Manchette Tippi

Manchette Tippi

Misteridicittà/ A difesa dei cristiani contro gli Infedeli. Il loro Palazzo ospita adesso le “faccende cittadine”.

CavalieriDiMaltaIn questa puntata prenatalizia della nostra rubrica, vogliamo trasportarvi lontano nel tempo e nello spazio come non mai. Andremo infatti in luoghi calpestati dal “Protagonista Natalizio”, nella città Sacra per eccellenza.

In un momento di grande fermento religioso, di discussioni, disgressioni e infossicazioni, quel posto dovrebbe ergersi a fruitore di antiche speranze che inevitabilmente il tempo e la natura umana ha corrotto.
Gerusalemme, sorgente e foce delle tre grandi religioni monoteiste, luogo di agguerrita pace fin dall’alba dei tempi, quando la natura umana fa da diga all’animo la convivenza diventa invasione per conquista.
Siamo in un periodo storico difficile da comprendere. Forse qualcuno si ricorderà le angosce, le ansie o anche solo un piccolo tarlo di dubbio, che ci hanno invasi la notte del 31 dicembre 1999. La preoccupazione più pratica era legata alle possibili seccature che il cambio di millenni avrebbe potuto dare qualora i progettisti non avessero inserito nel “dizionario” delle macchine il cambio del millennio. Primo pensiero: le borse, il dio denaro è venerato al di là di credi, razze e meridiani. Sarebbe stato peggio del venerdì nero che colpì la borsa di Wall Street il 29 ottobre 1929, un’ecatombe economica con un difficilissimo riadattamento di tutti i sistemi informatici mondiali.
Chi stava tranquillo consapevole che era solo un numero, chi temeva un evento apocalittico naturale, chi spirituale. Noi uomini del nuovo millennio ci siamo lasciati sfiorare dal dubbio. E durante il primo millennio?
Riuscite a provare ad immaginare cosa poteva accadere per le strade? I predicatori e per le strade era da anni che si preparavano! L’abate Abbone aveva anche scritto in proposito, secondo lui il mondo sarebbe certamente finito con l’ultimo dell’anno. Altro che vendita delle indulgenze! Il terrore vero o montato per secondi fini era palpabile nel quotidiano! L’unica cosa che proteggeva la gente di tale preoccupazione era una “beata” ignoranza, non tutti sapevano in che anno stavano vivendo, specie nelle zone rurali dove la popolazione si trovava in un florido periodo agricolo ed era occupata a coglierne il più possibile.
Anche chi aveva abbracciato il Vangelo, e soleva leggerlo ed interpretarlo alla lettera, (cosa in vigore tutt’oggi, forse meno comprensibile visto l’alto tasso di istruzione) si aspettava che il nemico per eccellenza, imprigionato nelle viscere della terra, avrebbe, secondo la profezia, varcato la soglia per distruggere il mondo. “Ed Egli afferrò il dragone, il serpente antico e lo incatenò per mille anni; lo gettò nell'Abisso, ve lo rinchiuse e ne sigillò la porta sopra di lui, perché non seducesse più le nazioni, fino al compimento dei mille anni. Dopo questi dovrà essere sciolto per un po' di tempo.”
Chi trasse vantaggio da questa “strategia del terrore” (espressione attualissima) per ristabilire a Roma il potere temporale e spirituale, e ristabilire l’impero portandolo via ai tedeschi che stavano prendendo sempre più piede, (e non sto parlando della Merkel) pensò bene, tramite un mea culpa, di riconoscere l’errore di calcolo: i mille anni si sarebbero dovuto contare dall’anno dalla morte di Cristo, e fu così che molti se la trascinarono per altre 33 anni questa epocale presa in giro.
Quello fu il periodo dell’invenzione degli spaghetti chiamati itriya, una delle nuove teorie, tra le più cronologicamente accreditate, la colloca nella zona di Trabia (termini Imerese).
Ma interpretando la profezia con il senno di poi sappiamo che si riferì ad una nuova e forse inaspettata disposizione nello scacchiere internazionale di popolazioni che migrarono massicciamente dalla Germania stravolgendo la geografia e di certo il destino del futuro prossimo di tutte le nazioni circostanti.
Vicini a noi altri grandi cambiamenti, dietro la bandiera del referente celeste in terra, Urbano II, si accodarono moltissimi uomini, uomini che per diversi motivi si trovarono chiamati a combattere per una guerra fuori dai propri confini geografici ma non morali, Gerusalemme era stata invasa dai persiani, la chiesa aveva perso territori e simboli così come i pellegrini.
Abbandonare la propria vita per una avventurosa e rischiosa missione veniva ricompensata con doni materiali e spirituali, il gioco ne valeva di certo la candela. I luoghi sacri andavano protetti, ogni uomo di fede doveva potervi accedere, conseguenza era l’uccisone di chiunque ostacolasse questo diritto. Presero il nome di “infedeli”, senza alcuna religione, chi crede avrebbe capito. Questo il principio ufficiale delle Crociate.
