Mazara, dragaggio del porto in fase di stallo: lavori sospesi e rischio vie legali

Redazione Prima Pagina Mazara

Il dragaggio del porto canale di Mazara del Vallo torna al centro delle polemiche. Un intervento atteso da anni, tra rinvii, stop improvvisi e ostacoli burocratici, oggi rischia di trasformarsi in un braccio di ferro legale. Dopo mesi di rallentamenti, la situazione appare nuovamente bloccata, con il concreto pericolo che la vicenda finisca davanti a un giudice. I lavori sono fermi dallo scorso febbraio (2025), ufficialmente per complessità tecniche e per la necessità di coordinare i diversi enti coinvolti.

Ma nelle ultime settimane sono emersi nuovi elementi che aggravano il quadro. A lanciare l’allarme è il sindaco di Mazara del Vallo, Salvatore Quinci, da noi intervistato sulla vicendaIl primo cittadino parla apertamente di una fase di stallo dovuta a una controversia amministrativa tra l’impresa esecutrice e la Stazione appaltante. "L’impresa si sta rifiutando di continuare i lavori motivando la decisione – spiega Quinci –. Dall’altro lato, il Commissario della Stazione appaltante ha dato disposizione al direttore dei lavori, l’ingegner Basilio Sanseverino (lo stesso dirigente del III settore comunale), di procedere alla rescissione del contratto, ritenendo immotivata la scelta dell’impresaIl rischio è che la vicenda finisca a carte bollate". Uno scontro, insomma, che potrebbe approdare in tribunale.

Il nodo della "colmata B". Tra i punti più delicati c’è la questione dei materiali depositati nell’area della colmata B. Si tratta dei fanghi e dei sedimenti dragati, collocati temporaneamente nel rispetto delle autorizzazioni e del progetto originario. Ora, però, l’impresa dovrebbe provvedere alla loro rimozione. "L’impresa non può lasciare il lavoro a metà – avverte il sindaco – Se lo farà, chiameremo tutti alle proprie responsabilità".  Resta da chiarire cosa stia realmente impedendo la ripresa delle attività. Secondo indiscrezioni, alla base del contenzioso potrebbe esserci una richiesta di aggiornamento dei costi da parte dell’impresa, alla quale il Commissario della Stazione appaltante non intenderebbe dare seguito, attenendosi rigidamente all’importo fissato in sede di gara (circa 900mila euro a seguito ribasso d'asta).

I dubbi ambientali e le proteste. Nel frattempo, crescono le preoccupazioni sul fronte ambientale. Diverse associazioni hanno espresso perplessità sulle modalità di gestione e smaltimento dei fanghi nella colmata B. Dalle immagini circolate nei mesi scorsi si noterebbe, in particolare, il danneggiamento dei teloni di alcune vasche di contenimento. In una nota, l’associazione Pro Capo Feto solleva ulteriori interrogativi: "C’è da chiedersi se sia corretto movimentare i fanghi o i sedimenti dragati insieme a copertoni, contenitori in plastica, cordami e altro materiale estraneo". Un quadro che alimenta tensioni e sospetti, mentre il porto resta in condizioni critiche.

Flotta peschereccia in difficoltà.  A pagare il prezzo più alto sono, ancora una volta, gli operatori del mare. Le associazioni armatoriali e i pescatori locali denunciano che l’escavazione resta “al palo”, definendo la situazione insostenibile per la flotta peschereccia. Fondali troppo bassi e presenza di detriti costringono le imbarcazioni a manovre rischiose, con evidenti ricadute sulla sicurezza e sull’economia ittica del territorio. Per non parlare degli ulteriori rischi, permanendo tali condizioni, per le imbarcazioni della piccola pesca quando si presenta il fenomeno del "marrobbio" che spesso provoca l'esondazione del fiume Mazaro. Il dragaggio del porto canale di Mazara del Vallo, intervento considerato strategico per il rilancio dello scalo e dell’intero comparto della pesca, si trova dunque in una fase cruciale ma di stallo.

Tra contenziosi amministrativi, tensioni ambientali e accuse reciproche, il timore è che i tempi si allunghino ulteriormente, lasciando la "questione dragaggio" sospesa in un limbo che la città non può più permettersi. (in copertina foto del porto canale da noi scattata oggi 18 febbraio 2026).   

Francesco Mezzapelle