Mazara, la fontana di Consagra torna a preoccupare... Di Giacomo Cuttone
Alcuni zampilli che non funzionano più, depositi di calcare nella vasca e un dubbio che merita un approfondimento tecnico: a poco più di tre anni dal restauro, la fontana-scultura Uomini che vengono dal mare di Pietro Consagra, in piazza Mokarta, torna a richiedere attenzione.
Le fotografie scattate in questi giorni (vedi foto collage di copertina) mostrano alcuni segnali che non dovrebbero essere sottovalutati. Diversi getti d'acqua risultano assenti o irregolari, mentre nella vasca sono evidenti incrostazioni che fanno pensare a una progressiva perdita di efficienza dell'impianto idrico. A questi aspetti si aggiunge un'osservazione avanzata da alcuni cittadini: a un esame puramente visivo sembrerebbe emergere una lieve perdita di planarità della vasca sul lato nord-est e una possibile, altrettanto lieve, inclinazione del pilastro centrale nella stessa direzione.
Si tratta, naturalmente, di impressioni che non possono sostituire una valutazione tecnica. Solo un rilievo topografico e un controllo statico potranno stabilire se si tratti di un semplice effetto prospettico oppure dell'inizio di un reale movimento della struttura. Proprio il valore storico e artistico dell'opera rende opportuna una verifica tempestiva.
Donata da Pietro Consagra alla sua città natale nel 1964, la fontana rappresenta una delle più importanti opere di arte pubblica contemporanea presenti in Sicilia. Le quattro forme slanciate in bronzo, sostenute da un basamento a "T", evocano figure umane che emergono dal mare e dialogano con il Mediterraneo, secondo una precisa scelta dell'artista, che individuò in piazza Mokarta il punto d'incontro tra la città e il mare, luogo simbolico degli approdi e degli scambi di uomini e culture.
In questa opera l'acqua non costituisce un semplice elemento ornamentale, ma parte integrante del progetto artistico. I getti furono studiati personalmente da Consagra per completare il significato della scultura, trasformandola in un'opera dinamica, nella quale bronzo, acqua e spazio urbano si fondono in un'unica composizione.
Dopo decenni di inattività dell'impianto, nel 2021 la fontana fu interessata da un importante intervento di restauro promosso dalla Soprintendenza ai Beni Culturali di Trapani, grazie alla collaborazione tra enti pubblici e aziende private del territorio. L'intervento interessò non solo le superfici bronzee, ma anche il complesso impianto idrico: vennero recuperate le condotte originarie in rame, ricostruiti i delicati collegamenti interni alla scultura ed eliminate le concrezioni che nel tempo avevano compromesso sia l'aspetto estetico sia il funzionamento dei getti. Con il ritorno dell'acqua, l'opera recuperò finalmente la configurazione immaginata dall'artista.
Gli stessi restauratori sottolinearono però come il recupero potesse essere conservato solo attraverso una manutenzione programmata. La vicinanza al mare espone infatti la fontana all'azione costante della salsedine, mentre il calcare tende progressivamente a ostruire ugelli e condotte.
Il manuale di manutenzione predisposto al termine dei lavori prevedeva controlli periodici dell'impianto, pulizia di filtri e ugelli, verifica di pompe e sonde, rimozione delle patine biologiche e trattamenti protettivi delle superfici bronzee. Si tratta di interventi ordinari indispensabili per preservare l'efficienza dell'impianto e l'integrità dell'opera.
Le condizioni osservabili oggi sembrano indicare che almeno una parte di queste attività potrebbe rendersi nuovamente necessaria. Il ripristino dei getti e la pulizia dell'impianto rientrano infatti nella normale gestione di una fontana monumentale.
Diverso è invece il tema dell'eventuale stabilità del manufatto. Se le impressioni raccolte dovessero trovare conferma attraverso rilievi strumentali, sarebbe opportuno intervenire tempestivamente per comprendere l'origine del fenomeno e prevenire possibili ripercussioni sia sulla struttura in cemento armato sia sul delicato sistema idraulico interno.
La fontana di piazza Mokarta è molto più di un elemento dell'arredo urbano. È uno dei simboli di Mazara del Vallo e una delle opere pubbliche più significative di Pietro Consagra. Per molti anni i mazaresi l'hanno chiamata affettuosamente "lu quattro a bastuni", soprannome nato da un iniziale rapporto di diffidenza verso il linguaggio dell'arte astratta e divenuto, col tempo, parte della memoria collettiva della città.
Il restauro del 2021 ha restituito a Mazara un'opera che aveva ritrovato una delle sue caratteristiche essenziali: il dialogo tra la scultura e l'acqua. Oggi non sembra essere necessario un nuovo restauro, quanto piuttosto l'applicazione di quel programma di manutenzione previsto fin dall'origine e una verifica tecnica delle condizioni strutturali. Intervenire adesso significherebbe preservare uno dei monumenti più rappresentativi della città prima che piccoli segnali di criticità possano trasformarsi in problemi ben più complessi e costosi.
Giacomo Cuttone