2 Giugno: celebrare la Repubblica significa anche interrogarsi sui suoi misteri...
La Festa della Repubblica rappresenta uno dei momenti più significativi della vita civile italiana. Il 2 giugno 1946, attraverso il referendum istituzionale, gli italiani scelsero la Repubblica, aprendo una nuova stagione fondata sui principi della democrazia, della libertà, della partecipazione popolare e del rispetto dei diritti sanciti dalla Costituzione.
Ogni anno questa ricorrenza richiama l'attenzione sull'importanza delle istituzioni democratiche e sul valore della libertà conquistata dopo gli anni della dittatura e della guerra. È un'occasione per ricordare il percorso compiuto dal Paese, i progressi sociali, economici e civili raggiunti e il contributo dato da generazioni di cittadini alla costruzione della Repubblica.
Ma celebrare la Repubblica significa anche confrontarsi con le pagine più difficili della sua storia. Una democrazia matura non si limita a commemorare i propri successi: trova la forza di interrogarsi sulle proprie ferite, sui momenti oscuri e sui molti interrogativi che ancora attendono risposte complete.
Negli oltre ottant'anni di vita repubblicana, l'Italia è stata attraversata da vicende drammatiche che hanno segnato profondamente la coscienza collettiva. Alcuni episodi hanno trovato responsabili e ricostruzioni giudiziarie, altri continuano a essere circondati da zone d'ombra. Tra questi vi sono la strage di Portella della Ginestra del 1947, primo grande eccidio dell'Italia repubblicana; la scomparsa della giornalista Mauro De Mauro; la morte dell'editore Giangiacomo Feltrinelli; la strage di Piazza Fontana del 1969, che inaugurò la stagione della cosiddetta "strategia della tensione"; la strage di Brescia e quella del treno Italicus; il sequestro e l'uccisione di Aldo Moro nel 1978; la strage della stazione di Bologna del 1980; l'abbattimento del volo Itavia nei cieli di Ustica; l'assassinio del giornalista Mino Pecorelli; le uccisioni dei magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nel 1992, insieme ai numerosi interrogativi ancora oggetto di approfondimento sulle connessioni tra criminalità organizzata, apparati deviati e poteri occulti.
A questi si aggiungono le vicende legate alla scomparsa di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori, casi che continuano a suscitare interesse e richieste di verità da parte dell'opinione pubblica.
Ricordare questi eventi non significa mettere in discussione il valore della Repubblica, ma al contrario rafforzarlo. La ricerca della verità, la trasparenza delle istituzioni, il diritto dei cittadini a conoscere ciò che è accaduto e la tutela della memoria collettiva sono elementi essenziali di ogni democrazia autentica. Una Repubblica forte è una Repubblica che non teme il confronto con il proprio passato e che considera la verità un bene pubblico.
Per questo il 2 giugno può essere non soltanto una giornata di celebrazione, ma anche di riflessione. Accanto alle bandiere, alle cerimonie ufficiali e al giusto orgoglio per il cammino democratico compiuto, vi è spazio per un impegno civile che continui a chiedere chiarezza sulle pagine più controverse della nostra storia. Perché la libertà e la democrazia non vivono soltanto nelle ricorrenze, ma anche nella capacità di una comunità nazionale di fare luce sui propri misteri, rendere giustizia alle vittime e trasmettere alle nuove generazioni una memoria fondata sui fatti, sulla verità e sulla responsabilità.
Francesco Mezzapelle