Biometano, a Castelvetrano la prima pietra del nuovo impianto. Che fine hanno fatto i progetti a Mazara del Vallo?

Redazione Prima Pagina Mazara

Il Comune di Castelvetrano celebra oggi la posa della prima pietra del nuovo impianto di biogas Wet AD con produzione di biometano, capace di trattare oltre 63 mila tonnellate annue di rifiuti organici e generare circa 45 GWh di energia rinnovabile all'anno. Ciò fa tornare, inevitabilmente, alla mente una domanda che riguarda da vicino Mazara del Vallo: perché progetti analoghi annunciati negli anni passati nel territorio mazarese non sono mai arrivati alla fase realizzativa? L'investimento che vede protagoniste Kanadevia Inova e Sicily Biomethan rappresenta un importante passo avanti nel settore della gestione sostenibile dei rifiuti e della produzione di energia da fonti rinnovabili nel Trapanese. Un risultato che, inevitabilmente, induce a guardare indietro e a ricordare le opportunità che Mazara del Vallo ha visto sfumare nel corso degli anni.

Il progetto Biomet Mazara del 2021. Nel 2021 la società Biomet Mazara Srl presentò all'Assessorato Regionale Territorio e Ambiente un progetto per la realizzazione di un impianto per la produzione di biometano avanzato e compost di qualità in contrada Gianina, lungo la Strada Provinciale 25 Mazara-Castelvetrano. L'investimento previsto superava i 7,2 milioni di euro e avrebbe consentito il trattamento di circa 19.800 tonnellate annue di rifiuti organici. Il progetto prevedeva una capacità produttiva di biometano pari a 260 standard metri cubi all'ora, oltre alla produzione di compost destinato all'utilizzo agricolo. Si trattava di un'iniziativa che, almeno sulla carta, avrebbe potuto contribuire ad affrontare una delle principali criticità dei comuni siciliani: il conferimento della frazione organica dei rifiuti.

Una struttura del genere avrebbe potuto ridurre i costi di trasporto e smaltimento dell'umido, favorire la creazione di una filiera locale dell'economia circolare e produrre energia rinnovabile direttamente sul territorio. Eppure, a distanza di cinque anni, di quel progetto non si hanno notizie concrete. Nessun cantiere aperto, nessun avanzamento pubblico dell'iter autorizzativo, nessuna comunicazione ufficiale sul futuro dell'iniziativa. Sul progetto è progressivamente calato il silenzio.

Un precedente ancora più ambizioso: il caso Best-Le Miniere Artificiali. Quello della Biomet Mazara non è però l'unico progetto rimasto incompiuto. Già circa dieci anni fa il territorio mazarese era stato interessato da una proposta ben più imponente. Si trattava del progetto "Best - Le Miniere Artificiali", promosso dalla società milanese Unità di Misura S.r.l. (UDM), che prevedeva un investimento fino a 40 milioni di euro per la realizzazione di un grande impianto polifunzionale destinato al trattamento di circa 70 mila tonnellate annue di rifiuti solidi urbani. L'area individuata era quella di contrada San Nicola, al confine con l'ex discarica della Belice Ambiente di contrada Campana Misiddi, nel territorio comunale di Campobello di Mazara. Nel corso degli anni il progetto (in foto copertina il rendering del progetto Best Mazara) fu al centro di un lungo e complesso iter amministrativo, seguito da vicino durante l'amministrazione guidata dall'allora sindaco Nicola Cristaldi.

Tuttavia, dopo anni di dibattiti, pareri e procedure, l'iniziativa si concluse con il rigetto dell'istanza da parte del commissario ad acta della Presidenza della Regione Siciliana, l'avvocato Maria Mattarella, che con apposito decreto pose definitivamente fine al procedimento. Anche in quel caso, dunque, un investimento importante e potenzialmente strategico per il territorio non riuscì a trasformarsi in realtà.

Quali ostacoli hanno incontrato i due progetti previsti nel territorio mazarese? La vicenda dell'impianto di Castelvetrano riporta al centro una questione più ampia: la capacità del territorio mazarese di attrarre, accompagnare e soprattutto concretizzare investimenti nel settore della gestione dei rifiuti e dell'energia rinnovabile. Le ragioni che hanno impedito la realizzazione dei progetti presentati negli anni meritano di essere approfondite. Si è trattato di ostacoli burocratici? Di criticità ambientali? Di problemi economici o progettuali? Oppure di una combinazione di fattori che hanno finito per bloccare iniziative che avrebbero potuto incidere significativamente sull'economia locale? Domande che restano aperte e alle quali sarebbe utile fornire risposte chiare, soprattutto oggi che altri territori riescono invece a trasformare progetti analoghi in cantieri concreti.

Un'esigenza reale, ma con benefici da verificare. Tornare a parlare di questi progetti non significa assumere una posizione favorevole o contraria a prescindere. È legittimo che imprenditori e investitori propongano iniziative nel settore del trattamento dei rifiuti e del recupero energetico, così come è legittimo che le istituzioni e i cittadini ne valutino attentamente impatti, benefici e criticità. È infatti sotto gli occhi di tutti la difficoltà che Mazara del Vallo, così come molti altri comuni del Trapanese e della Sicilia, continua ad affrontare nella gestione della frazione organica dei rifiuti.

Costi di conferimento elevati, carenza di impianti, trasporti verso strutture lontane e continui aumenti delle spese di gestione finiscono inevitabilmente per riflettersi sulle bollette Tari pagate dai cittadini. La speranza è che eventuali progetti futuri possano davvero rappresentare un vantaggio per la collettività, contribuendo a migliorare i servizi, ridurre i costi e favorire la sostenibilità ambientale. Perché la storia insegna che tra gli annunci e le opere realizzate esiste spesso una distanza considerevole.

E nel territorio mazarese, purtroppo, questo è un film che negli anni si è già visto più volte.

Francesco Mezzapelle