Mazara, dragaggio del porto canale: un'altra estate di promesse affondate...
Anche quest'estate è arrivata. E, puntuale come ogni anno, è arrivata senza il dragaggio del porto canale di Mazara del Vallo. Mentre le istituzioni continuano a rincorrere emergenze che erano note da decenni, la Capitaneria di Porto è stata costretta a fare ciò che ormai accade sempre più spesso: prendere atto della realtà e limitare i danni. La nuova ordinanza sui pescaggi non rappresenta infatti una soluzione, ma la certificazione ufficiale di un fallimento. Il fallimento di una politica incapace di affrontare e risolvere uno dei problemi più gravi e strategici per l'economia cittadina.
Il dato più inquietante è che si continua a parlare di emergenza quando, in realtà, siamo davanti a una situazione annunciata da almeno quarant'anni. Quarant'anni di studi, progetti, tavoli tecnici, conferenze, promesse elettorali, finanziamenti annunciati e mai tradotti in opere compiute. Quarant'anni durante i quali il porto canale si è progressivamente trasformato da infrastruttura vitale a simbolo dell'immobilismo amministrativo.
L'ordinanza emanata dalla Capitaneria racconta meglio di qualsiasi slogan la gravità della situazione. Navi costrette a rispettare limiti sempre più stringenti, comandanti obbligati a monitorare le maree per evitare di incagliarsi, manovre da effettuare con estrema cautela, fondali ormai imprevedibili. In altre parole, il principale porto peschereccio della Sicilia occidentale viene gestito come una struttura in costante emergenza.
Eppure più volte in questi anni il dragaggio è stato annunciato come imminente. I lavori preliminari erano stati avviati. Si parlava di svolta definitiva. Oggi, invece, tutto è fermo. Bloccato da contenziosi, richieste economiche, procedure amministrative e rimpalli di responsabilità che sembrano non avere fine. Da una parte l'impresa che chiede una revisione dei costi (l’importo dell’appalto, a netto di ribasso d’asta, era di circa 900mila euro); dall'altra la stazione appaltante, il l Commissario per il Rischio idrogeologico della Regione, che minaccia la rescissione del contratto. Nel mezzo c'è Mazara del Vallo, ancora una volta ostaggio di una macchina burocratica che sembra incapace di produrre risultati.
La domanda che cittadini e operatori del settore si pongono è semplice: chi paga il prezzo di questo stallo? La risposta è altrettanto semplice: lo pagano i pescatori. Lo paga la marineria mazarese. Lo pagano le imprese dell'indotto. Lo paga un territorio che vede lentamente erodersi uno dei suoi asset economici più importanti. Mentre le carte passano da un ufficio all'altro, i fondali continuano ad abbassarsi. Mentre si discutono ricorsi e responsabilità, il porto continua a riempirsi di sabbia e fango.
Mentre la politica prepara l'ennesima stagione di promesse in vista delle prossime scadenze elettorali, la flotta peschereccia continua a fare i conti con rischi, ritardi e costi crescenti. A rendere ancora più surreale la vicenda contribuiscono le polemiche sulla gestione dei sedimenti e sulla cosiddetta "colmata B". Questioni certamente importanti e che meritano la massima trasparenza, ma che non possono diventare l'ennesimo alibi per rinviare all'infinito una decisione. Perché il rischio è che il dibattito si trasformi nell'ennesimo pantano burocratico, mentre il porto sprofonda letteralmente sotto il peso dell'insabbiamento.
Nel frattempo il fiume Mazaro accumula fanghi (vedi foto da noi scattata qualche giorno fa), i piccoli natanti incontrano ostacoli sempre maggiori e la navigazione diventa sempre più problematica. Una situazione che dovrebbe suscitare allarme e mobilitazione generale e che invece sembra ormai essere stata normalizzata. Per non parlare degli ulteriori rischi legati l fenomeno del "marrobbio" in grado -come dimostrato-di dare un duro colpo ad un sistema già fragile.
Il vero scandalo non è soltanto il mancato dragaggio. Il vero scandalo è l'assuefazione. L'idea che tutto questo sia normale. Che una città marinara come Mazara del Vallo debba convivere per decenni con un porto che perde funzionalità anno dopo anno. Che ogni estate si debba parlare degli stessi problemi, degli stessi ritardi, delle stesse promesse mai mantenute.
E così, ancora una volta, arriva una nuova stagione estiva senza cantieri operativi, senza cronoprogrammi certi, senza garanzie per il futuro. Arriva con un'ordinanza che limita i danni ma che, purtroppo, non risolve il problema. Arriva con una classe dirigente, a più livelli, che continua a inseguire il problema con una logica emergenziale... Il rischio non è soltanto economico. È anche sociale e culturale. Perché ogni rinvio alimenta la sfiducia dei cittadini verso le istituzioni e rafforza la convinzione che a Mazara alcune opere siano destinate a rimanere eterne incompiute.
Il porto canale non può continuare a essere una promessa elettorale da riesumare a ogni campagna. È una infrastruttura strategica che richiede decisioni, responsabilità e risultati. Tutto il resto sono parole. E di parole, dopo quarant'anni, Mazara del Vallo è ormai sommersa quanto il suo porto.
Francesco Mezzapelle