“Una punta di Sal”. La Repubblica Popolare del Cortile Digitale. Se il "Bar Sport" si sposta online
Esiste una città di cinquantamila abitanti dove la democrazia ha finalmente compiuto il suo miracolo più bizzarro: ha dato a tutti il diritto di parola, dimenticandosi però di allegare un libretto di istruzioni per l'uso della grammatica e del buon senso. In questa porzione di provincia italiana, una fetta impressionante di popolazione compresa tra i 30 e i 90 anni ha scoperto la via dell’oro: i social network. Gente che un tempo si limitava a guardare i cantieri stradali con le mani dietro la schiena o a commentare il campionato di calcio davanti a un bianchino, oggi si alza la mattina con una missione ben più nobile: salvare il mondo a colpi di sgrammaticate filippiche contro "tutto e tutti".
Il fenomeno non è locale, è globale, ma nelle nostre realtà provinciali assume i contorni di una commedia di costume tanto esilarante quanto tragica. Assistiamo ogni giorno a una sorta di grafomania compulsiva: si scrive tanto per scrivere, purché si scriva contro qualcuno. Il vicino di casa diventa un criminale ecologico se lascia il sacchetto della plastica fuori orario, il sindaco un dittatore se chiude una strada per lavori, l'esperto di turno un venduto da fustigare sulla pubblica piazza digitale.
In questo perenne scontro, il primo a cadere sul campo di battaglia è quasi sempre il congiuntivo, seguito a ruota dalla sintassi e dalla logica elementare. I discorsi non hanno un filo conduttore; sono grumi di frustrazione gettati in pasto a una tastiera. È il trionfo del "cortile digitale": una piazza virtuale che non produce informazione, ma pettegolezzo; che non genera cultura, ma rumore di fondo.Dietro le risate che suscitano certi commenti scritti in un italiano puramente immaginario, si nasconde però un dramma sociologico serio: l’analfabetismo funzionale. Secondo i dati statistici, l'Italia brilla regolarmente nelle classifiche europee per questa specifica piaga. Parliamo di cittadini che sanno leggere e scrivere dal punto di vista tecnico (hanno frequentato la scuola dell'obbligo), ma che non sono più in grado di comprendere il significato di un testo di media complessità.
Se pubblichi un articolo che spiega perché "le tariffe della spazzatura aumenteranno a causa dei costi di smaltimento regionali", l'analfabeta funzionale leggerà solo la parola "aumenteranno" e commenterà: "Vergonia”!!! Qui mangiano tutti e noi paghiamo la spazzatura che fa schifo!!" È una reazione puramente emotiva, priva di filtro cognitivo. Il social media non fa altro che capitalizzare su questa debolezza: gli impulsi sono progettati per premiare l'indignazione, perché la rabbia genera clic, i clic generano tempo speso online, e il tempo si traduce in pubblicità.Il problema non sono i social in sé – che restano potenziali enciclopedie globali a portata di mano – ma l’uso che ne fa una platea adulta del tutto priva di alfabetizzazione digitale. I trentenni e i novantenni si trovano oggi sullo stesso identico piano, accomunati dalla stessa incapacità di distinguere una notizia vera da una bufala colossale inventata per provocare.
La prospettiva per il futuro è una società spaccata in due. Da una parte una minoranza che usa la rete per informarsi, studiare e lavorare. Dall'altra una maggioranza rumorosa che vive in un eterno "Bar Sport" aperto 24 ore su 24, convinta che digitare una sciocchezza su uno schermo equivalga a partecipare al dibattito democratico del Paese. Finché non rimetteremo al centro la scuola, la lettura critica e la fatica del pensiero complesso, la nostra cultura rischia di rimanere ostaggio di questo cortile.
Salvatore Giacalone