1946-2026: Ricordi di un bambino rifugiato di 5 anni. Quel pozzo a Strasatti e il voto che cambiò l’Italia...
Avevo appena cinque anni quando gli italiani furono chiamati alle urne per scegliere tra Monarchia e Repubblica. Era il giugno del 1946. A quell'età, naturalmente, non sapevo nulla: non avevo idea di cosa fosse un voto, né tantomeno potevo comprendere la differenza tra un re e un presidente. Agli occhi di un bambino di cinque anni la vita si declinava in modi molto più semplici: interessava giocare, ridere, fare magari piccoli dispetti. Allora il mondo appariva tutto colorato, illuminato dai sorrisi dei genitori, dei nonni, dei piccoli amici e dei vicini di casa con i quali si trascorrevano intere giornate e calde serate di condivisione.
Con il passare degli anni, però, in mezzo a quei colori sono affiorati ricordi più nitidi e severi. Ricordi che hanno segnato la mia infanzia, legati a quel periodo buio della guerra in cui la mia famiglia fu costretta a fuggire. Mazara del Vallo non era più sicura. Le bombe piovevano dal cielo sulla nostra terra, e quel cielo non era più azzurro: era diventato plumbeo, carico di fumo e di terrore. Fu allora che mio zio Peppino ci tese la mano. I miei genitori mi raccontarono, anni dopo, come lo zio ci tolse dai pericoli invitandoci nella sua estesa residenza a Strasatti, nella campagna tra Marsala e Mazara.
Lì sorgeva un mulino che in quel periodo era fermo, paralizzato dal continuo viavai di soldati e mezzi di guerra che occupavano le strade. Ma il vero tesoro di quella proprietà era un pozzo. Un pozzo profondo, da cui lo zio tirava su un'acqua limpidissima con il secchio. La particolarità di quella struttura, però, stava tutta nella sua architettura: un paio di metri prima di raggiungere lo specchio d'acqua, vi erano dei locali sotterranei ormai asciutti e perfettamente abitabili. Quello divenne il nostro rifugio.
Non solo il nostro, ma anche quello di numerosi parenti dello zio arrivati dal marsalese, oltre alla sua stessa famiglia. In tutto eravamo una ventina di persone. Lassù il mondo crollava, ma noi, lì sotto, eravamo al sicuro. A turno salivamo da quel pozzo attraverso una scaletta di ferro per fare la cosa più semplice e straordinaria: vedere un piccolo spicchio di cielo mentre l'orecchio restava teso a percepire il rumore minaccioso delle macchine da guerra che transitavano sulla vicina carreggiata.Quel rifugio sotterraneo ha funzionato per tutti noi per oltre un anno.
Poi, finalmente, la guerra è finita. Siamo potuti risalire definitivamente in superficie, abbiamo rivisto l'azzurro pieno del cielo e siamo ritornati nelle nostre abitazioni a Mazara, pronti a ricostruire il futuro.
Qualche tempo dopo, nel 1946, arrivò quel famoso voto. Noi bambini eravamo tornati a sorridere e gli adulti, con quella scheda elettorale tra le mani, stavano decidendo quale forma dare alla nostra ritrovata libertà. Il rifugio nel pozzo di Strasatti fu abbandonato, ma lo zio Peppino ha continuato per tutta la vita a calare il secchio per tirare su l'acqua. "Perché quella – diceva sempre con un sorriso – era acqua buona". Un'acqua che non aveva dissetato solo i nostri corpi, ma che aveva salvato la nostra vita e il nostro domani.
Salvatore Giacalone