ASP Trapani, caso dei referti istologici: dopo la maxi-perizia l'indagine va avanti
Va avanti l’indagine giudiziaria sullo scandalo dei 3 mila esami istologici rimasti non definiti tra il 2024 e i primi mesi del 2025. Dopo l’incidente probatorio svoltosi dinanzi al gip Massimo Corleo, durante il quale è stata acquisita la perizia dei medici Paolo Procaccianti, Vincenzo Nardini, Lorenzo Livi e Luca Miele, gli atti sono tornati in Procura. Gli indagati sono 17 (inizialmente 19), tra medici, infermieri e operatori sanitari degli ospedali di Trapani e Castelvetrano.
L’incidente probatorio, richiesto dalla Procura di Trapani, si è concluso con il deposito di una relazione di oltre 500 pagine che ricostruisce il funzionamento del sistema di gestione degli esami istologici e i ritardi accumulati nella consegna dei referti.
Al centro dell’inchiesta ci sono circa 3 mila referti istologici che sarebbero stati consegnati con ritardi anche superiori agli otto mesi. Una situazione che, secondo quanto emerge dalla perizia, avrebbe impedito in diversi casi ai pazienti di conoscere tempestivamente l’esito degli accertamenti e di accedere alle cure.
A far emergere la vicenda è stata la denuncia di Maria Cristina Gallo, docente di Mazara del Vallo, divenuta uno dei simboli dell’inchiesta. Anche nel suo caso l’attesa per conoscere l’esito dell’esame istologico si protrasse per otto mesi. Gallo è morta nell’ottobre scorso, ma prima del decesso il giudice era riuscito ad ascoltarla nell’ambito dell’incidente probatorio.
La perizia non si limita a descrivere i ritardi nella lavorazione e nella consegna dei referti. Secondo i consulenti nominati dal gip, sarebbero emerse criticità nel sistema di monitoraggio degli esami, nella comunicazione tra i reparti e nella successiva presa in carico dei pazienti.
Tra gli aspetti evidenziati dai periti c’è la mancanza di un sistema efficace per monitorare lo stato dei campioni e dei referti. Una carenza che, secondo la relazione, avrebbe determinato situazioni nelle quali alcuni pazienti sarebbero stati privati della possibilità di ricevere tempestivamente informazioni sul proprio stato di salute. La ricostruzione contenuta nella perizia allarga inoltre il tema delle responsabilità oltre il solo laboratorio di anatomia patologica. In diversi casi, infatti, sarebbero emerse carenze nei sistemi di verifica e di sollecito da parte dei reparti che avevano in cura i pazienti.
Un altro elemento preso in esame dai consulenti riguarda la comunicazione tra le strutture ospedaliere e i servizi di anatomia patologica. Dalla relazione emergerebbe un sistema nel quale i ritardi si sarebbero sommati alla mancanza di controlli in grado di individuare tempestivamente le anomalie.È proprio la ricostruzione della catena delle responsabilità a rappresentare ora uno degli aspetti centrali dell’indagine. La perizia, infatti, potrebbe portare la Procura a rivalutare le singole posizioni dei 19 indagati alla luce degli elementi acquisiti durante l’incidente probatorio.
Con la conclusione dell’incidente probatorio, il gip Massimo Corleo trasmette gli atti alla Procura di Trapani. Saranno ora i Pubblici Ministeri a esaminare nel dettaglio le conclusioni dei consulenti e a stabilire gli ulteriori sviluppi dell’inchiesta, valutando quali posizioni mantenere e per quali, eventualmente, procedere con una richiesta di archiviazione.
L’indagine resta aperta e la maxi-perizia costituisce adesso uno degli elementi principali sui quali la Procura dovrà lavorare per ricostruire quanto accaduto nella gestione dei circa 3 mila esami istologici e individuare, per ciascun caso, le eventuali responsabilità.