Mazara, finito fermo tecnico, Costantino Giacalone (Agripesca): "le nostre imbarcazioni non riprenderanno il mare"
Il fermo tecnico è terminato alla mezzanotte del 5 ottobre, ma per la marineria di Mazara del Vallo la ripartenza è tutt’altro che un ritorno alla normalità. Dopo oltre due mesi di sostanziale inattività, il ritorno in mare della flotta si presenta infatti frammentato e carico di interrogativi. Negli ultimi giorni si sono susseguite diverse riunioni tra armatori, caratterizzate anche da divergenze e momenti di tensione, proprio sulla decisione da assumere davanti a una crisi che continua a mettere sotto pressione la tenuta economica delle imprese.
Un gruppo di imbarcazioni ha scelto di riprendere immediatamente l'attività, mentre altre potrebbero tornare in mare nei prossimi giorni. Ma un altro gruppo, probabilmente il più consistente, ha deciso invece di fermarsi e di attendere risposte concrete dalle istituzioni. A confermare la scelta di non ripartire, almeno per il momento, è Costantino Giacalone, armatore mazarese e presidente di Agripesca Mazara, che parla senza mezzi termini di una situazione ormai arrivata a un punto critico.
"Momento drammatico, al momento le nostre imbarcazioni non riprenderanno il mare". dichiara Giacalone spiegando le ragioni di una decisione che, nelle intenzioni degli armatori, rappresenta una forma di protesta ma anche un segnale d'allarme rivolto alle istituzioni.
"Il momento che sta vivendo il comparto della pesca è drammatico. Le nostre imprese si trovano oggi a fronteggiare una situazione economica e produttiva sempre più insostenibile, determinata da una serie di fattori che, sommati tra loro, stanno mettendo seriamente a rischio la sopravvivenza della pesca mediterranea. Da un lato, una regolamentazione comunitaria che, attraverso quote, limitazioni delle GSA, riduzione delle giornate di pesca e vincoli sempre più stringenti, continua a comprimere la capacità operativa delle nostre flotte. Dall'altro, una concorrenza sempre più difficile da sostenere, anche a causa delle condizioni differenti applicate nei Paesi del Maghreb. A tutto questo si aggiunge oggi il costo, ormai assolutamente insostenibile, del gasolio".
È proprio il carburante, secondo il presidente di Agripesca Mazara, a rappresentare uno dei fattori che rendono sempre più difficile la sostenibilità economica delle battute di pesca. "Il prezzo del carburante incide in maniera pesantissima e diretta sui bilanci delle imprese e sui redditi di armatori e pescatori, rendendo economicamente impossibile, in molti casi, l'attività di pesca. Per queste ragioni, al momento, le nostre imbarcazioni non riprenderanno il mare".
Una posizione che resta comunque legata all'evoluzione delle misure che le istituzioni stanno predisponendo per affrontare l'emergenza. "Siamo consapevoli che sono in corso di definizione interventi finanziari urgenti, sia a livello regionale sia nazionale, finalizzati a dare una risposta immediata alla situazione emergenziale che sta vivendo il comparto. Attendiamo dunque l'evoluzione di questi percorsi istituzionali, ne verificheremo con attenzione i risultati concreti e, sulla base delle misure effettivamente adottate e della loro capacità di sostenere le imprese, valuteremo se interrompere la protesta e riprendere l'attività in mare".
Per Giacalone, però, non è più tempo di interventi occasionali. La crisi, sostiene, richiede una strategia capace di affrontare strutturalmente le difficoltà che stanno colpendo la pesca mediterranea. "Non servono interventi estemporanei o soluzioni tampone: servono competenza, lungimiranza e coraggio. La pesca è un settore economico fondamentale per il nostro Paese. È una componente essenziale dell'agroalimentare italiano e, soprattutto, rappresenta storia, cultura, tradizione e identità delle nostre comunità costiere. Non possiamo assistere passivamente alla sua progressiva scomparsa".
E il messaggio finale è quello di un comparto che chiede alle istituzioni di considerare la crisi della pesca non soltanto come una questione economica, ma come un problema che investe intere comunità costiere. "La pesca non può morire. È necessario che le istituzioni, a tutti i livelli, comprendano la gravità della situazione e assumano decisioni capaci di garantire un futuro alle imprese e ai lavoratori del settore. Agripesca continuerà a essere in prima fila, con determinazione e senso di responsabilità, a difesa degli interessi degli armatori e dei pescatori, affinché alla pesca mediterranea venga riconosciuto il ruolo economico, sociale e culturale che le appartiene".