"Non chiamatele Cave, il nome giusto è Rocche di Cusa"

Redazione Prima Pagina Mazara

Le parole non sono mai neutre, soprattutto quando custodiscono la memoria della storia e del paesaggio. Ne è profondamente convinto Tullio De Mauro, uno dei più grandi linguisti italiani del Novecento ed ex Ministro della Pubblica Istruzione, che proprio sul corretto uso dei nomi legati al territorio ha lasciato un’autorevole riflessione. “Non chiamatele Cave di Cusa, del Comune di Campobello di Mazara, il nome giusto è Rocche di Cusa”, sottolineò con forza il professore, richiamando l’attenzione su una questione terminologica che è, in realtà, una precisa scelta di identità culturale. Ieri, a rendere nota la dichiarazione, è stato il professore, famoso pediatra, Itali Farnetani, il promotore delle Bandiere Verdi sulle spiagge.

La dichiarazione, rimasta come una preziosa eredità intellettuale, risale al 18 agosto 2016. In quella data, il professor Italo Farnetani (accompagnato dalla moglie Maria Cristina) e il pediatra marsalese Angelo Tumbarello (insieme alla moglie Vitarita) si recarono in visita presso l’abitazione di De Mauro, affacciata sullo scenario dello Stagnone di Marsala. Quello che doveva essere un cordiale colloquio con il celebre studioso si trasformò presto in un momento di profonda riflessione accademica. Pochi giorni prima, infatti, De Mauro aveva visitato il Parco archeologico, rimanendo folgorato dalla maestosità del sito, uno dei luoghi più straordinari dell'archeologia siciliana, ma evidenziando subito un diffuso errore lessicale sulle “Cave di Cusa” che per l’ex Ministro sono “Rocce di Cusa”.” L’osservazione di De Mauro -osserva il prof. Farnetani - non era una semplice puntigliosità da purista della lingua.

Dal punto di vista prettamente linguistico e accademico, esiste una differenza profonda tra i due termini e De Mauro la spiega così: “La rocca identifica l'elemento primigenio, ovvero il banco roccioso naturale così come la natura lo ha originato. La cava fa invece riferimento esclusivo all'azione successiva dell'uomo e all'attività estrattiva. Nella Sicilia occidentale – afferma De Mauro - la parola rocca non indica necessariamente una cima montuosa o uno sperone elevato, ma designa frequentemente un ampio banco di pietra naturale affiorante. L'espressione ‘Rocche’ appare quindi l'unica capace di descrivere il luogo nella sua natura geomorfologica originaria”

A consolidare l'errore nel linguaggio popolare potrebbe aver contribuito un singolare cortocircuito fonetico e visivo. Nel sito sono ancora oggi chiaramente visibili i giganteschi rocchi di colonna, i caratteristici tamburi cilindrici rimasti sul terreno a causa della brusca interruzione dei lavori avvenuta nel 409 a.C., quando l'invasione cartaginese impose l'immediato abbandono del cantiere. Il richiamo di De Mauro, provenendo da una delle figure di riferimento della cultura italiana, assume oggi il valore di un autorevole invito a riflettere sul legame indissolubile tra le parole e la storia dei luoghi. Restituire al sito il suo nome legittimo di "Rocche di Cusa" non è solo un atto di precisione scientifica, ma un doveroso segno di rispetto verso la natura originaria e la memoria storica di uno dei tesori più importanti della Sicilia.

Salvatore Giacalone

P.S. Il prof. Farnetani martedì sarà a Campobello di Mazara per piantare una bandiera verde sulla spiaggia di Tra Fontane.