Quando l’utilizzo distorto dell'intelligenza artificiale diventa cattivo gusto naturale

Redazione Prima Pagina Mazara

C’è un confine che la tecnologia può rendere sempre più sottile, ma che una società civile dovrebbe avere ben chiaro: quello tra satira e mistificazione, ironia e gogna, libertà di espressione e costruzione deliberata di una falsa realtà. La vicenda dell’immagine circolata sui social, realizzata con l'intelligenza artificiale, che ritrae il deputato regionale Dario Safina in carcere, con la divisa da detenuto e le mani ammanettate, è un esempio piuttosto evidente di quanto questo confine possa essere facilmente oltrepassato. Viene da chiedersi se l’intelligenza artificiale abbia fatto un salto di qualità oppure se, più semplicemente, abbiamo trovato il modo per esprimere il cattivo gusto dentro un algoritmo.

Perché una cosa è una vignetta dichiaratamente satirica, caricaturale, palesemente irreale. Un’altra è prendere una persona realmente coinvolta in una vicenda giudiziaria e rappresentarla come un detenuto, costruendo artificialmente una situazione che nella realtà non esiste. E questo non significa negare il diritto alla critica, all'ironia o alla satira. Significa ricordare che anche la satira vive dentro una democrazia e non fuori da essa.

Nel caso di Safina (al quale esprimiamo solidarietà per quanto acacduto), la questione giudiziaria deve restare distinta dalla rappresentazione social. Secondo quanto riferito dallo stesso deputato, la Procura aveva chiesto l'archiviazione della sua posizione e il Gip ha disposto ulteriori approfondimenti; allo stato, Safina non risulta condannato né rinviato a giudizio. Non stiamo qui a disquisire (passeremmo ad un livello più profondo...) sull'articolo 27 della Costituzione che stabilisce che l'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. E il principio della presunzione di innocenza non è soltanto una formula giuridica: è una delle colonne portanti dello Stato di diritto

Vogliamo invece riflettere come il caso dell'immagine di Safina vada ben oltre. Oggi è toccato a lui, domani, può essere un avversario politico, dopodomani un amministratore, un giornalista, un imprenditore, un cittadino qualunque; anche in un recente passato, durante varie campagne elettorali, anche a livello locale, vi è stato un utilizzo distorto dell'IA per attaccare gli avversari politici. E allora la domanda diventa inevitabile: che cosa succede che il processo non si celebra più in tribunale? Si celebra sullo smartphone. Il giudice non è più un magistrato. È l'algoritmo. La sentenza (questo vale anche per il giudizio dell'opinione pubblica) non è più una decisione motivata. È un'immagine condivisa migliaia di volte. 

L'intelligenza artificiale, naturalmente, non è il nemico. È uno strumento. Può aiutare a lavorare, creare, informare, studiare, comunicare. Ma può anche fabbricare una realtà che non esiste. E proprio per questo richiede una responsabilità ancora maggiore da parte di chi la utilizza.

Il tema, però, non nasce ieri qui, in provincia di Trapani. Nel febbraio 2025 Donald Trump pubblicò sui suoi profili social un video realizzato con immagini generate dall'intelligenza artificiale che rappresentava una Gaza trasformata in una sorta di lussuoso resort turistico: hotel, grattacieli, spiagge, una gigantesca statua dorata dello stesso Trump, Elon Musk e Benjamin Netanyahu rappresentati in scene di vacanza. Il filmato partiva dalle macerie della guerra e conduceva lo spettatore verso questa surreale “Trump Gaza” (per la verità bisogna anche ricordare che quel filmato anche nel nostro Paese non ricevette la profonda indignazione che meritava anche alla luce di un evidente genocidio che si stava consumando in quei luoghi). Successivamente, l'autore del video spiegò di averlo concepito come una forma di satira nei confronti dell'idea di Trump.

Ma il punto interessante è proprio un altro: quando un contenuto satirico viene rilanciato da una figura politica istituzionale, il suo significato cambia inevitabilmente di peso e di percezione. L'intelligenza artificiale non ha bisogno di diventare più intelligente di noi. Siamo noi che dobbiamo evitare di diventare più stupidi attraverso di essa.

Francesco Mezzapelle