Oggi molti hanno ripreso il concetto delle Crociate associandolo all’estremismo islamico, ma lampanti sono alcune differenze che dovrebbero scoraggiarne l’associazione ideologica e quindi forse un terribile tentativo di giustificazione. In primis l’epoca storica, elemento importantissimo, comprendere per capire, contestualizzare per comprendere. Non tenerne conto sarebbe accettare a priori l’arretratezza sociale dei protagonisti attuali, se così fosse urgerebbe ristabilire le priorità e i fini degli interventi internazionali. Infedele per i Crociati era chiunque si opponesse all’accesso ai territori sacri, non chi non accettava la loro religione, considerati quindi innocenti, le opere sacre, antiche, venivano protette anche più del comprensibile, non distrutte.
Sciocco sarebbe non considerare i motivi politici che stanno dietro i due fenomeni, quelli economici, ma dietro gli occhi di chi li ha vissuti e subiti, non c’è voglia o capacità di comprendere oltre la percezione dell’anima.
Questa ampia zoomata era necessaria per farvi planare in quel contesto già pronti. Siamo sbarcati tra mille peripezie nei pressi delle coste africane partiti da quelle siciliane (senza scafisti, al massimo qualche approfittatore di porto ci ha caricati su), la carovana si mette in viaggio per raggiungere l’agognata meta, una terra promessa è sempre nello scenario degli uomini, percorrendo le strade che sanno di sabbia, condividiamo i pochi alimenti e preghiamo, intanto che Dio ci protegga nel viaggio, arrivare a destinazione è di per sé il miracolo che cerchiamo, e poi preghiamo avvicinandoci alle strade sacre per chi abbiamo lasciato in patria con speranza di riabbracciarli.
Da lontano un urlo interrompe le nostre preghiere, aumentano in numero e intensità, coperti dalla sabbia non sappiamo chi siano. Il tempo che avanza come quelle figure muta la paura in terrore, ma non appena la scena si schiarisce, un sorriso di gioia si diffonde, uomini bianchi, armatura corredata da mantelli neri decorati con croci bianche a otto punte come le virtù che si vantano di provare a possedere.
Sono i monaci cavalieri che proteggono i pellegrini da banditi e uomini del posto che considerano i fedeli degli invasori. Ci scortano e presto li vedremo in azione nei pressi di un piccolo villaggio, ambasciata della chiesa di Roma. Sono molte le piccole città che sono state costruite o riadattate come punto di sosta per i viandanti.
Il mistero che leghiamo alla nostra Città vede protagonisti proprio quegli uomini religiosi e guerrieri, che hanno giurato a Dio e agli uomini, la storia li battezza come cavalieri Ospitalieri o Ospedalieri, il nome completo era: Cavalieri dell’Ordine dell’ospedale di San Giovanni di Gerusalemme, il tempo provvederà a ribattezzarli come Cavalieri di Rodi (come sovrani dell’isola) prima e di Malta (come vassalli del re di Sicilia) poi.
Pie Postulatio VoluntatisLa loro ufficialità era garantita da uno statuto che li ergeva a protettori e curatori dei pellegrini, la loro sede a Gerusalemme era un ospizio ricostruito da alcuni mercanti italiani con il permesso dell’Imam d’Egitto, proprio nel luogo dove esisteva il monastero di San Giovanni l’elemosiniere. E fu proprio un amalfitano, Beato Gerardo Sasso, a dare il visa alla costituzione dell’ordine, forse capendo da mercante prima di altri l’importanza della protezione durante i viaggi, a conferma di ciò la bolla papale datata 15 febbraio 1113 (Foto 2) che gli permise di acquisire terre e rendite, così come il suo successore Raymond du Puy de Provence fece. Non passo molto tempo e l’ordine divenne dinamico, iniziò a fare la scorta, pian piano le fila si andavano ingrossando, pellegrini che si univano a loro, giovani che affascinato dalle loro gesta lasciavano l’Italia per vestire il manto crociato. Ben presto altri ordini vennero istituiti, con altre sedi e magari altri obiettivi secondari, come i Cavalieri Templari nel 1119.
L’evoluzione fu anche all’interno del gruppo stesso, il da fare era troppo che fu necessaria la divisione dei compiti, chi restò a curare gli ammalati e chi a difendere i viaggiatori, sottomessi solo al volere papale, il loro potere andava crescendo sempre più; esenti dai tributi, poterono permettersi di erigere nel solo regno circostante 7 forti a protezione degli oltre 140 possedimenti, tra questi degni di nota nel principato di Antiokia erano il Krak dei cavalieri in Siria e Margat vicino Tripoli. Le proprietà erano divise in priorati, Noto sarà quello di Sion, organizzati in baliati e capitanerie.
Ma venne il tempo dell’Islam e nel 1187 la caduta di Gerusalemme e confinati a Tripoli (che perderanno nel 1551) furono costretti a rifugiarsi a Cipro, dove il gran maestro Guillaume de Villaret tentò di conquistare un ruolo sociale e dopo qualche anno con Folco d Villaret venne trasferita la sede dell’ordine a Rodi.
