Manchette Tippi

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"Intercultura", il racconto della prima settimana in Costarica della studentessa mazarese Flora Foderà

Una giovane studentessa mazarese, Flora Foderà, frequentante il Liceo Classico “G.G.Adria” (indirizzo linguistico), si trova in Costarica ospite presso una famiglia di Naranjo nell’ambito del programma “Intercultura” (gestito dalla Associazione ASF) che permette a studenti mazaresi meritevoli di potere fare un’esperienza all’estero per un periodo di circa 9 mesi.

A sua volta le famiglie degli stessi studenti ospitano studenti stranieri. E’ appunto il caso della famiglia di Flora che dal settembre 2016 per nove mesi ha ospitato una ragazza di Hong Kong. Poco più di un mese fa è invece partita Flora alla volta di un Paese centroamericano, il Costarica.

Ecco di seguito una testimonianza di Flora in merito alla prima settimana trascorsa in CostaricaIl racconto di Flora è anche un’occasione per conoscere più da vicino un Paese, il Costarica, che è bellissimo (vi assicuro) sia per quanto riguarda il paesaggio sia per il calore dei suoi abitanti denominati "ticos" (nomignolo usato dagli stessi costaricani rivolto a se stessi, abbreviazione di hermanitico, che vuol appunto dire amichevole e rispettoso per tutto il mondo):

“Solo quando arrivi ti rendi conto che fanno bene a chiamarla stagione delle piogge. Beh, è esattamente una settimana che mi trovo qui, in Costa Rica, questa terra intrisa di sorprese, e ho potuto constatare come, puntualmente, ogni pomeriggio alla stessa ora l’acquazzone è pronto a coglierti, non importa chi tu sia o cosa stia facendo, diluvierà fino a farti pentire di essere uscito. Chi sta per le strade, scorge tutte quelle gocce che ai fari delle auto diventano mille aculei luminosi. C’è chi cammina con l’ombrello, più previdente, e chi no. Ma i “ticos” sono abituati a camminar sotto la pioggia, li si vede camminar tranquilli come nulla fosse. Sembra esser parte di loro ormai.
In casa diventa anche difficile sentire dato che i tetti in lamiera amplificano il forte scroscio: occorre aumentare il tono della voce e il volume della televisione.
Ma a chi non piace star su un divano, magari con una tazza di manzanilla tra le mani o star seduto buttando giù su un foglio bianco un po’ di inchiostro impregnato di pensieri, e guardando il cielo grigio che spedisce alla terra litri e litri di goccioline? Come ho letto da uno scrittore e viaggiatore francese, “La pioggia è stata inventata perché l’uomo si senta felice sotto un tetto.”
In verità, la parola ‘puntualmente’ che ho utilizzato poco prima in Costa Rica è molto difficile sentirla. Forse la pioggia è l’unica cosa puntuale qui… o anzi no, anche il bus delle 6 del mattino per andare a scuola è puntuale: quello sì che è puntuale.
Per il resto, chi ha sentito parlare della Costa Rica avrà sentito parlare sicuramente di “hora tica”, questa filosofia che scorre nel loro sangue, per cui tutto si fa con calma, senza stressarsi. Forse è stata tra le prime cose ad essermi stata spiegata: “… se dobbiamo prendere l’autobus delle 5 e alle 5 siamo ancora in casa, non importa, prenderemo quello delle 6!”. Tutto è più… come dire? Forse più leggero, più semplice, che per chi sogna una vita più rallentata questo è sicuramente il posto giusto. C’è chi si stresserebbe ancora di più venendo qui, per esempio chi è abituato ad essere divorato dalla fretta del lavoro e dalle corse quotidiane e non riesce ad andare dietro a questa lentezza, quasi forse non la sopporta. Non so voi, ma io lo adoro. Credo che andar dietro a questa routine sia una cura per la gastrite. Forse perché prendersela con calma rispecchia un po’ i parametri della Sicilia, ed in veste di siciliana devo dire che noto anche molte altre cose in comune: la gente sempre allegra, sempre con grande senso dell’umorismo, ma soprattutto il calore dell’accoglienza, della famiglia. Le frequenti riunioni di famiglia, in tanti, attorno ad un tavolo e a chiacchierare ad alta voce. Beh, in quella foto non sono nemmeno un quarto di quelli che son realmente: la mia mamma di qui ha dieci fratelli, e mio padre sette.

