“Una punta di Sal”. In provincia tanti candidati per le elezioni Regionali. A Mazara potrebbero essere quattro o cinque?

Redazione Prima Pagina Mazara

Il quadro politico in Sicilia è in forte fermento in vista delle elezioni Regionali del 2027, accelerato dai recenti e clamorosi risultati delle elezioni Comunali che hanno ridisegnato i rapporti di forza nell'isola. E non c’è città della provincia di Trapani in cui non si discuta, se pur sommessamente, di partiti e candidature. Ricordiamo che gli eletti della provincia devono essere soltanto 5 su una popolazione di oltre 428 mila abitanti, gli elettori oscillano sui 380 mila. Attualmente I 5 deputati regionali della circoscrizione provinciale di Trapani, all'Assemblea Regionale Siciliana, sono: Stefano Pellegrino (Forza Italia), Giuseppe Bica (Fratelli d’Italia), Dario Safina (Partito Democratico), Cristina Cimminisi (Movimento 5 Stelle), Mimmo Turano (Lega /Prima Italia).

Tutti e 5 potrebbero essere riconfermati anche se “voci politiche” prevedono la candidatura di Stefano Pellegrino come candidato alle elezioni nazionali. Le voci, comunque, sono tante anche sul numero dei candidati che potrebbe esprimere ogni singola città della provincia e che riportiamo per dovere di cronaca. I candidati di Trapani dovrebbero essere 5, quelli di Marsala 4, Mazara 4, Castelvetrano 3, Alcamo 3, Partanna 1, Salemi 1. Qualche altro candidato esprimerebbero i Paesi della valle del Belice.

In tutto sarebbero tra 20 e 25, un numero eccessivo considerando che gli eletti devono essere 5 e, ricordiamo ancora una volta, che i deputati uscenti saranno tutti ricandidati. Bisogna guardare anche un po’ da vicino la vita delle coalizioni di centro destra e centro sinistra per avere un’idea sulla competizione elettorale in Sicilia.

La coalizione di governo guidata da Renato Schifani sta attraversando un momento di forte stress politico. Le elezioni Comunali hanno visto il centrodestra subire pesanti sconfitte in diverse roccaforti storiche, tra cui spiccano i crolli ad Agrigento e Bronte. Dietro la facciata dell'unità ("avanti fino a fine legislatura"), i partiti della coalizione sono divisi. Fratelli d'Italia preme per una forte discontinuità e avvisa che senza una conferma blindata del proprio peso politico potrebbe rivedere il sostegno al bis di Schifani.

Al contempo, altre forze interne (come l'area di Saverio Romano) parlano apertamente di un "centrodestra naufragato" che necessita di nuovi protagonisti. A complicare i piani si aggiungono le dichiarazioni del generale Roberto Vannacci, il quale ha annunciato che la sua squadra si presenterà alle Regionali del 2027 senza garantire in automatico l'alleanza con il centrodestra tradizionale, fissando precise "linee rosse" programmatiche. Già avrebbe i suoi punti di riferimento in tutte le province siciliane, in provincia di Trapani sarebbero Michele Rallo, ex An e Nicola Cristaldi che ancora non avrebbe confermato.

L’ex volto de Le Iene e leader del movimento civico Controcorrente, Ismaele La Vardera è l'autentico vincitore politico delle ultime settimaneI candidati sostenuti da La Vardera (come Michele Sodano ad Agrigento e Giuseppe Gullotta a Bronte) hanno espugnato comuni chiave, trasformando il movimento da forza di mera protesta a realtà amministrativa concreta. La Vardera ha già presentato ufficialmente simbolo e comitato tecnico-scientifico per la sua corsa alla Presidenza della Regione. Forte dei successi sul territorio, ha ribadito agli alleati di non avere intenzione di fare passi indietro: "Resto candidato alla Regione, ma facciamo squadra".La Vardera godrebbe pure dell’appoggio del neo partito “Progetto Civico Italia”.

Nonostante l'avanzata di Controcorrente metta in seria difficoltà la destra, nel campo del centrosinistra (PD e Movimento 5 Stelle) l'entusiasmo è frenato da forti diffidenze tattiche: Il centrosinistra accetta di dialogare con le forze civiche ma non gradisce l'imposizione di candidature dall'alto. Il timore di Pd e M5S è che La Vardera stia usando l'onda mediatica e i successi comunali per lanciare un "ricatto politico" alla coalizione. Anche l'ex leader di La Vardera, Cateno De Luca (Sud chiama Nord), ha attaccato duramente l'ex alleato via social, accusandolo di pretendere il sostegno del centrosinistra alla Presidenza della Regione minacciando, in caso contrario, di correre da solo spacciando vecchie logiche politiche per novità.

In sintesi, il centrodestra deve ricostruire i propri equilibri interni dopo il tracollo delle comunali per evitare di arrivare alle Regionali totalmente diviso; sul fronte opposto, la figura di La Vardera è diventata troppo forte per essere ignorata, ma il centrosinistra non sembra ancora disposto a concedergli le chiavi della coalizione senza passare da una leadership condivisa.

Sotto la superficie di una fiducia ribadita a Renato Schifani, le fondamenta della coalizione ballano vistosamente. Il crollo subito nelle ultime elezioni ha innescato un effetto domino che rischia di travolgere, in primo luogo, lo stesso partito del Governatore: Forza Italia.

Mentre gli alleati di Fratelli d’Italia mandano messaggi obliqui avvertendo che, in caso di fumata nera sul bis di Schifani, i nomi pronti per la presidenza non mancano di certo, a fare rumore è la guerra fratricida tutta interna agli azzurri. Due pesi massimi del partito hanno ufficialmente acceso i motori, pronti alla scalata per il dopo-Schifani: il vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè, e l'eurodeputato Marco Falcone.

Il segnale di Giorgio Muè è arrivato forte e chiaro: "Io sono qua". Il deputato nazionale non nasconde più le proprie ambizioni per Palazzo d'Orléans, cavalcando l'insoddisfazione di un elettorato moderato disorientato dagli ultimi passi falsi della giunta regionale. Mulè, forte del suo radicamento e della sua visibilità romana, invoca da tempo un netto cambio di passo nella gestione del partito in Sicilia.

Dall'altra parte della faglia interna si muove Marco Falcone. Forte del suo sbarco al Parlamento Europeo, l’ex assessore regionale all'Economia non ha alcuna intenzione di restare a guardare le dinamiche siciliane da Bruxelles. Falcone incarna l'anima più territoriale del partito, quella legata alla macchina dei voti della Sicilia orientale e di Catania.La sua candidatura, alternativa o complementare a quella di Mulè a seconda di come si evolveranno le correnti interne, rappresenta l'argine della Sicilia orientale contro i progetti di centralizzazione palermitana o romana.

Salvatore Giacalone