Domiciliari per Gaetano Armao: l’ex vicepresidente della Regione coinvolto nell’inchiesta su presunta corruzione
Dalla stanza dei bottoni della Regione Siciliana agli arresti domiciliari. Si aggrava la posizione giudiziaria di Gaetano Armao, avvocato, docente universitario ed ex vicepresidente della Regione Siciliana, per il quale il gip di Palermo ha disposto la misura cautelare degli arresti domiciliari nell'ambito di un'inchiesta per corruzione coordinata dalla Procura del capoluogo.
Il provvedimento arriva dopo gli interrogatori preventivi degli indagati e accoglie l'impianto accusatorio dei magistrati, secondo i quali Armao avrebbe sfruttato i propri incarichi istituzionali per favorire alcuni imprenditori, ricevendo in cambio somme di denaro attraverso un presunto sistema di intermediazione.Nell'inchiesta è coinvolto anche l'avvocato Pierluigi Matta, ritenuto dagli investigatori il tramite attraverso il quale sarebbero stati fatti arrivare i pagamenti all'ex vicepresidente.
Secondo la ricostruzione della Procura, gli imprenditori avrebbero formalmente versato a Matta compensi per consulenze legali che, in realtà, sarebbero state fittizie. Il denaro, prelevato dal conto del professionista, sarebbe poi stato consegnato in contanti ad Armao. Anche Matta è stato posto agli arresti domiciliari.Tra gli elementi raccolti dagli investigatori figurano le immagini registrate da telecamere installate nell'automobile e negli studi professionali dei due avvocati, che avrebbero documentato diversi passaggi di denaro.Tre gli episodi principali contestati.
Il primo riguarda i rapporti con i vertici della società Cva, attiva nel settore delle energie rinnovabili: Armao avrebbe agevolato i contatti con gli ambienti regionali e favorito l'accelerazione di alcune pratiche autorizzative. Un secondo filone riguarda la società Seap Bio Energy, mentre il terzo coinvolge la Samo Onlus, attiva nel settore delle cure palliative. In quest'ultimo caso, secondo l'accusa, Armao avrebbe esercitato pressioni sull'allora dirigente dell'assessorato regionale alla Salute Salvatore Iacolino per bloccare un decreto che avrebbe ampliato il numero dei soggetti autorizzati a svolgere servizi in convenzione, in cambio di 6 mila euro.Per quest'ultimo episodio è stato disposto l'arresto domiciliare anche per Luigi Zancla, presidente della Samo Onlus e accusato di corruzione in concorso con Armao.Il gip ha invece respinto le richieste di misure cautelari nei confronti degli altri cinque indagati, tra cui il deputato regionale del Mpa Giuseppe Geremia Lombardo e alcuni imprenditori e manager.Armao, che dopo la notifica della richiesta di arresto si era già dimesso dall'incarico di consulente giuridico del presidente della Regione Renato Schifani, ha respinto le contestazioni, sostenendo che le somme ricevute non fossero tangenti, ma prestiti personali o compensi per attività professionali.Una vicenda giudiziaria che scuote ulteriormente i vertici della politica siciliana e investe incarichi e ruoli ricoperti all'interno dell'amministrazione regionale.
Resta naturalmente ferma la presunzione di innocenza degli indagati: le accuse dovranno trovare conferma nelle successive fasi del procedimento giudiziario.