Dragaggio del porto canale di Mazara, vicenda senza fine: rescisso il contratto...

Redazione Prima Pagina Mazara

Il dragaggio del porto canale di Mazara del Vallo continua a rappresentare una delle più gravi incompiute per la città e per il suo comparto marittimo. A oltre un anno e mezzo dalla sospensione del cantiere, i lavori restano bloccati e il futuro dell'opera appare ancora avvolto dall'incertezza, tra controversie legali, problemi economici e questioni legate allo smaltimento dei sedimenti. L'ultima ricostruzione della vicenda, pubblicata oggi dal giornalista Salvatore Giacalone sul Giornale di Sicilia, fotografa una situazione che rischia di trascinarsi ancora a lungo.

A confermarlo è stato il sindaco Salvatore Quinci, che nel corso della relazione annuale sullo stato di attuazione del programma amministrativo ha ribadito come il Comune continui a seguire con attenzione un iter ancora impantanato in una complessa rete di procedure burocratiche. Secondo il primo cittadino, il rischio concreto è che l'intera vicenda approdi definitivamente nelle aule giudiziarie. "Il rischio è che la vicenda finisca a carte bollate, anzi è già finita", ha dichiarato Quinci, facendo riferimento al contenzioso che ha portato alla rescissione del contratto con l'impresa esecutrice dei lavori.

La rescissione del contratto. Dopo mesi di incertezze, il soggetto attuatore Sergio Tumminello e il direttore dei lavori Pietro Viviano, per conto della Struttura commissariale contro il dissesto idrogeologico guidata dal presidente della Regione Renato Schifani, hanno proceduto alla risoluzione del contratto con l'impresa, ritenendo ingiustificata la sospensione dei lavori avvenuta nel febbraio 2025 (di fatto i lavori erano fermi dall'anno prima). Resta però aperto il nodo economico che avrebbe determinato lo stop del cantiere. Secondo quanto emerge, le risorse residue disponibili, progressivamente ridotte dopo varianti progettuali e perizie, sarebbero scese a circa 800 mila euro rispetto all'importo iniziale dell'appalto, superiore ai due milioni di euro. Una somma che, secondo l'impresa, non sarebbe stata sufficiente per completare l'intervento.

Il problema della "colmata B" Tra le principali criticità resta quella relativa ai materiali dragati e depositati nella cosiddetta "colmata B". Si tratta di sedimenti collocati temporaneamente nell'area secondo quanto previsto dal progetto originario e dalle autorizzazioni rilasciate. "Adesso -spiega Quinci- sarà necessario affidare un nuovo appalto per la rimozione di quei materiali prima di poter riprendere le operazioni di dragaggio. Una procedura che inevitabilmente allungherà ulteriormente i tempi". Alla domanda su quando potranno ripartire i lavori, il primo cittadino mazarese non si sbilancia: oggi è impossibile indicare una data certa.

Il Comune pensa anche alla manutenzione ordinaria e all'inserimento nel Sistema dell'Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale. Parallelamente all'attesa per la ripresa dell'intervento regionale, l'amministrazione comunale prova a guardare oltre l'emergenza. Quinci ha infatti annunciato l'affidamento di uno studio dedicato alla manutenzione ordinaria dei fondali, anche attraverso l'utilizzo della draga acquistata dal Comune grazie a un finanziamento di 900 mila euro del Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF).

L'obiettivo è dotare la città di uno strumento che possa consentire interventi periodici di manutenzione, evitando in futuro il ripetersi di situazioni tanto critiche, del porto canale (vedi foto da noi scattata nel primo pomeriggio di oggi). Nella stessa Relazione annuale, presentata in Consiglio comunale lo scorso 15 luglio, è stato rilanciato l'obiettivo -ne avevamo parlato in un articolo da noi pubblicato lo scorso 25 luglio- dell'inserimento del porto di Mazara del Vallo nel Sistema dell'Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale (nel quale non compresi sia Marsala che Mazara del Vallo ma ove fanno parte i porti di: Palermo, Trapani, Termini Imerese, Sciacca, Porto Empedocle, Licata e Gela). "Per sostenere questo percorso è stato affidato -si legge nella stessa Relazione- uno studio preliminare destinato ad avviare l'iter amministrativo", necessario -crediamo noi- soprattutto un forte "endorsement" politico...Così la questione rischia di diventare ancora una volta tema per la prossima campagna elettorale regionale e nazionale.

Le preoccupazioni della marineria. Nel frattempo cresce l'allarme del comparto della pesca. Armatori e pescatori continuano a denunciare una situazione ritenuta ormai insostenibile. I bassi fondali e l'accumulo di detriti rendono particolarmente difficili le manovre di ingresso e uscita dal porto, con numerosi episodi di pescherecci rimasti incagliati nella melma. Una condizione che aumenta i rischi per la navigazione, rallenta l'attività della flotta e produce pesanti ricadute economiche su uno dei principali distretti della pesca del Mediterraneo. Nei mesi scorsi anche alcune associazioni ambientaliste avevano espresso dubbi sulle modalità di gestione dei fanghi dragati, contribuendo ad alimentare un clima di forte attenzione attorno all'opera.

Un'infrastruttura strategica ancora in attesa. Il dragaggio del porto canale e del fiume Mazaro rappresenta un intervento strategico non soltanto sotto il profilo della sicurezza della navigazione, ma anche per il rilancio economico dell'intera città. La Regione Siciliana aveva già avviato un tavolo tecnico per superare le criticità e riattivare il cantiere, riconoscendo l'importanza dell'opera sia per la mitigazione del rischio idrogeologico sia per il miglioramento della navigabilità dello scalo.

Oggi, tuttavia, la situazione resta ancora ferma. Prima sarà necessario completare la rimozione dei materiali presenti nella colmata B, definire i nuovi affidamenti e chiudere definitivamente il contenzioso con l'impresa. Se da un lato -come dicevamo- la marineria mazarese da anni attende il ripristino dei fondali, dall'altro -come già da noi evidenziato in questi mesi estivi- si registra l'impossibilità tecnica per maxi e prestigiosi yacht e navi da crociera di accedere al porto canale; una circostanza che assume un valore fortemente simbolico: navi destinate al turismo internazionale di alto livello siano costrette a rimanere al largo non per scelta ma per le limitazioni strutturali dello scalo.

Il tempo continua a scorrere, mentre la politica e gli uffici cercano una soluzione, il porto canale resta sempre più difficile da navigare, con pesanti conseguenze per l'economia di una città che sul mare ha costruito la propria storia e il proprio futuro.

Francesco Mezzapelle