L’ordine abbracciò membri latitanti e possedimenti dell’appena sciolto ordine templare nel 1314, questo necessitò un potenziamento della forza militare. Varie vittorie conseguite ed una pesante sconfitta, quella del 1522, contro Solimano il Magnifico e i cavalieri trovarono riparo a Malta nel1530 dopo anni di girovagare grazie a Papa Clemente VII con il beneplacito di Carlo V imperatore e re di Sicilia loro feudatario, pagando un falcone il giorno di ognissanti al viceré di Sicilia come si può leggere ne “Il falcone maltese” di Dashiell Hammett.
Da questo momento in poi saranno ricordati come Cavalieri di Malta e continueranno imperterriti la loro missione, ma l’impero ottomano stava preparando un altro assedio, a caro prezzo la battaglia sembrava in pugno agli orientali, giunse dalla Sicilia la flotta spagnola, la vittoria portò alla costruzione di La Valletta in memoria del maestro Jean de la Vallette, comandante della difesa, si costruì un moderno ospedale in linea con i principi dell’ordine aperto a cristiani, musulmani ed ebrei.
In Europa dovettero affrontare varie questioni politiche che li portarono a chiudere alcuni monasteri, o a restare ma non ben visti dai vari sovrani. Alcuni si ribattezzarono come avvenne nel Regno Britannico dopo la soppressione con la fondazione ad opera francese del Molto Venerabile ordine di San Giovanni di Gerusalemme, rinato come Venerabile Ordine di San Giovanni nel 1826 dopo la confisca dei beni del 1540.
In Germania esiste il Baliato di Brandeburgo dei Cavalieri dell’ordine di San Giovanni dell’Ospedale di Gerusalemme di ideologia protestante, poi luterana, e poi nel 1852 tramutato in Ordine Prussiano dei Cavalieri Ospitalieri; nei Paesi Bassi e in Svezia (soppresso nel 1527) vi è l’Ordine di San Giovanni del Baliaggio alleati laicamente nell’Alleanza degli Ordini di San Giovanni di Gerusalemme.
Il Don Chisciotte ricorda la battaglia di Lepanto, dove i Cavalieri lottarono al fianco dei soldati spagnoli e italiani contro gli ottomani. La nomina al gran maestro di Principe del Sacro Romano Impero venne riconosciuta nel 1607, nel 1630 quella di Sua Altezza Eminentissima, per un breve periodo Cavaliere dell’Ordine lo fu anche Caravaggio prima di combinarne una delle sue.
Con il passare degli anni Malta divenne centro per il riscatto e la liberazione degli schiavi cristiani contro la vendita degli schiavi africani e turchi per equipaggiare le galee fino al 1700 circa.
Non mancarono spedizioni verso il Nuovo Continente, Saint Croix appartenne insieme a Saint Kitts al Cavaliere De Poincy.
L’ordine come i Templari era diviso in lingue e Malta nel 1530 divenne feudo del Regno di Sicilia, fino all’espugnazione da parte di Napoleone per una richiesta avanzata dal gran maestro, chiedeva per rifornire le imbarcazioni di acqua dirette in Egitto che non più di quattro entrassero nel porto, ma il generale spazientito decise di impadronirsi di Malta grazie ad alcuni infiltrati inviati in precedenza sull’isola. Il 12 giugno del 1798 Malta si arrese, i beni furono saccheggiati ma caso volle che la nave saccheggiatrice affondò con l’ammiraglio Nelson nel Nilo, così che i tesori forse tornarono al luogo di origine. La resa del maestro Fra’ Ferdinand von Hompesch portò i cavalieri a girare per tutto il mondo. In Italia il Papa preoccupato per l’ascesa di Napoleone volle tenere unita questa forza nominando lo Zar Paolo I Gran Maestro, successore gli fu Giovanni Battista Tommasi che portò la sede a Messina, divisioni, fusioni, i Cavalieri di Malta, e Rodi per alcuni, continuavano a mutare ma a restare, accolti come ordine religioso Sovrano Militare Ordine di Malta (SMOM).
Ad oggi gli accreditati sono a Malta, a Londra, in Germania, nei Paesi Bassi, in Svezia a Catanzaro e in altri luoghi dove si dice si trovarono costretti a cambiare nome.
Dal 2000 hanno fondato 16 associazioni di volontariato, unite nella Johanniter International, è un ordine religioso e un soggetto di diritto internazionale.
Operai occupanoComuneÈ facile immaginare come abbiano potuto, specie dopo l’abbandono di Malta, tornare nei loro posti di origine dove potevano vantare conoscenze e pregi che avrebbero permesso la continuità della loro opera, essendo vicini anche fisicamente alla Sicilia, è stata questa la terra amica dove potersi organizzare sia dopo la disfatta che durante la loro nascita e opera. Infatti nella zona del messinese dove approdavano i cavalieri del continente venne costituita una sede e così avvenne in tutta l’isola, ogni struttura era poi collegata ad una chiesa, anche a Mazara del Vallo, uno dei più trafficati porti dell’epoca, vi era una sede (Foto 3 durante un recente episodio in cui fu anche sede dell'occupazione degli operai della Belice Ambiente, in quei giorni qualcuno ha minacciato di buttarsi dal tetto)  fatta costruire da Sancio Gravina, che affidava la sua opera spirituale alla commenda di Santa Maria delle Giummare che vantava anche di un Monastero autorizzati dal Papa Pio IV con bolla del 19 dicembre 1567.