FloraFodera InterculturaIl mio primo giorno, non ebbi il tempo di cambiarmi la maglietta in casa perché corremmo al compleanno di un cuginetto, festa in grande all’aperto, non riesco a stimare il numero dei parenti presenti. Ma non restammo a lungo, a casa di Rosario, sorella di mia madre, festeggiavano per dare benvenuta a Raya, una ragazza Svizzera, AFS Exchange Student proprio come me, che da quel momento avrei potuto chiamare cugina.
Qui in Costa Rica tuttavia, la routine è spostata a qualche ora indietro rispetto alla normale routine italiana: per un liceale in un normale giorno scolastico, la sveglia è alle 5, colazione e via a scuola. Il pranzo nel collegio è alle 11:20, e la cena è tra le 6:30 e le 7:30. Si va a letto non più tardi delle 9.
Il mio collegio si trova a Naranjo, paese principale del mio cantone, che raggiungo con il famoso bus sopracitato delle 6, per arrivare dopo circa 55 minuti. Io vivo in Palmitos, un piccolo distretto, e la fermata sta alla fine della mia traversa, nella parte opposta della strada, proprio di fronte il cancello della nonna (eh si, abitiamo tutti molto vicini). Salgo nel bus e porgo insieme ad un buenos dìas i miei 450 còlones (che equivalgono a 60 cent), per poi sedermi insieme a mia sorella nei soliti due posti davanti. La consueta musica tipica latina da il sapore alle mattine, e il conducente che ammiro per la sua praticità e memoria stupefacente ricorda il viso di ogni studente che valica la portiera, ricorda chi è esonerato al pagamento e chi invece deve pagare, ogni singolo punto in cui deve fermarsi. Forse son io che mi meraviglio troppo, forse perché non avevo mai abitudinariamente preso l’autobus perché non c’è un autobus di linea nella mia città. Passiamo tra i distretti, tra la natura incontaminata, in quella strada che erge tra la parete di una montagna e la vallata che ci offre il panorama di un verde gagliardo, rigoglioso.
Pian piano il bus, che era quasi vuoto, raccoglie per le strade tutti quei ragazzini dai pantaloni o gonna verde mirto con la camicetta a maniche corte color caffè. L’autobus si riempie di alunni del bilingue fino a non esserci più posti a sedere, il corridoio del bus è pieno di ragazzi in piedi; alle 7:42 passiamo dalla villetta di Naranjo: manca poco, qualche incrocio e qualche altra curva.
Arrivando a scuola si entra nell’ambiente studentesco, un’onda di ragazzi in uniforme animano il grande cortile.
Questa scuola trovo che sia davvero meravigliosa: è costituita dal cortile, e l’ambiente è principalmente all’aperto; oltrepassando il cancello a sinistra sta la portineria, a destra la segreteria e la presidenza. Proseguendo per questo grande corridoio a cielo aperto si apre il grande cortile, alla sinistra sta una rampa che porta alla mensa, alla sinistra vi stanno i corridoi limitati dalle aule da un lato, dal verde dall’altro lato e una tettoia in lamiera sopra. Anche nelle aule i tetti sono in lamiera ma solo esteriormente. Ci sono le aule per ogni materia e per ogni lezione le classi si spostano in base alla materia.
Le lezioni sono di 40 minuti, ed ogni due lezioni c’è una ricreazione, ognuna con un tempo che varia dai cinque ai quindici minuti, mentre il pranzo comprende una pausa di 40 minuti. Dal lunedì al mercoledì le lezioni terminano alle 16:20, mentre il giovedì e venerdì alle 14:50.
Penso che la scuola mi farà apprendere moltissimo, la dimestichezza con la lingua l’acquisterò soprattutto lì e le amicizie sbocceranno tra quei banchetti singoli. Non vedo l’ora di conoscere ancora meglio tutto questo.
Beh credo che non ho ancora dedicato uno spazio alla cosa più importante, a ciò che mi farà da guida durante tutta questa avventura, alla mia roccia perché punto di appoggio e alla mia stella polare perché punto di riferimento; ma come si dice nel mio paese e come ho insegnato alla mia mamma, dulcis in fundo, il dolce alla fine del pranzo, il meglio va sempre in conclusione.
La famiglia ospitante appare ai miei occhi come persone che solo muniti di buona volontà e amore offrono ad un adolescente dell’altra parte del globo non semplicemente un’occasione… ma molto di più.
La mia famiglia ospitante mi sta offrendo l’occasione della mia vita, l’occasione di crescere e di intraprendere un’altra vita, di conoscere un mondo totalmente nuovo.
La mia famiglia ospitante mi ha fatto sentire a casa dal primo momento che ci incontrammo, dal primo abbraccio. Il primo abbraccio con la famiglia ospitante è qualcosa di indescrivibile. Loro sono le persone che staranno con me per i prossimi sei mesi e che fino a quel momento avevo conosciuto soltanto in maniera virtuale, e ti trovi lì, ad abbracciare persone mai viste dal vivo, ma che sanno trasmetterti quella sensazione di conoscerti da sempre e la capacità di affidarti a loro come se fosse la tua vera famiglia.
Non c’è modo di ringraziarla; so che condivideremo esperienze troppo difficili da cancellare.
L’occasione della mia vita è qui davanti a me; non ho aspettative, ma tanta, tanta voglia di mettermi in gioco, crescere ed esplorare nuovi orizzonti! Flora"

(in foto n.1 alcuni momenti di Flora in Costarica; in foto n.2 il benvenuto della sua famiglia costaricana)

Francesco Mezzapelle

21-09-2017 9,00

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