“La promessa” di Marianna Aprile: ottant’anni di conquiste e diritti ancora da conquistare

Redazione Prima Pagina Mazara

Il Teatro Garibaldi di Mazara del Vallo, gioiello architettonico nato dal recupero dei legni dei pescherecci in disuso dei marinai mazaresi, ha ospitato ieri sera la presentazione di “La promessa. Dal suffragio femminile alla prima donna a Palazzo Chigi: storia di una rivoluzione incompleta”, di Marianna Aprile, 347 pagine, edito da Rizzoli. Con questa presentazione ha preso il via l’VIII Edizione del Festival Internazionale della fotografia e del giornalismo del Mediterraneo "Marenostrum" organizzato dall’Associazione “I vicoli del Mediterraneo, presieduta da Roberto Rubino, sostenuto da istituzioni e da privati. Ha presentato la serata e le due ospiti Catia Catania.A dialogare con l’autrice è stata la nota giornalista del TGR Sicilia Laura Bonasera, che ha posto domande significative sul contenuto del libro. Un pubblico attento e numeroso ha seguito il racconto di una storia che appartiene alle donne, ma che riguarda l’intera società italiana.

Giornalista, saggista e voce autorevole del dibattito pubblico, Marianna Aprile affronta un tema tanto importante quanto attuale: il lungo cammino delle donne italiane verso la piena cittadinanza, dall'esclusione dalla vita politica alla conquista del diritto di voto, fino all’approdo di una donna alla guida del governo.

Il titolo, “La promessa”, racchiude il senso profondo dell’opera. Una promessa fatta alle donne dalla storia, ma anche un impegno che le donne hanno assunto con se stesse: conquistare, attraverso il voto e la partecipazione democratica, quei diritti che per secoli erano stati prerogativa degli uomini. Il punto di partenza è il 1946, anno decisivo per la democrazia italiana. Dopo il fascismo, la guerra e la Resistenza, le donne votano per la prima volta alle elezioni amministrative e, il 2 giugno, partecipano al referendum istituzionale che porterà alla nascita della Repubblica.

Per la prima volta sono anche chiamate a scegliere le rappresentanti dell’Assemblea Costituente. È una svolta epocale. Le donne non sono più soltanto spettatrici della storia, ma diventano protagoniste delle decisioni che determineranno il futuro del Paese. A Montecitorio entrano ventuno donne costituenti, provenienti da esperienze politiche e culturali differenti: 9 della DC, 9 del PCI, 2 del PSI, 1 Fronte dell’Uomo Qualunque. Con la loro presenza e il loro lavoro contribuiscono a imprimere nella Costituzione i principi dell’uguaglianza, della dignità della persona e della parità dei diritti.

Ma il riconoscimento formale dell’uguaglianza non significa che essa diventi immediatamente realtà. È proprio in questo scarto tra i principi proclamati e la vita quotidiana che si sviluppa la riflessione di Marianna Aprile.

Attraverso documenti, vicende personali e biografie di donne spesso dimenticate, l’autrice ricostruisce ottant’anni di storia italiana, restituendo visibilità a figure che hanno lottato per aprire strade nuove, talvolta pagando un prezzo personale e professionale elevato. Il libro non si limita a elencare date e conquiste. Intreccia la grande storia con le storie individuali, mostrando come dietro ogni diritto acquisito vi siano state battaglie, rinunce, coraggio e determinazione. E come molte delle libertà oggi considerate normali siano, in realtà, il risultato di conflitti e mobilitazioni collettive. Dalle prime protagoniste dell’emancipazione alle partigiane, dalle costituenti alle femministe, dalle attiviste alle parlamentari, emerge una trama di esperienze diverse, accomunate dalla volontà di superare una condizione di subordinazione.

È un percorso tutt’altro che lineare. Alle conquiste si alternano resistenze, ostacoli culturali e arretramenti. Le leggi cambiano, la società si trasforma, ma i pregiudizi e le disuguaglianze non scompaiono per decreto. Le battaglie per il divorzio, per la tutela della maternità, per la parità salariale e per la riforma del diritto di famiglia segnano tappe fondamentali di questa trasformazione. Ogni conquista amplia gli spazi di libertà e riconosce alle donne una maggiore autonomia nelle scelte personali, familiari e professionali.

“Eppure - avverte l’autrice - non basta aver scritto un diritto nella legge perché esso sia pienamente esercitato. La parità effettiva richiede opportunità concrete, indipendenza economica, servizi adeguati, condivisione delle responsabilità familiari e un cambiamento profondo della mentalità collettiva”. Un traguardo indiscutibile, ma non necessariamente la prova che la rivoluzione sia compiuta. La presenza femminile al vertice delle istituzioni, infatti, non coincide automaticamente con il raggiungimento della parità per tutte le donne, né cancella le difficoltà che molte continuano a incontrare nel lavoro, nella vita pubblica e nella società.

La questione, dunque, non è soltanto quante donne riescano a raggiungere posizioni di potere, ma quanto siano cambiate le condizioni che consentono a tutte di esercitare pienamente i propri diritti. Durante l’incontro al Garibaldi, Marianna Aprile ha ripercorso con chiarezza e capacità comunicativa le tappe di questo lungo cammino, sottolineando le difficoltà incontrate, le lotte sostenute e i risultati raggiunti. «Siamo arrivate tardi e con fatica», ha ricordato, restituendo in poche parole il peso di una storia segnata da esclusioni secolari e conquiste mai scontate.

Ed è proprio qui che “La promessa” acquista la sua forza più autentica. Non è soltanto un libro sul passato, né una celebrazione dei successi ottenuti. È un invito a interrogarsi sul presente, sulla qualità della nostra democrazia e sulla responsabilità di non considerare irreversibili i diritti conquistati. Dopo ottant’anni, che cosa resta di quella promessa? È l’interrogativo che attraversa il libro e che continua a risuonare anche dopo la presentazione. Con “La promessa”, Marianna Aprile compie dunque un’operazione culturale e civile: riporta alla luce le radici della cittadinanza femminile, restituisce voce a figure troppo a lungo trascurate e ricorda che la storia dei diritti non è mai definitivamente conclusa.

La serata di Mazara del Vallo si chiude così con una riflessione che va oltre le pagine del volume. La promessa del 1946 non appartiene soltanto alle donne di allora: riguarda l’Italia di oggi e quella che verrà. Perché una rivoluzione è davvero compiuta non quando una donna riesce finalmente a raggiungere la vetta, ma quando nessuna donna deve più lottare contro ostacoli e discriminazioni per poter scegliere liberamente il proprio posto nella società.

Per l’amministrazione comunale di Mazara erano presenti il presidente del Consiglio Francesco Di Liberti, l’assessore Gianfranco Casale e la consigliere Arianna D’Alfio.

Salvatore Giacalone