Il palazzo della commenda dei Cavalieri venne edificato accanto alla porta del caricatore o portello, tra la foce del fiume e la via Carmine, la chiesetta accanto di San Giovanni Battista si occupava della sepoltura dei morti.
La sede edificata quasi a protezione dell’isola vista la geomorfologia del territorio, era una costruzione ad anello con cortile quadrato, il piano terra era sopraelevato come norme difensive prevedono, la decorazione merlata in alto ricorda le punte dei bracci delle croci sui mantelli dei cavalieri, a coda di rondine, una torre svettava accanto, poi abbattuta perfidamente e senza alcuna logica ragione nel 1910.
I Cavalieri di Malta non ebbero più motivo per stare nella città di confine e pian piano svuotarono gli edifici che vennero adibiti ad altro, il loro palazzo per esempio fu sede della Sottoprefettura fino all’800 quando divenne luogo degli uffici comunali.
Recentemente sono venute alla luce testimonianze di strutture murarie del IV secolo a.C. dotate di canalette per rifornire d’acqua le navi ormeggiate alla foce del fiume.
Per quanto riguarda il destino sociale e benevolo di questo ordine religioso e cavalleresco, (vogliamo lasciare questo aspetto all’attualità, in quanto lontano dall’essere misterioso e velato), sembra che stia continuando imperterrito mantenendo irremovibili i suoi secolari principi, al di là di ogni realtà deviata che sorge a causa della natura umana che corrompe associazioni e ordini più o meno cavallereschi, possiamo solo avanzare un plauso a chi si spende per il prossimo, in luoghi, epoche passate a attuali che prevedono azioni di umana e solidale bontà.

Rosa Maria Alfieri

Francesco Mezzapelle

20/12/2015

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