“Una punta di Sal”. Tra onore e disonore la Sicilia di sempre
La politica dell’onore affonda le sue radici nell’idea che la reputazione di un leader sia indissolubile dalla sua integrità morale. In questo schema, il potere non è un possesso, ma un deposito fiduciario.Dall’altro lato troviamo la politica del disonore, spesso mascherata da "realismo". È la politica che accetta il compromesso morale come prezzo necessario per l’efficacia. In questo ambito, il fine giustifica i mezzi e la vergogna è considerata un lusso che il politico non può permettersi.
Il rischio contemporaneo è che l’onore venga svuotato di senso, diventando una parola usata proprio da chi lo calpesta. Quando la forma non corrisponde più alla sostanza, entriamo nell'era della post-verità. Come notava Indro Montanelli, riferendosi alla situazione italiana ma con respiro universale: "In Italia non mancano i martiri, ma mancano gli uomini onesti che abbiano il coraggio di dire la verità anche a costo di perdere il potere". Il disonore non è solo l'atto illegale, ma la codardia intellettuale.
Vivere tra queste due polarità significa abitare una tensione costante. L’onore richiede memoria, coerenza e visione a lungo termine; il disonore si nutre dell’istante, dell’opportunismo e dell’oblio collettivo. Se la politica dell'onore mira a trasformare la società in una comunità di destino, quella del disonore la riduce a un mercato di consensi. La vera sfida del cittadino moderno è non assuefarsi al disonore, scambiandolo per "pragmatismo", perché la storia insegna che il disonore non compra mai la pace, ma solo un rinvio del disastro.
In Sicilia come si vive questo dualismo? Non c’è, vige molto la politica del disonore che è pure difficile da amministrare perché si vive anche di gelosie, invidie, ricatti piccoli e grandi, messaggi cifrati, è la Sicilia di sempre che non vuole cambiare, che affonda le radici nella politica del disonore. Per le spese pazze, per quelle sottobanco, per il bilancio, per la sanità, per la mafia che a parole si combatte ma in realtà li lascia prosperare indirettamente, girandosi da un'altra parte e fingendo invece di guardare nella giusta direzione.
Lo aveva detto Sciascia, parlando di "professionisti dell'antimafia". E poi ancora: gli "enti mangiasoldi", il mare delle sovvenzioni che vanno e vengono, l'eccesso infermale di dipendenti pubblici, gli scandali quasi quotidiani, centinaia di arresti, traffici di droga, violenza sulle strade e sulle piazze, giovani armati di pistole, giovani che escono di casa con il coltello in tasca o nascosto in auto o nel bagaglio della moto e si potrebbe continuare all’infinito con le ruberie quotidiane e le gare di appalto truccate.
Anche la natura si è corrotta. Nella nuda terra siciliana, tra gli insetti laboriosi ecco spuntare le microspie delle procure. Poi spuntano i vecchi marpioni che continuano a candidarsi e si ritorna sempre indietro “tanto per tenere sempre fresca la memoria” -scrive un anonimo sui social. Il popolo ubbidiente che li votano, sembrano immensi e irraggiungibili, capi e sottocapi. Ed invece sono uomini “normali” affaccendati nelle loro faccende che guardano, scrutano, poi vanno sulle pagine dei giornali e parlano di milioni stanziati, di opere immense, della sanità che verrà, dell’acqua che sgorgherà da i rubinetti dell’isola, la spazzatura che verrà inghiottita da macchine incredibili di ultima generazione.
Ed ora? Con questi giochi di Governo (assessori che vanno e che vengono, Schifani ha fatto tris) si dovrà attendere che le acque si calmino per ricominciare con le solite promesse, i soliti milioni stanziati, le grandi opere che si faranno, in sostanza la solita solfa per una Sicilia che non cambierà mai con strategie ed uomini politici riciclati o arrivati alla ribalta per “eredità” del padre verso il figlio o a consanguinei, uno scranno a Sala D’Ercole ci sarà sempre. Eppure nell’Ottocento e nel Novecento c’erano i grandi scrittori che hanno reso celebre l’isola culturalmente: Verga, Pirandello, De Roberto, Brancati, Tomasi di Lampedusa, Sciascia… Romanzi e novelle cui hanno fatto da cassa di risonanza i film e le fiction televisive che vi si sono ispirati.
Gli esempi potrebbero essere molti. Ma oggi siamo ancora una volta frastornati da giochi di politica puerile che cade quasi sempre nelle grinfie di qualche Procuratore della Repubblica. E nelle prime pagine dei giornali, ogni mattina, c’è sempre la foto di qualche marpione!. (nella foto Sala D’Ercole Patrimonio dell’Unesco in quanto fa parte del Palazzo dei Normanni o Palazzo reale)
Salvatore Giacalone