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Custonaci, lavoratore della licenziato due volte vince ricorso: “Licenziamenti illegittimi”

sicilmarmi lavoratore cgil Trapani - Per due volte era stato ingiustamente licenziato dalla Sicilmarmi Srl di Custonaci, ma adesso il giudice del lavoro del Tribunale di Trapani ha dato ragione al dipendente, condannando la società.

Vittoria su tutti i fronti per il lavoratore Girolamo Fiorenza che, sostenuto dalla Fillea Cgil e difeso dall’avvocato Salvatore Rizzo, aveva depositato ricorso contro la Sicilmarmi Srl di cui era dipendente dal 1992.
“Questa sentenza – dice il segretario generale della Fillea Cgil Enzo Palmeri – è un’affermazione dei diritti e una grande vittoria che restituisce dignità al lavoro e al lavoratore”.
Fiorenza, per diversi anni rappresentante sindacale aziendale della Fillea, era stato, in prima battuta, licenziato, in forma orale, nel maggio del 2016, dal rappresentante legale dell’azienda con l’invito, si legge nella sentenza, “a non presentarsi più al lavoro”.
Licenziamento che però, oggi, è stato ritenuto dal giudice Dario Porrovecchio “inefficace e, dunque, non idoneo a risolvere il rapporto di lavoro”.
La sentenza del giudice ha, infatti, stabilito che “l’acclarata mancanza della forma scritta del licenziamento ne comporta la sua inefficacia”.
Successivamente, quattro mesi dopo, il licenziamento era avvenuto per iscritto ma privo, secondo il giudice, dei requisiti di legge per assenza di giusta causa.
Alla base del licenziamento vi sarebbe stato, per l'azienda marmifera, il calo delle commesse, la conseguente diminuzione del ciclo produttivo e la soppressione, mai di fatto avvenuta, della mansione di perforatore svolta dal dipendente.
Anche in questo caso il licenziamento sarebbe stato illegittimo anche perché “la società non avrebbe mai dimostrato l’impossibilità di utilizzare il lavoratore in mansioni differenti o inferiori, né tanto meno il rifiuto opposto dal dipendente”.
La Sicilmarmi Srl è stata, così, condannata al pagamento in favore del lavoratore degli stipendi dal maggio del 2016 al settembre del 2016 e al versamento dei contributi assistenziali e previdenziali. La società è stata, inoltre, condannata a riassumere il dipendente o, in alternativa, a corrispondere un’indennità pari a cinque mensilità.

Comunicato stampa
20/01/2018

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