Mazara a costo zero (seconda parte). Di Giacomo Cuttone

Redazione Prima Pagina Mazara

Se il primo pilastro del modello Mazara è la collaborazione spontanea dei cittadini, il secondo è certamente la fiducia. Una fiducia quasi filosofica nel fatto che, prima o poi, tutto si risolverà.

Prendiamo ad esempio l'acqua. Quando arriva, è un servizio. Quando non arriva, diventa un esercizio di adattamento. Le autobotti private rappresentano ormai una componente stabile dell'economia domestica e ricordano ai cittadini che l'approvvigionamento idrico può essere interpretato in modi diversi. Resta poi il tema della qualità, che periodicamente riaffiora nelle discussioni pubbliche e che continua a generare interrogativi più che certezze.

Anche le spiagge raccontano una storia simile. I lidi assicurano ordine, pulizia e servizi nelle aree date in concessione, mentre la spiaggia libera sopravvive come una piccola enclave pubblica, ripulita con fatica e spesso in modo discontinuo. Il tutto è accompagnato da un’adeguata produzione fotografica, ormai elemento imprescindibile di qualsiasi intervento contemporaneo.

Ma il simbolo più sincero della distanza tra annunci e realtà resta probabilmente il Màzaro. Non protesta, non organizza conferenze stampa, non pubblica post polemici. Si limita a esistere. E continuando a esistere mostra ciò che tutti possono vedere: fondali bassi, difficoltà operative e un problema che attraversa amministrazioni, governi e legislature senza trovare una soluzione definitiva.

Il fiume è diventato una sorta di opposizione naturale permanente. Ogni volta che viene annunciata una svolta, lui attende pazientemente. Ogni volta che si parla di rilancio definitivo, continua a ricordare che tra i progetti e i risultati esiste una fase intermedia chiamata realtà.

Attorno alle sue rive si è consolidata negli anni la cultura del "quasi":quasi pronto,quasi finanziato, quasi partito, quasi concluso. Un avverbio che probabilmente meriterebbe la cittadinanza onoraria.

Nel frattempo la città continua a progettare. Piscine comunali, rigenerazioni urbane, interventi strategici, nuove infrastrutture. Sulla carta emerge una Mazara moderna, dinamica e mediterranea. Una città che guarda lontano e immagina il proprio futuro in grande.

La domanda, tuttavia, non riguarda più la capacità di ottenere finanziamenti. Quella appare consolidata. La domanda riguarda la gestione successiva. Chi terrà aperte le strutture? Con quali risorse? Con quale personale? Con quale programmazione? Sono interrogativi che spesso arrivano dopo il rendering, dopo il progetto e talvolta perfino dopo l'inaugurazione.

Perché costruire è importante. Gestire è più complicato. E mantenere nel tempo ciò che si realizza è la prova che distingue un'opera pubblica da una semplice fotografia ricordo.

Così il cittadino continua a misurare l'efficienza amministrativa con parametri sorprendentemente antiquati. Una strada sicura. Un museo aperto. Un porto funzionante. Un servizio regolare. Acqua disponibile quando serve. Piccole cose, apparentemente poco spettacolari. Ma sono proprio queste che determinano la qualità della vita quotidiana molto più di qualsiasi annuncio.

Forse per questo una delle opere più utili per la città non sarebbe necessariamente la più costosa o la più appariscente. Basterebbe un vero terminal per gli autobus all'uscita dell'autostrada, capace di organizzare arrivi, partenze e accoglienza. Niente effetti speciali. Niente rendering avveniristici. Soltanto una struttura funzionale. Ma la funzionalità, si sa, ha un difetto: si nota poco nelle fotografie.

E così Mazara prosegue il proprio esperimento amministrativo. Una città che continua a reggersi grazie all'energia dei suoi cittadini, alla disponibilità dei privati e a una straordinaria capacità di raccontare il futuro. Resta da capire se, prima o poi, qualcuno troverà il modo di finanziare anche il presente.

Giacomo Cuttone