“Una punta di Sal”. L’illusione del privilegio è l’incertezza del domani. Il "sistema degli amici"
In un’Italia che sembra non riuscire a recidere il cordone ombelicale con la logica della cooptazione,un metodo non democratico di nomina in cui i membri di un organo collegiale scelgono direttamente i nuovi componenti tra persone di loro fiducia, viene spesso analizzata dal punto di vista di chi resta escluso. Ci indigniamo per il merito calpestato, per i talenti in fuga e per le graduatorie scritte a matita. Tuttavia, raramente ci soffermiamo sul destino di chi quel favore lo riceve. È un’analisi necessaria, perché rivela come il "sistema degli amici" non sia solo ingiusto per la collettività, ma profondamente tossico per gli stessi beneficiari.
Esiste una forma sottile di miopia sociale che colpisce chi confonde la compiacenza degli "amici" con il proprio valore reale. È “l’illusione del privilegio”: la convinzione di occupare una posizione di vantaggio non per merito o competenza, ma per una sorta di diritto acquisito, spesso alimentato da una cerchia ristretta che funge da cassa di risonanza. Se nell’immediato questo isolamento dorato offre protezione, nel lungo periodo il conto da pagare è un’insidiosa e paralizzante incertezza.
Quando il "protettore" cade o cambia schieramento, chi è stato imposto si ritrova nudo. Senza una legittimazione autonoma, il favorito non ha strumenti per sopravvivere alla tempesta: non ha reti di salvataggio basate sulla stima professionale trasversale, né la resilienza di chi ha imparato a rialzarsi dopo un fallimento reale. Inoltre, esiste un peso psicologico sottovalutato. Il favorito sa, nel profondo, che la sua posizione è un prestito, non una proprietà. Questo genera una forma di servilismo che impedisce il pensiero critico e l’innovazione.
Chi deve ringraziare non può dissentire; chi non può dissentire non può evolvere. Così, intere classi dirigenti diventano eserciti di "yes-man" che, nel tentativo di proteggere il proprio privilegio, finiscono per accelerare il declino delle istituzioni che governano. Succede in Parlamento, come nei consigli regionali e comunali. Il paradosso finale è che il sistema dei favori non crea stabilità, ma un’ansia perenne. Mentre il merito è un capitale che ti porti ovunque, il favore è un contratto a termine con clausole scritte nell'ombra.
Per chi è abituato alle scorciatoie, la strada maestra diventa un labirinto invalicabile. Dovremmo allora iniziare a raccontare questa verità: la politica dei favori non è un regalo, ma un’ipoteca sul futuro. Quando il politico dice ad un giovane in cerca di un lavoro “non preoccuparti troveremo una soluzione” il suo interlocutore è come se si trovasse in una gabbia dorata che scambia la sicurezza immediata con l’irrilevanza del domani. Chi accetta il favore rinuncia alla propria libertà e, paradossalmente, diventa il primo ostaggio di un sistema destinato a implodere.
In un mondo che corre veloce, l'unico vero paracadute è ciò che sappiamo fare. Dal punto di vista puramente economico, la logica del favore genera una distorsione del mercato devastante. Quando una posizione di rilievo viene assegnata per fedeltà e non per competenza, il primo effetto è la perdita di efficienza. Un manager scelto per "vicinanza" non risponde alla logica del risultato, ma a quella del mantenimento dello status quo. Esiste poi il fenomeno della "selezione avversa". I talenti migliori, vedendo le strade sbarrate da dinamiche opache, decidono di non partecipare alla competizione.
Questo esodo (la celebre "fuga dei cervelli") rappresenta un disinvestimento massiccio: lo Stato spende miliardi per formare professionisti che poi regala ad economie estere più sane. Il capitale umano che resta, spesso meno qualificato o semplicemente più incline al compromesso, non ha la forza d'urto necessaria per generare crescita.In ultima analisi, il legame tra l'erosione economica e il destino del favorito è più stretto di quanto appaia. Il vero paradosso è che, nel tentativo di proteggere se stessi tramite scorciatoie, i favoriti finiscono per distruggere proprio quel mercato che dovrebbe garantirne il futuro.
Per chi ha vissuto all'ombra del privilegio, l'impatto con la realtà sarà un risveglio brusco: in un mondo dove la trasparenza è un requisito di mercato, chi non ha competenze proprie da offrire diventerà il primo "scarto" di un sistema che ha smesso di poter pagare il conto dei suoi amici.
Salvatore Giacalone