci sequestrati a Bengasi, mistero sul “mancato intervento della Marina Militare” quella sera del primo settembre

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
06 Novembre 2020 10:01
Pescherecci sequestrati a Bengasi, mistero sul “mancato intervento della Marina Militare” quella sera del primo settembre

Se fosse vera la ricostruzione dei fatti, riportata da Repubblica, sul mancato intervento della Marina Militare a difesa dei pescherecci ‘Medinea’ e ‘Antartide’ di Mazara del Vallo, ci troveremmo di fronte ad un atto grave di cui l’unico responsabile sarebbe il Governo Italiano”. A dichiararlo, in una nota, è stato ieri il Questore della Camera e membro della Commissione Affari Esteri, l’on. Edmondo Cirielli (FdI), intervenuto a seguito di un articolo pubblicato ieri sul quotidiano La Repubblica a firma di Vincenzo Nigro e che getta un’ombra imbarazzante (ancora non ci sono smentite ufficiali) sulle autorità italiane in merito alla vicenda dei diciotto pescatori (otto italiani, sei tunisini, due indonesiani e due senegalesi) e dei due pescherecci mazaresi “Antartide” e Medinea” sequestrati lo scorso primo settembre a circa 35 miglia da Bengasi.

Riportiamo alcuni passi dell’articolo del collega Nigro: “…Il racconto di molte fonti informate restituisce una dinamica umiliante: il sequestro dei 2 pescherecci è avvenuto dopo ore di osservazione di una vedetta libica, a fronte delle minacce di 3 miliziani con Kalashnikov imbarcati su un gommone. Ma soprattutto è avvenuto con il mancato intervento di un elicottero di un cacciatorpediniere della Marina Militare che era a 115 miglia dall’area del sequestro. Un elicottero che per ore è stato dato ‘in avvicinamento” alla zona del sequestro, la cui semplice presenza sarebbe bastata ad allontanare i miliziani libici.

Un elicottero che però non è mai arrivato.’il primo settembre i pescherecci italiani erano in zona di pesca già da un paio di giorni’ ricostruiscono fonti informate: ‘il Medinea dal 29 agosto, l’Antartide dal 20 agosto: tutti operavano a 38-40-42 miglia dalla costa libica, sempre al di là delle acque territoriali libiche’. I pescherecci italiani in zona erano 9, assieme a 4 imbarcazioni tunisine. Gli italiani provenivano 8 da Mazara del Vallo e uno dal porto di Pozzallo.

Per tutta la giornata del 1° settembre una vedetta libica ha incrociato nell’area di pesca’ riferisce una fonte ‘come se stessero osservando le operazioni’. A bordo dei pescherecci i marittimi tunisini imbarcati ascoltavano le comunicazioni in arabo della vedetta con Bengasi e traducono: i miliziani libici identificano i diversi pescherecci e comunicano a terra la presenza di imbarcazioni italiane. ‘In serata si sentono altri messaggi che fanno riferimento a ‘Italia, Italia’ e poi iniziano le operazioni per il sequestro.

La piccola vedetta libica mette in mare un gommone su cui imbarca 3 uomini con kalashnikov: avvicinandosi veloci ai pescherecci, gli uomini sparano in aria. La tecnica di abbordaggio è questa: il gommone si accosta sparando in aria al peschereccio, chiede all’equipaggio di consegnare il comandante e poi ordina alla barca di proseguire verso il porto di Bengasi. La prima barca, il ‘Natalino’, consegna un uomo, ma poi fugge verso l’Italia. Anche un altro motopesca consegna un uomo e fugge verso Mazara.

Il Medinea e l’Antartide invece non abbandonano i comandanti fatti scendere sul gommone, e rispettano gli ordini dei libici. Nel frattempo a bordo tutti gli equipaggi hanno la liberta di comunicare con Mazara, via radio e telefoni satellitari,. Gli armatori vengono avvertiti, telefonano subito alla Guardia costiera di Mazara e alla Marina militare a Palermo. In pochi minuti arrivano le prime risposte dalla Marina di Roma che rassicurano gli armatori: ‘abbiamo un elicottero imbarcato su una nave, a 20 minuti di volo, fate rallentare i vostri equipaggi, al più presto interveniamo’.

L’elicottero è un velivolo di un cacciatorpediniere classe ‘Mimbelli’, una nave potente e veloce. La marina militare dalle 21,20 circa continua a rassicurare gli equipaggi con telefonate agli armatori di Mazara. ‘Ma all’improvviso per 2 o 3 ore la Marina non risponde più alle telefonate degli armatori’ dice un’altra fonte. ‘Poi verso le 3 di notte chiamano per dire che l’elicottero non può intervenire, il caso è ormai diplomatico e che non c’è nulla da fare’.

Un cacciatorpediniere ed un elicottero beffati da una vedetta e tre miliziani libici con kalashnikov su un gommone”. Su questi fatti lo stesso Questore della Camera e membro della Commissione Affari Esteri, l’on. Edmondo Cirielli, ha annunciato la presentazione di un’interrogazione parlamentare al ministro degli Esteri Luigi Di Maio e al ministro della Difesa Lorenzo Guerini. Sul presunto mancato intervento della marina Militare italiana quella drammatica notte del primo settembre potrebbe essere importante ascoltare cosa ne pensa l’On.

Piero Fassino, Presidente della stessa Commissione Esteri, con il quale il sindaco Salvatore Quinci ha avuto diversi contatti. Nel frattempo dal governo italiano, dopo 66 giorni dal sequestro (i marittimi detenuti dall’8 settembre nel carcere di el Kuefia, a 15 km sudest di Bengasi), invece solo silenzio, nessun segnale in merito ad una trattativa avviata attraverso l’intermediazione di Emirati Arabi e Russia che hanno rapporti con l’Esercito Nazionale Libico guidato dal generale Khalifa Haftar che controlla la Libia Cirenaica.

(in foto copertina i pescherecci “Antartide” e “Medinea” sequestrati nel porto di Bengasi). Francesco Mezzapelle

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