Il “mondo di mezzo” della sanità siciliana. I dettagli dell’operazione della GdF “Sorella Sanità”

Redazione Prima Pagina Mazara
Redazione Prima Pagina Mazara
21 Maggio 2020 09:26
Il “mondo di mezzo” della sanità siciliana. I dettagli dell’operazione della GdF “Sorella Sanità”

Probabilmente si tratta di un’indagine portata avanti da mesi, conclusasi proprio con la fine, o quasi, dell’emergenza covid-19,  quella che ha provocato un vero cataclisma nella sanità siciliana e che coinvolge dodici persone, personaggi pubblici  e non; tutti soggetti che avrebbero fatto parte di un vero e proprio “mondo di mezzo” composto da faccendieri, imprenditori e pubblici ufficiali. Avrebbero asservito la sanità pubblica agli interessi privati, in modo da consentire di lucrare indebiti e cospicui vantaggi economici nel settore della sanità pubblica E’ stata intitolata “Sorella Sanità” la maxi operazione condotta dal Comando provinciale di Palermo della Guardia di Finanza che, eseguendo un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal G.I.P.

del Tribunale, ha portato al fermo di 12 soggetti a vario titolo indagati per corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio, induzione indebita a dare o promettere utilità, istigazione alla corruzione, rivelazione di segreto di ufficio e turbata libertà degli incanti Le complesse indagini eseguite dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria delle “fiamme gialle” palermitane  sono state svolte con l’ausilio di intercettazioni telefoniche e ambientali, appostamenti, pedinamenti, videoriprese (vedi foto di copertina), esami documentali e dei flussi finanziari; sarebbe stato così scoperto un sistema che sottraendo risorse pubbliche avrebbe anche inciso pesantemente anche sulla qualità dei servizi forniti ai cittadini, soprattutto in un settore delicato come quello della sanità.

Un ruolo importante nell’ipotizzato sistema di potere ricostruito dagli investigatori avrebbe avuto l’attuale direttore generale dell’ASP di Trapani, l’avv. Fabio Damiani, classe 65 di Palermo, e pertanto destinatario di custodia cautelare in carcere così come colui che è stato ritenuto il suo faccendiere di riferimento, cioè Salvatore Manganaro, classe 76 originario di Agrigento. Agli arresti domiciliari sono finiti invece: Antonino Candela, classe 65 di Palermo, attuale Coordinatore della struttura regionale per l’emergenza Covid-19, già commissario straordinario e direttore generale dell’ASP 6 di Palermo; Giuseppe Taibbi,  classe 73 di Palermo, faccendiere di riferimento per il Candela; Francesco Zanzi, classe 64 di Roma, amministratore delegato della Tecnologie Sanitarie S.p.a.; Roberto Satta, classe 70 di Cagliari, responsabile operativo della Tecnologie Sanitarie S.p.a.; Angelo Montisanti, classe 69 di Palermo, responsabile operativo per la Sicilia di SIRAM S.p.a.

e amministratore delegato di SEI Energia s.c.a.r.l.; Crescenzo De Stasio, classe 71 di Napoli, direttore unità business centro sud di SIRAM S.p.a.); Ivan Turola classe 80 di Milano, referente occulto di FER.CO. s.r.l.; Salvatore Navarra (classe 73 di Caltanissetta, Presidente del consiglio di amministrazione di PFE S.p.a. Il divieto temporaneo di esercitare attività professionali, imprenditoriale e pubblici uffici è scattato invece per Giovanni Tranquillo, classe 59 di Catania, ritenuto referente occulto di EURO&PROMOS S.p.a.

e di PFE S.p.a., e per Giuseppe Di Martino classe 57, originario di Polizzi Generosa, ingegnere e membro di commissione di gara. Con lo stesso provvedimento il G.I.P. di  Palermo  ha disposto il sequestro preventivo di  sette società, con sede in Sicilia e Lombardia, nonché di disponibilità finanziarie per 160.000 euro, quale ammontare allo stato accertato delle tangenti già versate; le tangenti promesse ai pubblici ufficiali raggiungerebbero però una cifra pari ad almeno 1.800.000 euro.

