"Mazara a costo zero" di Giacomo Cuttone
Benvenuti a Mazara del Vallo, laboratorio avanzato di un nuovo modello amministrativo che potrebbe interessare studiosi di economia pubblica, sociologi e prestigiatori. Un modello semplice: fare il massimo possibile spendendo il minimo indispensabile. O, meglio ancora, facendo spendere e lavorare qualcun altro.
Da anni la città sperimenta con successo la progressiva esternalizzazione spontanea della vita urbana. Il verde pubblico, per esempio, è così condiviso che spesso viene curato direttamente da cittadini, commercianti e imprese. Le aiuole vengono adottate come figli maggiorenni: non costano più alla famiglia pubblica ma continuano a portarne il cognome.
Anche il patrimonio monumentale segue una logica innovativa. Gli edifici storici vengono recuperati con finanziamenti importanti, restituiti alla città con cerimonie solenni, visite guidate e fotografie istituzionali. Poi inizia la fase più delicata: trovare qualcuno che li tenga aperti. Se il gestore non arriva, il monumento entra in una sorta di ibernazione culturale. Rimane restaurato, perfetto, inutilizzato.
La stessa filosofia accompagna diversi interventi sul patrimonio urbano. Quando occorre restaurare un monumento, una fontana o un'opera d'arte pubblica, l'ideale è che intervenga qualche impresa privata. Del resto il mecenatismo è una tradizione antica. A Mazara si è semplicemente deciso di renderla una componente strutturale della programmazione.
Anche la cultura ha trovato una formula particolarmente efficiente. Il Comune concede il patrocinio, il logo e la benedizione istituzionale. Tutto il resto viene realizzato grazie all'impegno di associazioni, volontari, artisti, operatori culturali e commercianti. Una macchina organizzativa che funziona perché alimentata da una materia prima inesauribile: la passione degli altri.
In questo contesto si è sviluppata una nuova estetica urbana. Non quella dei grandi musei o delle programmazioni permanenti, ma quella dell'evento occasionale. Murales, iniziative temporanee, manifestazioni estive e appuntamenti costruiti spesso con risorse limitate ma con grande capacità organizzativa da parte della società civile.
Il risultato è una città che produce continuamente attività senza possedere necessariamente una struttura pubblica capace di sostenerle stabilmente. Una sorta di miracolo organizzativo nel quale il cittadino non è più semplice utente ma coprotagonista dell'intero sistema.
Naturalmente tutto questo richiede una comunicazione adeguata. E qui Mazara eccelle. La manutenzione ordinaria viene spesso presentata come una conquista storica. Un tratto di strada sistemato assume la dignità di un'opera infrastrutturale. Un lampione sostituito merita documentazione fotografica. Un marciapiede ripristinato entra nel racconto pubblico come simbolo di rinascita urbana.
Non è soltanto propaganda. È una vera evoluzione del concetto di amministrazione. L'intervento conta, certo, ma conta soprattutto la sua narrazione. La realtà fisica e quella comunicativa finiscono per procedere affiancate, con la seconda che talvolta corre più velocemente della prima.
Così, mentre i social raccontano una città in costante trasformazione, il cittadino continua a confrontarsi con questioni molto più concrete: semafori spenti, segnaletica sbiadita, caditoie che attendono il prossimo temporale per ricordare la propria esistenza.
Eppure il sistema regge. Regge perché qualcuno interviene sempre. Un'associazione, un imprenditore, un volontario, un commerciante. In fondo il vero motore di Mazara non sembra essere il Comune, ma la straordinaria capacità dei mazaresi di sostituirsi ad esso quando necessario.
Ed è proprio qui che il modello raggiunge la sua forma più avanzata: una città nella quale il confine tra amministrazione pubblica e buona volontà privata diventa ogni anno più sottile. L'unica attività sottratta alla filosofia della gratuità resta quella istituzionale, saldamente ancorata a un principio antico e intramontabile: il volontariato è bellissimo, purché lo facciano gli altri.