Mazara, pescatori in stato di agitazione: "non riusciamo più ad andare avanti, ci fermiamo completamente"
"Non riusciamo più ad andare avanti. Non lavoriamo da mesi. In queste condizioni ci fermiamo completamente". È il grido d'allarme che arriva dalla marineria di Mazara del Vallo, dove i pescatori hanno dichiarato lo stato di agitazione di fronte a una crisi che rischia di trasformarsi in una vera emergenza sociale. Un nutrito gruppo di comandanti, motoristi, capopesca e lavoratori di origine tunisina si sono riuniti venerdì mattina (vedi foto da noi scattata) per discutere di un futuro sempre più incerto, accomunati dalla difficoltà di garantire un reddito sufficiente alle proprie famiglie. La flotta mazarese, ormai ridotta a non più di 80 pescherecci, continua a rimanere ormeggiata nelle banchine del porto nuovo.
"Siamo fermi da febbraio", raccontano gli operatori, ricordando anche i danni provocati dal ciclone Harry. Soltanto a maggio alcuni equipaggi hanno trovato un'opportunità di lavoro nel traino delle gabbie di tonno per società maltesi. Poi sono arrivati il fermo tecnico e l'estensione del fermo biologico: ai tradizionali 30 giorni di agosto se ne sono aggiunti altri 30 a settembre, senza una copertura economica ritenuta adeguata. A pesare sulle imprese è soprattutto il caro gasolio, che si aggira intorno a 1,40 euro al litro.
Un peschereccio d'altura può consumare circa 1.600 litri di carburante in una sola giornata di pesca, con costi di armamento che rendono sempre più difficile affrontare il mare e mantenere la redditività dell'attività.
Particolarmente aspra è la contestazione sui sostegni economici per i periodi di fermo. I pescatori considerano insufficienti i circa 500-600 euro mensili previsti e denunciano il rischio che i pagamenti possano arrivare soltanto nel corso del prossimo anno. "E nel frattempo che facciamo?", è la domanda che riecheggia tra gli operatori, alle prese con spese familiari e difficoltà economiche quotidiane.
Sul fronte del carburante, il governo regionale ha annunciato oltre 17 milioni di euro, tra risorse Feampa e fondi regionali, destinati alle imprese della pesca. I lavoratori chiedono però che i contributi previsti per gli armatori siano ripartiti equamente anche con il personale imbarcato, nel rispetto della contrattazione di categoria.
Resta aperto anche il nodo del gambero rosso, prodotto simbolo della marineria mazarese. Secondo i dati comunicati al comparto, la quota italiana per la GSA 16, inizialmente indicata in 780 tonnellate per il 2026, sarebbe stata ridotta a circa 111 tonnellate. Un ridimensionamento che alimenta ulteriormente le preoccupazioni sulla sostenibilità economica delle imprese e sulla possibilità di garantire lavoro agli equipaggi.
Tra le richieste avanzate dai pescatori figura anche il riconoscimento della pesca come attività usurante o gravosa. "Andiamo a pesca per oltre un mese, sempre vigili e operativi h24, e non siamo considerati lavoratori soggetti a usura; eppure lo è anche il ferrotranviere milanese", affermano, evidenziando quella che ritengono una disparità di trattamento.
La crisi, secondo gli operatori, non può essere affrontata soltanto con interventi temporanei. Servono investimenti per modernizzare la flotta, migliorare la sicurezza a bordo e favorire l'ingresso delle nuove generazioni in un settore che soffre da anni la mancanza di ricambio generazionale.
Lo stato di agitazione dichiarato dai pescatori di Mazara del Vallo rappresenta dunque un segnale preciso: la marineria chiede risposte concrete e tempi certi, prima che la crisi economica si trasformi in un declino irreversibile del comparto.
Francesco Mezzapelle