Le articolate fasi del sistema corruttivo ruotavano intorno alle gare indette dalla Centrale Unica di Committenza della Regione Siciliana e dall’ASP 6 di Palermo, disvelando le trame sottese all’accaparramento di appalti milionari del settore sanitario siciliano. Nello specifico sono state analizzate quattro procedure ad evidenza pubblica interessate da condotte di turbativa, aggiudicate a partire dal 2016, il cui valore complessivo sfiora i 600 milioni di euro, aventi ad oggetto: -gestione e manutenzione apparecchiature elettromedicali – bandita dall’ ASP 6 del valore di 17.635.000 euro; -servizi integrati manutenzione apparecchiature elettromedicali – bandita dalla CUC del valore di 202.400.000 euro; -fornitura vettori energetici, conduzione e manutenzione impianti tecnologici – bandita dal ASP 6 del valore di 126.490.000 euro; -servizi di pulizia per gli enti del servizio sanitario regionale – bandita dalla CUC del valore di 227.686.423 euro.

Le spregiudicate condotte illecite avrebbero garantito l’arricchimento personale dei pubblici ufficiali infedeli e dei loro intermediari, mediante l’applicazione di un tariffario che si aggirava intorno al 5 % del valore della commessa aggiudicata. Gli operatori economici vincitori delle gare, importanti società di livello nazionale, sarebbero state consapevoli e partecipi delle dinamiche criminali, dalle quali traevano un vantaggio che avrebbe remunerato nel tempo il pagamento delle tangenti.

Lo schema illecito, ricostruito dagli specialisti anticorruzione del Gruppo Tutela Spesa Pubblica del Nucleo di Polizia Economico – Finanziaria, appariva consolidato, ecco le sue principali fasi:

  1. l’imprenditore interessato all’appalto avvicina il faccendiere, noto interfaccia del pubblico ufficiale corrotto;
  2. Il faccendiere, d’intesa con il pubblico ufficiale, concorda con l’impresa corruttrice le strategie criminali per favorire l’aggiudicazione della gara;
  3. La società, ricevute notizie dettagliate e riservate, presenta la propria “offerta guidata”, che sarà poi adeguatamente seguita fino all’ottenimento del risultato illecito ricercato.
Le condotte scorrette emerse nel corso dello svolgimento delle procedure turbate riguarderebbero:  l’attribuzione di punteggi discrezionali, non riflettenti il merito del progetto presentato; la sostituzione delle buste contenenti le offerte economiche; il pagamento di stati avanzamenti lavoro anche in mancanza della documentazione giustificativa necessaria; la diffusione di informazioni riservate, coperte da segreto di ufficio.

I pagamenti delle tangenti in alcuni casi sarebbero avvenuti con la classica consegna di denaro contante nel corso di incontri riservati, ma molto più spesso sarebbero stati mimetizzati attraverso complesse operazioni contabili instaurate tra le società aggiudicatarie dell’appalto e una galassia di altre imprese, intestate a prestanomi, ma di fatto riconducibili ai faccendieri di riferimento per i pubblici ufficiali corrotti. Per rendere ancora più complessa l’individuazione del sistema criminale approntato, gli indagati si sarebbero spinti fino alla creazione di trust fraudolenti, con l’obiettivo di schermare la reale riconducibilità delle società utilizzate per le finalità illecite.

Il patto criminale sarebbe stato poi ulteriormente cementato grazie alle continue e sistematiche interlocuzioni che erano necessarie per gestire tutte le fasi attuative dei contratti la cui durata era ovviamente pluriennale. A seguito di questa importante operazione della Guardia di Finanza che sconvolge certamente la sanità siciliana attendiamo le reazioni della politica regionale e locale. Francesco Mezzapelle

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