Pesca, Gambero rosso tunisino oltre le quote: il Ministero lancia l'allarme
Quello che per anni è stato denunciato dagli operatori della pesca di Mazara del Vallo trova oggi una significativa conferma in un'informativa urgente diffusa dal Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste. Al centro della vicenda vi sono le importazioni di gambero rosso proveniente dalla Tunisia e il presunto superamento delle quote di cattura internazionali fissate dalla Commissione Generale per la Pesca nel Mediterraneo (CGPM). La nota, firmata dal dirigente della Direzione Generale PEMAC III Roberto Nepomuceno e dalla direttrice generale Graziella Romito, è stata trasmessa alle principali organizzazioni della filiera ittica e agli organismi competenti in materia di controlli doganali e sanitari.
Secondo quanto emerge dal monitoraggio effettuato dal Ministero italiano e dalla Direzione Generale MARE della Commissione Europea attraverso la piattaforma comunitaria CATCH, la Tunisia avrebbe raggiunto e superato il limite annuale di cattura del gambero rosso (Aristaeomorpha foliacea) assegnato per il 2026. La Raccomandazione CGPM/48/2025/9 stabilisce infatti un tetto massimo di 36 mila chilogrammi per l'anno in corso. Tale quota, secondo i dati ufficiali, sarebbe stata completamente esaurita già il 15 maggio scorso. Nonostante ciò, i quantitativi certificati dalle autorità tunisine e destinati al mercato europeo avrebbero raggiunto almeno 50.960 chilogrammi, con un'eccedenza superiore al 41,5% rispetto ai limiti consentiti.
Un dato che rischia di avere pesanti conseguenze sul piano commerciale e normativo. Il Regolamento europeo n. 1005 del 2008 prevede infatti che i prodotti della pesca ottenuti in violazione delle misure di conservazione adottate dalle organizzazioni regionali della pesca possano essere considerati riconducibili alla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (IUU). Per questo motivo le autorità italiane potrebbero sospendere il rilascio delle autorizzazioni all'importazione per tutte le spedizioni validate dopo l'esaurimento della quota assegnata.
Il Ministero ha già avviato una procedura di cooperazione e assistenza reciproca con le Autorità tunisine per verificare l'origine delle "sovracertificazioni" riscontrate. Nel frattempo, però, viene evidenziato il concreto rischio di respingimento delle merci alle frontiere europee e il possibile blocco dei carichi già in viaggio o in fase di spedizione.
La vicenda riporta al centro dell'attenzione una questione che la marineria di Mazara del Vallo solleva da qualche anno a questa parte. Armatori, pescatori e rappresentanti del comparto hanno infatti denunciato ripetutamente quella che considerano una forma di concorrenza commerciale sleale nei confronti delle imprese italiane.
Le aziende mazaresi, sottoposte a rigidi vincoli europei, controlli sempre più stringenti, limitazioni dello sforzo di pesca e costi operativi in continua crescita, hanno più volte evidenziato come l'ingresso sul mercato di prodotto proveniente da Paesi terzi rischi di alterare le condizioni di concorrenza quando non vengono rispettate le medesime regole di sostenibilità e gestione delle risorse.
In particolare, il comparto del gambero rosso rappresenta uno dei segmenti più strategici per l'economia della pesca di Mazara del Vallo, storicamente una delle più importanti marinerie del Mediterraneo. Per questo motivo gli operatori locali hanno più volte chiesto alle istituzioni nazionali ed europee controlli rigorosi sulla provenienza del prodotto importato e il rispetto delle quote stabilite a livello internazionale.
L'informativa ministeriale sembra oggi dare nuovo peso a tali preoccupazioni. Nella comunicazione ufficiale, infatti, il Ministero invita espressamente importatori, spedizionieri e operatori della filiera a valutare la sospensione degli acquisti di gambero rosso tunisino per tutto il restante periodo del 2026, al fine di evitare danni economici derivanti da sequestri, blocchi doganali o respingimenti delle merci.
Una presa di posizione che potrebbe avere ripercussioni importanti sul mercato e che riaccende il dibattito sulla necessità di garantire regole uguali per tutti gli operatori del Mediterraneo, a tutela delle risorse marine ma anche delle imprese che rispettano rigorosamente i limiti imposti dalle normative internazionali.
Per la marineria mazarese, che da anni chiede maggiore equità competitiva e controlli efficaci sulle importazioni, il documento del Ministero rappresenta un passaggio significativo in una battaglia portata avanti da tempo per difendere il valore del proprio lavoro e la sostenibilità economica del settore.
Francesco Mezzapelle