Sindaco Anastasi: "il Cimitero Mediterraneo e il nostro colpevole silenzio"

Redazione Prima Pagina Mazara

In questi giorni il mare sta restituendo diversi corpi privi di vita di migranti (vedi il rinvenimento di cadaveri nelle acque di Pantelleria e della costa sud occidentale della Sicilia, da Capo Granitola a Marsala) che nei giorni scorsi, nonostante il forte maltempo, si erano messi in viaggio su dei barchini per raggiungere la Sicilia. Su tale drammatica vicenda riceviamo e pubblichiamo una riflessione del sindaco di Petrosino, Giacomo Anastasi. Ecco quanto si legge

“Il mare ci sta restituendo decine di morti vittime dei naufragi. Sono probabilmente i morti senza nome del Ciclone Harry. Sembra che le vite risucchiate dal mare in quei giorni siano addirittura mille. Mille vite che si aggiungono alle decine di migliaia di donne, uomini e bambini divorati dal mare in questi anni nel Canale di Sicilia. Donne e uomini invisibili ai nostri occhi da vivi e da morti. Da sindaco di un piccolo comune di questo Sud estremo, per quel poco o niente che può servire, sento ancora l'obbligo morale di provare a scalfire il silenzio che ignora e nasconde quei morti.

Il silenzio ferocissimo e spietato di Ministri e politicanti. Il silenzio di tanti giornali, di chi fa informazione, il silenzio di tanti, troppi di noi. Quale speranza possiamo coltivare, quale futuro possiamo immaginare se la morte di un altro essere umano non ci muove più non dico indignazione, ma almeno umana pietas. Mille persone. Mille vite inghiottite. Mille vite invisibili che ci hanno lasciato e ci lasciano indifferenti e sordi. Il mare adesso ci sta riportando i resti di quei corpi. Ieri a Pantelleria, l'altro ieri a Marsala e a Petrosino.

Sono braccia, gambe, spalle e schiene divorate dai pesci. Nel loro macabro manifestarsi ci sputano in faccia la nostra ignavia. La nostra miseria. La nostra sconfitta. Perché quelle vite risucchiate dal mare nella nostra totale indifferenza, quella invisibilità in cui cerchiamo di rimuoverle, dicono tanto di noi. Di quello che siamo diventati. Della nostra incapacità di sentire il dolore degli altri. Quello che é in gioco, quello che abbiamo perso è molto di più della nostra capacità di accogliere e ospitare l'altro.

Stiamo smarrendo la sostanza stessa di ciò che ci fa umani. E non può esserci vita degna di essere vissuta se non è vita capace di rispecchiarsi nell' umanità che ci sta di fronte. Di sentirne il legame. L'invisibilità e l'indifferenza in cui pensiamo di nascondere queste vite, svelano la nostra meschinità, la nostra incapacità di essere e restare umani. Questi corpi che il mare ci restituisce non riescono neanche ad essere monito. Non scuotono nessuna coscienza. Questi corpi adagiati sulle nostre spiagge che vorremmo splendessero in un'infantile, chiassosa e perenne estate, ci restituiscono l'inverno delle nostre vite meschine.

Di fronte a questi mille morti non abbiamo parole da pronunciare, lacrime da piangere, dolore da provare. Non ne siamo più capaci. In questo macabro silenzio e davanti a questi corpi che il mare ci restituisce, parliamo invece di blocchi navali. Nonostante la riduzione certificata degli arrivi negli ultimi mesi e negli ultimi anni, di fronte all'ennesima strage, il nostro governo decreta di fantomatici blocchi navali e sequestra le navi di chi ancora in questo mare salva vite umane. Di fronte ai corpi che si adagiano a brandelli sulle nostre coste, a pochi chilometri da qui, nel porto di Trapani, proprio in questi giorni, un'altra nave che salva vite è sotto sequestro.

Questo Mediterraneo nostro che per secoli ci ha insegnato anche a mediare le terre, che doveva essere lago di Tiberiade, si è trasformato in assassino inconsapevole e cimitero di vite senza nome. E con queste vite, ogni volta, muore un altro pezzo di quel che resta della nostra umanità”.