“Una punta di Sal”. Elezioni in Sicilia nel 2027. Tra l'illusione del cambiamento e l'eterno Gattopardo

Redazione Prima Pagina Mazara

Mancano molti mesi al voto del 2027, ma tra i corridoi affrescati di Palazzo dei Normanni si sente già il rumore di una campagna elettorale permanente. La Sicilia si avvicina al rinnovo della sua Assemblea Regionale con i soliti rituali, le coalizioni frammentate e i sondaggi che provano a disegnare il futuro di un'isola storicamente indecifrabile. Eppure, la domanda fondamentale che tormenta osservatori ed elettori va oltre le formule politiche: la Sicilia è destinata a rimanere perennemente "gattopardiana"? La celebre massima di Giuseppe Tomasi di Lampedusa – “Se vogliamo che tutto rimanga come com'è, bisogna che tutto cambi” – non è una semplice citazione letteraria. In Sicilia, è una categoria dello spirito politico. 

Se osserviamo le manovre attuali, lo spartito sembra già scritto. Nel centrodestra, la ricandidatura del governatore uscente Renato Schifani viene ufficialmente blindata da parti di Forza Italia, Fratelli d'Italia e Lega. Sotto la superficie, però, si muovono forti correnti interne che ipotizzano soluzioni alternative o "piani B". 

Dall'altra parte, le opposizioni cercano faticosamente la quadra. Il Movimento 5 Stelle schiera i propri coordinatori territoriali, il Partito Democratico prova a ricompattare le sue anime divise, mentre figure terze come Cateno De Luca (Sud chiama Nord) e l'ex "Iena" Ismaele La Vardera (Controcorrente) cercano di accreditarsi come i veri elementi di rottura del sistema. 

I sondaggi locali evidenziano una forte incertezza. Mostrano come il consenso sia parcellizzato in feudi elettorali e liste create su misura. È la frammentazione ideale per far sì che i vecchi centri di potere, pur cambiando simboli e casacche, mantengano intatto il controllo del territorio. Il "gattopardismo" moderno della politica siciliana si manifesta nella straordinaria capacità della sua classe dirigente di assorbire la protesta trasformandola in gestione. I movimenti che nascono con una forte spinta anti-sistema finiscono spesso per essere integrati nelle dinamiche d'aula di un'autonomia speciale che, se da un lato garantisce ampi poteri legislativi, dall'altro si traduce in una complessa macchina burocratica difficile da riformare.

I grandi temi rimangono irrisolti da decenni: le infrastrutture interne che isolano i comuni, le cicliche emergenze idriche e dei rifiuti, la sanità pubblica gravata da liste d'attesa e carenze di personale, i giovani che continuano a emigrare alla ricerca di opportunità stabili. Di fronte a queste emergenze storiche, i programmi elettorali si riempiono di promesse di "svolta storica". 

Nei fatti, la macchina regionale procede per continuità, riforme parziali e mediazioni continue tra i partiti della maggioranza di turno.Il vero elemento che potrebbe rompere l'equilibrio gattopardiano non è un nuovo leader, ma la rassegnazione dei cittadini. Nelle scorse regionali l'affluenza si è fermata al 48,82%: più di un siciliano su due ha scelto di non votare. Questa enorme fetta di elettorato invisibile rappresenta il vero fallimento della politica isolana. Chi non vota non lo fa solo per pigrizia, ma per la convinzione profonda che il voto non cambierà lo stato delle cose.

Il silenzio delle urne finisce per favorire il sistema clientelare esistente, dove i blocchi di voti consolidati mantengono il controllo assoluto del risultato. Le elezioni del 2027 ci diranno se la Sicilia è pronta a smentire Tomasi di Lampedusa o se firmerà l'ennesima conferma del suo capolavoro letterario. Finché la campagna elettorale si concentrerà sui nomi dei candidati, sui veti incrociati e sulla spartizione delle liste anziché su progetti strutturali e verificabili, la risposta sarà purtroppo scontata.

Per l'ennesima volta si cambieranno i volti nei manifesti per lasciare immutata la sostanza del potere. La scadenza naturale della legislatura, iniziata con l'elezione di Renato Schifani a settembre del 2022, sta spingendo i partiti ad aprire le manovre per le candidature.

Vademecum. Sul piano normativo, non sono previste riforme stravolgenti del sistema elettorale. Resta il collaudato meccanismo a turno unico e senza ballottaggio, che assegna la presidenza al candidato che ottiene anche un solo voto in più. Resta in vigore lo sbarramento al 5% per le liste parlamentari all'Assemblea Regionale Siciliana (ARS). L'unica vera incognita istituzionale riguarda il tentativo della Giunta di reintrodurre il voto diretto per le Province, subordinato però alle decisioni del Parlamento nazionale.

Salvatore Giacalone