Scuola, al Nord le cattedre ci sono ma i docenti (diversi anche mazaresi) non ce la fanno economicamente

Redazione Prima Pagina Mazara

Il caro vita sta trasformando la mobilità degli insegnanti in una scelta economicamente proibitiva. E dalla Sicilia arriva un problema che rischia di lasciare scoperte le cattedre proprio dove servirebbero più docenti. La scuola italiana si trova davanti a un paradosso che, con l'inizio del nuovo anno scolastico, diventa sempre più evidente: al Centro-Nord ci sono cattedre e supplenze da assegnare, ma per molti docenti trasferirsi dalla Sicilia può significare lavorare quasi esclusivamente per pagarsi affitto, vitto e spese quotidiane.

È il tema rilanciato in questi giorni da Sky TG24, che mette in evidenza come il costo della vita nelle grandi città del Nord renda sempre meno conveniente, soprattutto per chi ha un contratto a tempo determinato, accettare una supplenza lontano da casa. Una situazione che trova un riflesso concreto anche a Mazara del Vallo, dove non sono pochi i docenti che si trovano davanti a una scelta tutt'altro che semplice: accettare una cattedra di supplenza o un incarico sul sostegno al Centro-Nord, con la prospettiva di lasciare famiglia e territorio, oppure rinunciare all'incarico perché, una volta sottratti affitto, utenze, trasporti e spese quotidiane, lo stipendio rischia di non essere sufficiente a garantire un reale vantaggio economico.

Il problema è particolarmente evidente per i precari che ricevono incarichi annuali o fino al termine delle attività didattiche. La Sicilia continua infatti a essere interessata dalle procedure di reclutamento e dalle nomine a tempo determinato, mentre gli uffici scolastici territoriali stanno ancora gestendo rettifiche, disponibilità e assegnazioni per l'anno scolastico 2026/27. E il "sostegno" rappresenta uno dei terreni più emblematici. Anche nel territorio trapanese vengono continuamente aggiornate le disponibilità dei posti, comprese quelle in deroga, a conferma di una domanda di personale che resta significativa. L'Ufficio scolastico territoriale di Trapani ha pubblicato proprio l'11 settembre un nuovo decreto relativo alla ripartizione dei posti di sostegno autorizzati nell'organico di fatto.

Ma cosa accade quando un docente siciliano si trova davanti a una proposta di supplenza a centinaia di chilometri da casa?Prendiamo il caso, tutt'altro che teorico, di un insegnante di Mazara che ottenga una cattedra al Nord. Lo stipendio resta quello previsto dal contratto nazionale, mentre il costo della vita cambia radicalmente. Una stanza in affitto, le spese per raggiungere la scuola, il viaggio periodico verso la Sicilia, il vitto e tutte le altre necessità possono assorbire una parte consistente della retribuzione. Così quella che sulla carta è un'opportunità professionale può trasformarsi, a livello economico, in un vero e proprio salto nel vuoto. E allora arriva la domanda: ha ancora senso parlare semplicemente di "rifiuto della cattedra" quando un docente rinuncia perché non riesce economicamente a sostenere il trasferimento? Il paradosso è evidente.

Da una parte ci sono scuole che hanno bisogno di insegnanti, dall'altra ci sono docenti qualificati che avrebbero bisogno di lavorare. In mezzo c'è un sistema che, troppo spesso, sembra ignorare una variabile decisiva: il costo necessario per poter accettare quel lavoro.

Per un giovane docente di Mazara o della Sicilia occidentale, accettare una supplenza a Milano, Bologna, Torino o in altre città del Centro-Nord non significa semplicemente prendere servizio. Significa spesso trasferirsi, trovare una casa, sostenere costi iniziali importanti e affrontare mesi di spese prima ancora di percepire il primo stipendio. E se il contratto è a tempo determinato, l'incertezza aumenta ulteriormente. 

Il rischio è dunque quello di assistere a un fenomeno apparentemente assurdo: posti disponibili che rimangono difficili da coprire non perché manchino completamente gli insegnanti, ma perché manca la convenienza economica per spostarsi. Anche le procedure ministeriali sulla continuità dei docenti a tempo determinato sul "sostegno" testimoniano quanto il tema della stabilità degli insegnanti sia diventato centrale. La questione, quindi, non riguarda soltanto la scuola. Riguarda il divario economico e territoriale del Paese. Perché se un insegnante siciliano deve scegliere tra una supplenza al Nord e la possibilità concreta di non arrivare a fine mese, il problema non è più soltanto quello delle graduatorie o delle cattedre vacanti. È il problema di un Paese nel quale lo stesso stipendio può avere un valore completamente diverso a seconda del luogo in cui viene percepito.

E forse sarebbe il caso di smettere di chiedere ai docenti soltanto di "spostarsi dove c'è lavoro". Prima bisognerebbe chiedersi se, con quello stipendio e con quei costi, quel lavoro sia realmente sostenibile. Perché una cattedra assegnata ma economicamente inaccessibile rischia di essere, alla fine, una cattedra soltanto sulla carta.