Caro-gasolio, la pesca trapanese ferma le barche e chiede un prezzo politico per il carburante

Redazione Prima Pagina Mazara

Un prezzo politico del gasolio per la pesca, fissato tra 0,60 e 0,70 euro al litro. È la richiesta che il Centro Permanente per il Coordinamento delle Politiche Locali della Pesca del GAL Pesca Trapanese e gli operatori della marineria di Trapani hanno rivolto questa mattina alle istituzioni regionali, nazionali ed europee, nel corso di una conferenza stampa all’ex Lazzaretto, sede del Coordinamento.

La flotta trapanese è in stato di agitazione: ha fermato le attività e non ha ritirato i documenti di bordo in Capitaneria di Porto. La protesta nasce dall’insoddisfazione per le risposte arrivate finora da Palermo e da Roma. Alla conferenza hanno preso parte Natale Amoroso, presidente O.P della Pesca di Trapani, Emilio Giacalone, presidente O.P. della Pesca di Trapani e Isole Egadi, Mario Maltese, pescatore, e Giampiero Cappellino, direttore del GAL Pesca Trapanese.I dati presentati dal Coordinamento ripercorrono l’ultimo decennio.

Tra il 2016 e il 2019 il gasolio agevolato per la pesca costava tra 0,40 e 0,55 euro al litro e consentiva di coprire le spese e remunerare armatori ed equipaggi. Lo shock energetico seguito alla guerra in Ucraina lo ha raddoppiato in pochi mesi, fino a 0,95-1,15 euro nel biennio 2022-2023. Nel 2024-2025 si è assestato tra 0,75 e 0,90 euro, una soglia rimasta strutturalmente alta. Oggi viaggia tra 1,40 e 1,50 euro al litro e assorbe quasi tutto il ricavato di una battuta: uscire in mare significa lavorare in perdita.Mentre il carburante saliva, il prezzo del pesce all’ingrosso restava schiacciato dalla concorrenza estera e dal calo dei consumi interni.

A pagare sono stati gli equipaggi: fatto 100 il reddito del 2016, oggi l’indice è sceso a 15. Il mestiere ha perso attrattiva e gli armatori faticano a trovare personale.Senza un prezzo calmierato del carburante, avverte il Coordinamento, le marinerie siciliane e italiane resteranno in svantaggio rispetto alle flotte dei Paesi terzi del Mediterraneo, che lavorano con costi molto più bassi e invadono i mercati con prodotto a basso prezzo. Nel giro di pochi anni la pesca professionale trapanese, strascico e circuizione in testa, rischia di scomparire, con la chiusura delle imprese armatoriali, la perdita di centinaia di posti di lavoro e la distruzione di un patrimonio storico, culturale ed economico per tutta la Sicilia.«Il nostro è un grido d’allarme concreto e disperato», hanno dichiarato.

«Serve una misura straordinaria sul carburante prima che la crisi diventi irreversibile».