Mazara, il CNR ospita TRACE 2026: ricerca e territorio a confronto sui Living Lab
Come possono ricercatori, amministrazioni pubbliche, imprese e cittadini collaborare per affrontare le sfide ambientali? E soprattutto, perché alcune esperienze di collaborazione funzionano e altre incontrano difficoltà?
Sono questi alcuni degli interrogativi al centro di TRACE 2026, l'iniziativa internazionale di formazione ospitata dal 19 al 21 ottobre presso la sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto per le Risorse Biologiche e le Biotecnologie Marine (CNR-IRBIM) di Mazara del Vallo.
L'evento è stato organizzato nell'ambito del progetto europeo ENTER – Environmental Open Data for Engaging Curricula and Research Training, finanziato dal programma Erasmus+ dell'Unione europea, che coinvolge università, centri di ricerca e organizzazioni europee e asiatiche, con particolare riferimento a India e Malesia.
Al centro della formazione, il tema dei Living Lab, strumenti sempre più utilizzati nei processi di innovazione e sviluppo sostenibile. Non si tratta semplicemente di laboratori tradizionali, ma di contesti nei quali università, enti pubblici, imprese e comunità locali possono collaborare per individuare problemi concreti, condividere conoscenze e sperimentare possibili soluzioni.
Ma realizzare un Living Lab non significa automaticamente renderlo efficace. È necessario comprendere come coinvolgere realmente gli attori interessati, costruire rapporti di fiducia, rendere accessibili dati e conoscenze, individuare responsabilità e superare gli ostacoli che spesso impediscono alle iniziative partecipative di produrre risultati duraturi.
Proprio questo è stato uno degli aspetti qualificanti della formazione organizzata a Mazara del Vallo.
Diversamente da un convegno tradizionale, TRACE 2026 ha adottato una metodologia fondata sul confronto diretto con quattro casi di studio e sul lavoro di gruppi internazionali. I partecipanti hanno analizzato esperienze concrete, discusso possibili soluzioni e confrontato le proprie proposte con quanto effettivamente avvenuto nei diversi contesti.
I casi di studio hanno permesso di affrontare il rapporto tra ricerca scientifica e territorio grazie al contributo di Antonino Adamo, ricercatore del CNR-ISMAR di Capo Granitola; gli strumenti della cooperazione scientifica internazionale attraverso gli interventi di Francesca Tolve e Lorenzo Mastropasqua del CNR-UREI; le esperienze di pianificazione territoriale e coinvolgimento degli attori locali con Daniele La Rosa, dell'Università di Catania (DICAR); e le dinamiche di collaborazione tra mondo produttivo e stakeholder con Francesco Foraci, del Distretto della Pesca e Crescita Blu.
L'obiettivo non era soltanto individuare esempi positivi, ma anche comprendere i punti di debolezza, le difficoltà organizzative e le condizioni che possono determinare il successo o l'insuccesso di iniziative basate sulla collaborazione tra ricerca, istituzioni e società.
Il programma ha incluso anche un momento di confronto tra ricercatori presso la sede CNR di Capo Granitola.
L'iniziativa ha inoltre previsto un'apertura su invito a rappresentanti delle istituzioni, del settore pubblico e di altre realtà territoriali, nella consapevolezza che la conoscenza di questi strumenti possa essere particolarmente utile anche a chi opera nella gestione del territorio e nei processi di sviluppo locale.
Per un territorio come Mazara del Vallo, caratterizzato da un'importante economia legata al mare e alla pesca e da sfide che riguardano la sostenibilità ambientale, la gestione delle risorse e il rapporto tra attività produttive e ricerca scientifica, questi approcci possono rappresentare un'interessante opportunità di innovazione.
Le tre giornate hanno permesso di affrontare anche un ulteriore aspetto: come trasferire le esperienze maturate in Europa verso contesti differenti, senza limitarsi a riprodurre modelli esistenti, ma valutandone le caratteristiche, i limiti e gli adattamenti necessari.
Le riflessioni metodologiche sviluppate durante la formazione saranno utili per le successive attività del progetto ENTER, che prevede la realizzazione di cinque Living Lab e quattro iniziative di citizen science in India e Malesia.
L'organizzazione locale è stata curata dal ricercatore CNR-IRBIM Vincenzo Maccarrone, nell'ambito delle attività internazionali dell'Istituto.
L'esperienza di TRACE 2026 conferma il ruolo che il CNR può svolgere come sede di iniziative internazionali di ricerca e alta formazione e sottolinea l'importanza di creare occasioni di dialogo tra conoscenza scientifica, istituzioni e realtà produttive del territorio.